domenica 4 marzo 2012

IL POSTO GIUSTO


Mi sistemo in una poltrona per la meditazione.
Un’abitudine che mi aiuta a vedere, a capire, a mettermi nel binario per far partire la mia giornata.
Dopo aver letto un brano di una maestra dello spirito su come saper perdere, per amore degli altri, le proprie convinzioni, mi stavo concentrando per fare silenzio in me e cercare di capire come applicare l'insegnamento.
Guardavo a terra senza pensieri quando mi distrae, allo zoccolo della poltrona, un ragno che sta cercando di fissare un capo della sua tela. Osservo la perfezione del suo lavoro, la maestria, la rapidità. Un lavoro perfetto... solo che non è al posto giusto.
Mi sono visto come quel ragno: quante volte fisso la mia tela nel posto sbagliato!
Quante convinzioni sono per me dei punti fermi per difendere un principio, un’idea.
Quante parole buttate per agganciarmi su sostegni fragili, quanti investimenti di energia su cose senza valore. 
Ciò che ieri è stato un punto fermo, non è sicuro che lo sia oggi.
Il ragno, con il suo errore, mi svela che ogni rete va tesa al posto giusto e che non bisogna mai fidarsi di ciò che sembra grande e possente… come una poltrona.
"Non commettere il mio errore!"
La giornata è stata poi di una freschezza non prevista.

Foto mia: Budapest

giovedì 1 marzo 2012

L'essenziale è invisibile agli occhi


…quanto è vero; "la tua felicità è la mia vera gioia" ma in questo momento il mio diciassettenne ribelle non può capire o… non vuole comprendere! 
Le tue parole, Tanino, mi fanno riflettere, mi danno forza per cercare la presenza del mio regista invisibile nella quotidianità.
Grazie a te per i tuoi splendidi appunti e grazie a tutti coloro che partecipano al tuo blog. Claudia

Quando ho letto questo commento lasciato da Claudia, che pubblico qui perché c’è un grazie per tutti gli amici del blog, mi è venuto in mente un brano de Il Piccolo Principe, di A. De Saint-Exupéry. Ne trascrivo soltanto un breve tratto che mi sembra dica, in forma altamente poetica, cosa significhi amare qualcuno. Tutti abbiamo dei prossimi da amare, da “addomesticare” direbbe Saint-Exupéry. 
Mentre amiamo veniamo amati. Questo è un rapporto compiuto.
Grazie, Claudia! 
Tanino    


"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripeté il piccolo principe per ricordarselo.


Foto mia

martedì 28 febbraio 2012

La tua felicità è la mia vera gioia

Ho ricevuto degli echi alla favoletta “Si chiamava Mamo ed era un ramo”.
Il mondo della favola l’ho scoperto in Ungheria.
Molti scrittori ungheresi, nel periodo del regime comunista, scrivevano favole.
Ho frequentato un antico ristorante dove, una sera della settimana, una ventina di loro si incontravano.
Erano momenti di scambio di vedute, di commenti a qualche libro appena uscito. C’era pure la cena e allegre bevute di birra.
Io ero invitato soltanto perché avevo tradotto in italiano una favola di uno di loro.
Uno scrittore straordinario che prima o poi vi farò conoscere. Era un capobanda. È capitato più di una volta che se c’era aria tesa o qualche disputa accesa, lui alzando la voce diceva: “Sapete cosa mi detto questo sporco capitalista (riferendosi a me) che in Italia gli scrittori… E ne inventava una grossa. E tutti mi guardavano per saperne di più dimenticandosi la rissa.
Come traduttore ero incensato. Tanti si sarebbero aspettati che traducessi una loro opera e intanto mi mandavano le loro favole. Ma il vero dono è stato l’amicizia che si è creata.
Quel tempo per me è stato una scuola. Ognuno mi ha dato qualcosa, mi ha insegnato qualcosa.
Quindi se la favola recentemente pubblicata ha avuto effetti, questo lo devo agli scrittori ungheresi.
Stamattina un’anziana signora mi ringraziava per la favola di Mamo perché, diceva: “Con questa favola lei ha mostrato come si possa vincere l’orgoglio”.
Un altro mi scrive: “Mio figlio è un pigrone nella lettura, allora le favole gliele leggo io. Alla tua favola è rimasto in silenzio. Poi mi ha chiesto perché il ramo si è lasciato bruciare. Non ho risposto perché attendevo quello che lui voleva dirmi. Quasi balbettando mi fa: tu e mamma siete come quel ramo. Siete felici se sono felice. Vi basta la mia felicità. E mi ha abbracciato. Di più non avrebbe potuto dirmi!”
Cari amici del blog, sono grato a questo “luogo” che ci permette non solo di comunicare ma di crescere insieme.

