mercoledì 12 gennaio 2022

David Sassoli

L'11 gennaio scorso ha concluso il suo "viaggio" nel tempo il giornalista e politico David Sassoli.

Il cordoglio sincero e unanime prevale sui complotti e i deliri di chi interpreta ogni evento con occhiali propri ed anche devianti. 

Cosa rimane di un uomo così amato e stimato?

Rimane non soltanto un ricordo positivo ma una forza costruttiva che diventa esempio di vita.

Il suo volto, noto come giornalista televisivo, caratterizzato da serietà e fedeltà, è stato sempre elemento di partecipazione diretta ad ogni evento storico soprattutto come presidente del Parlamento europeo. 

Qui accanto un'immagine tratta dall'ultima sua apparizione in cui comunica la sua malattia. 

In casi come questo, il cordoglio significa gratitudine e, come in ogni storia vera, il bene prevale sempre, in ogni caso. 

Grazie, David!
 

martedì 11 gennaio 2022

La tradizione


Cos'è la tradizione? È il progresso che è stato fatto ieri, come il progresso che noi dobbiamo fare oggi costituirà la tradizione di domani.

                                                                                     Papa Giovanni XXIII

venerdì 31 dicembre 2021

Parola di Vita - gennaio 2022

  «In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo» (Mt 2, 1 e Mt 2,2)

Queste parole, riportate solamente dal vangelo di Matteo, vengono pronunciate da alcuni “sapienti”, giunti da lontano per una visita piuttosto misteriosa al bambino Gesù. Sono un piccolo gruppo, che affronta un lungo cammino dietro ad una piccola luce, alla ricerca di una Luce più grande, universale: il Re già nato e presente nel mondo. Di essi non si sa altro, ma questo episodio è ricco di spunti per la riflessione e la vita cristiana. Quest’anno, è stato scelto e proposto dai cristiani del Medio Oriente per celebrare la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Un’occasione preziosa per rimetterci in cammino insieme, aperti all’accoglienza reciproca, ma soprattutto al disegno di Dio di essere testimoni del suo amore per ogni persona e popolo della terra.

“In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”.

Così scrivono i cristiani del Medio Oriente nel documento che accompagna le proposte per questa Settimana di preghiera: «[...] la stella apparsa nel cielo della Giudea costituisce un segno di speranza lungamente atteso, che conduce i Magi e in essi, in realtà, tutti i popoli della terra, nel luogo in cui si manifesta il vero Re e Salvatore. La stella è un dono, un segno della presenza amorevole di Dio per tutta l’umanità. [...] I Magi ci rivelano l’unità di tutti i popoli voluta da Dio. Viaggiano da paesi lontani e rappresentano culture diverse, eppure sono tutti spinti dal desiderio di vedere e di conoscere il Re appena nato; essi si radunano insieme nella grotta di Betlemme, per onorarlo e offrire i loro doni. I cristiani sono chiamati ad essere un segno nel mondo dell’unità che Egli desidera per il mondo. Sebbene appartenenti a culture, razze e lingue diverse, i cristiani condividono una comune ricerca di Cristo e un comune desiderio di adorarlo. La missione dei cristiani, dunque, è quella di essere un segno, come la stella, per guidare l’umanità assetata di Dio e condurla a Cristo, e per essere strumento di Dio per realizzare l’unità di tutte le genti». La stella che risplende per i Magi è per tutti, accesa prima di tutto nella profondità della coscienza che si lascia illuminare dall’amore. Tutti possiamo aguzzare lo sguardo per scorgerla, metterci in cammino per seguirla e raggiungere la meta dell’incontro con Dio e con i fratelli nella nostra vita quotidiana, per condividere con tutti le nostre ricchezze.

“In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”.

Onorare Dio è fondamentale per riconoscerci davanti a Lui così come siamo: piccoli, fragili, sempre bisognosi di perdono e misericordia, e per questo sinceramente disposti allo stesso atteggiamento verso gli altri. Questo onore, dovuto solo a Dio, si esprime pienamente nell’adorazione. Possiamo farci aiutare da queste parole di Chiara Lubich: «[...] che cosa significa "adorare" Dio? E' un atteggiamento che va diretto solo a Lui. Adorare significa dire a Dio: "Tu sei tutto", cioè: "Sei quello che sei"; ed io ho il privilegio immenso della vita per riconoscerlo, [...] significa anche [...]: "Io sono nulla". E non dirlo solo a parole. Per adorare Dio occorre annientare noi stessi e far trionfare Lui in noi e nel mondo. [...] Ma la via più sicura per giungere alla proclamazione esistenziale del nulla di noi e del tutto di Dio è tutta positiva. Per annientare i nostri pensieri non abbiamo che da pensare a Dio ed avere i suoi pensieri che ci sono rivelati nel Vangelo. Per annientare la nostra volontà non abbiamo che da compiere la sua volontà che ci viene indicata nel momento presente. Per annientare i nostri affetti disordinati basta aver in cuore l'amore verso di Lui ed amare i nostri prossimi condividendone le ansie, le pene, i problemi, le gioie. Se siamo "amore" sempre, noi, senza che ce ne accorgiamo, siamo per noi stessi nulla. E perché viviamo il nostro nulla, affermiamo con la vita la superiorità di Dio, il suo essere tutto, aprendoci alla vera adorazione di Dio».