Foto mia

domenica 26 febbraio 2012

Se manca la pace...

Se manca la pace 
è perché abbiamo dimenticato 
che apparteniamo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta 



  Foto mia

giovedì 23 febbraio 2012

Si chiamava MAMO ed era un ramo

Al centro del giardino c’era un grande albero abitato da mille uccelli e altri mille venivano lì per giocare ed esercitarsi a volare. Un giorno, Mamo, il ramo più forte, invidioso degli uccelli che volavano dove volevano e stanco di essere solleticato dalle loro zampe, pensò di cambiare vita.
Chiese a un picchio di fare tanti buchi alla sua base in modo da staccarsi dal tronco e, quando fu a terra, chiese a due aquile di portarlo lontano lontano. Il papà Tronco sentì il dolore del distacco e pianse tanto. La mamma Chioma pensò di non essere più capace di proteggere i suoi rami e si sentì inutile e disperata per aver perduto il ramo più bello. Neppure gli altri rami fratelli riuscirono a trattenerlo.
Mamo, dalla punta di una roccia, osservava il mare e cominciò a sognare: «Come sarebbe bello essere un aquilone! No, meglio essere il remo di una barca per solcare il mare, oppure l’asta di una bandiera, così tutti mi applaudiranno. Oppure una freccia avvelenata per colpire il nemico ed entrare da eroe dei libri di storia, oppure…».
Dopo un po’ sentì le forze mancargli. Una grande voglia di dormire cresceva dentro di lui. E si addormentò profondamente assieme ai grandi sogni. Il sole fece ingiallire le sue foglie e Mamo non si accorse che il vento lo girava di qua e di là fino a buttarlo in mare. Galleggiò sull’acqua, ma aveva poche forze per vedere dove andava. Quando il mare agitato lo scaraventò sulla spiaggia, la botta fu forte, ma lui continuò a dormire.
Un giorno si svegliò al solletico di alcuni bambini che lo coccolavano felici di aver trovato legno da bruciare. Il ramo non voleva fare una brutta fine e pianse, e pianse. I bambini dissero che la loro mamma era malata e non avevano niente per riscaldare il latte. Mamo raccolse tutte le forze e disse di sì.
Sotto il pentolino del latte divenne fuoco e cominciò a scoppiettare di una gioia sconosciuta. Poi, guardando gli occhi della mamma che aveva bevuto il latte, si sentì libero e felice. 


Foto mia
Ho pubblicato questa favola su:
http://www.cittanuova.it/contenuto.php?idContenuto=333364&TipoContenuto=articolo&idSito=1

mercoledì 22 febbraio 2012

Se cominci tu...


Prova ad amare chi ti sfiora nel momento presente della vita 
e scoprirai nell'animo tuo nuovi germogli di forze non conosciute prima:
esse daranno sapore alla tua vita e risponderanno ai tuoi mille perché.
                                                             Chiara Lubich
Foto mia

 

lunedì 20 febbraio 2012

Chi c'è dietro la maschera?



Tante volte ho pensato che il carnevale sia l’unico giorno 
in cui si depongono le maschere,
Chi si maschera "esce" dalla maschera 
per rivelare il personaggio che vorrebbe essere.
Ormai il suo sogno non è segreto!
E i clown?
Quelli non hanno maschera: 
risplendono nella gioia degli altri.

Foto di Maurizio Mosconi