“In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”.

Possiamo fare nostre le conclusioni dei cristiani del Medio Oriente: «Dopo aver incontrato il Salvatore e averlo adorato insieme, i Magi, avvertiti in sogno, fanno ritorno nei loro paesi per un’altra strada. Allo stesso modo, la comunione che condividiamo nella preghiera comune deve ispirarci a fare ritorno alle nostre vite, alle nostre chiese e al mondo intero attraverso strade nuove. [...] Porsi a servizio del Vangelo richiede oggi l’impegno a difendere la dignità umana, soprattutto dei più poveri, dei più deboli e degli emarginati. [...] La strada nuova per le chiese è la via dell’unità visibile che perseguiamo con sacrificio, coraggio, audacia così che, giorno dopo giorno, “Dio regnerà effettivamente in tutti (1 Cor 15, 28)».

Letizia Magri

  Cfr. C. Lubich, Parola di Vita febbraio 2005, in eadem, Città Nuova, Roma 2017, pp. 742-744.

  


mercoledì 29 dicembre 2021

Un giardino di ... gioia






Mi scrive 
Céline R. dall'Australia:


A Richmond passavamo spesso davanti a una striscia di terra totalmente trascurata che era diventata una discarica di rifiuti. Mi chiedevo perché la gente non facesse niente. Il figlio più giovane mi suggerì: “Mamma, inizia tu”. Il terreno non era facile da lavorare e poi a chi apparteneva? Sean ha fatto delle ricerche e ha scoperto che appartiene all'ospedale di Epworth.

Sono andata avanti tranquillamente zappando, concimando ed ho preparato le buche per mettere le piante. Oltre a trasformare la terra, questa attività di giardinaggio ha avuto un grande effetto anche sui vicini. Una signora molto elegante, dopo avermi chiesto cosa stessi facendo, ha detto che aveva tante piante a casa sua e me le ha portate. Poi un giovane chef mi ha chiesto di piantare dei nasturzi per lui, spiegandomi che gli servivano per la cucina. "I nasturzi hanno un buon sapore e sono belli sul piatto." 

La parte più difficile per me era il trasporto dell’acqua da casa mia. Due vicini hanno risolto questo problema: hanno iniziato ad annaffiarlo. Con il loro contributo abbiamo trasformato un appezzamento di oltre 20 metri di terreno trascurato, pietroso, in un giardino e piacevole luogo di incontro.

venerdì 24 dicembre 2021

È Natale!

Il Verbo si è fatto uomo ed ha acceso l’amore sulla terra.

È Natale!

E vorremmo che questo giorno non tramontasse mai.

Insegnaci, Signore, come perpetuare la tua presenza tra gli uomini.

È Natale!

Che il Tuo amore acceso sulla terra bruci i nostri cuori e ci amiamo come tu vuoi!

Allora sarai tra noi.

E ogni giorno, se ci amiamo, può essere Natale.

 

Chiara Lubich

Da E torna Natale, Città Nuova Editrice 2007, pp. 78/79

Presepe mio con una scultura del Centro Ave, Loppiano. 

giovedì 16 dicembre 2021

Per capire le Scritture


 Il posto è mio! 

Ero andato in chiesa per la messa e mi sono seduto su un posto distanziato dagli altri. Poi qualcuno mi diede un colpetto alla spalla: “Questo è il mio posto!”. Gli ho sorriso, anche se il tono della sua voce era di uno che aveva subito un grave torto. Mi sono seduto in altro banco con dentro un certo sgomento per quel comportamento, ma contento di aver reagito senza ribattere e senza chiedere spiegazioni. 

Nel mio pregare il primo pensiero fu rivolto a chi aveva richiesto il “suo” posto. Forse per questo stato interiore, il fatto è che le letture della liturgia del giorno mi sono apparse più chiare, come se essere in uno stato di amore e donazione, sia l’unica condizione “per entrare” nelle Scritture, per comprenderle nella loro sostanza. Da quel giorno quel fatto è diventato un suggerimento: essere nell’amore per comprendere il senso del Vangelo. 

lunedì 13 dicembre 2021

Natale - eterno ricominciare

In prossimità dell’Avvento, la liturgia ha proposto una pagina di Matteo che forse mai, come in questi tempi, è pregna di puntuale significato: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte” (Mt 24, 29)”. 

La rete dell’informazione ci fa conoscere i gravissimi effetti dei disastri ambientali, le tante guerre che feriscono e annientano la dignità di popoli, le dolorose migrazioni e le varie Apocalissi annunciate da improvvisati interpreti della storia. Finisce la vita?

Papa Francesco, nella Pentecoste del ‘20, con la dura esperienza dei danni della pandemia, ha affermato che “Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla chiudendoci in noi stessi”. E, giorni prima, a degli studenti aveva chiarito: "Sarete futuro se sarete il presente. (…) Voi siete il presente perché portate vita nuova".

La vita nuova cui accenna il Papa è nella stessa pagina di Matteo: “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.” (Mt 24, 32).

La vita non si ferma.

Chiara Lubich, a Marco Tecilla, il primo che ha chiesto di voler vivere come lei e le focolarine, lo avvertì: “Ricordati Marco, che la nostra vita è un eterno ricominciare”. 

Il ricordo della nascita di Gesù, nella sua innocente bellezza di nuovo inizio, ci annuncia che l’inverno è l’attesa della primavera e ogni primavera ci prepara ad un Natale che sta davanti a noi, non dietro di noi, secondo la visione di San Giovanni Paolo II. 


Editoriale rivista Città Nuova, dicembre 2021.

Foto presepe mio

mercoledì 1 dicembre 2021

Parola di Vita - dicembre 2021

«E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1, 45).

Anche questo mese la Parola di vita ci propone una beatitudine. È il saluto gioioso e ispirato di una donna, Elisabetta, ad un’altra donna, Maria, che è andata da lei per aiutarla. Sì, perché entrambe sono in attesa di un figlio ed entrambe, profondamente credenti, hanno accolto la Parola di Dio e ne hanno sperimentato la potenza generatrice nella propria piccolezza.

Maria è la prima beata del vangelo di Luca, colei che sperimenta la gioia dell’intimità con Dio. Con questa beatitudine, l’evangelista introduce la riflessione sul rapporto tra la Parola di Dio annunciata e la fede accogliente, tra l’iniziativa di Dio e l’adesione libera della persona.

«E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Maria è la vera credente nella “promessa fatta ad Abramo e alla sua discendenza per sempre” (1). È talmente vuota di sé, umile e aperta all’ascolto della Parola, che lo stesso Verbo di Dio può farsi carne nel suo seno ed entrare nella storia dell’umanità.

Nessuno potrà sperimentare la maternità verginale di Maria, ma tutti possiamo imitare la sua fiducia nell’amore di Dio. Se accolta con il cuore aperto, la Parola con le sue promesse può incarnarsi anche in noi e rendere feconda la nostra vita di cittadini, padri e madri, studenti, lavoratori e politici, giovani e anziani, sani e malati.

E se la nostra fede è incerta, come è stato per Zaccaria (2)? Continuiamo ad affidarci alla misericordia di Dio. Egli non smetterà di cercarci, finché anche noi riscopriremo la sua fedeltà e lo benediremo.

«E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Tra le stesse colline della Terra Santa, in tempi molto più vicini a noi, un’altra madre profondamente credente, insegnava ai suoi bambini l’arte del perdono e del dialogo imparata alla scuola del vangelo. Racconta Margaret: «A noi figli, offesi da alcune espressioni di rifiuto da parte di altri bambini, vicini di casa, la mamma disse: “Invitate questi bambini a casa nostra”; lei stessa diede loro del pane appena cotto in casa, perché lo portassero alle loro famiglie. Da allora abbiamo costruito rapporti di amicizia con quelle persone» (3). Un piccolo segno profetico, in una terra culla di civiltà e icona della sofferenza dell’umanità, alla ricerca della pace e della fratellanza.

Anche Chiara Lubich ci sostiene in questa fede coraggiosa: «Maria, dopo Gesù, è colei che meglio e più perfettamente ha saputo dire “sì” a Dio. È soprattutto questa la sua santità e la sua grandezza. E se Gesù è il Verbo, la Parola incarnata, Maria, per la sua fede nella Parola è la Parola vissuta, ma creatura come noi, uguale a noi. […] Credere dunque, con Maria, che si realizzeranno tutte le promesse contenute nella Parola di Gesù e affrontare, come Maria, se occorre, il rischio dell’assurdo che alle volte la sua Parola comporta. Grandi e piccole cose, ma sempre meravigliose, accadono a chi crede nella Parola. Si potrebbero riempire dei libri con i fatti che lo provano. […] Quando, nella vita di tutti i giorni, nella lettura delle Sacre Scritture ci incontreremo con la Parola di Dio, apriamo il nostro cuore all’ascolto, con la fede che ciò che Gesù ci chiede e promette si avvererà. Non tarderemo a scoprire […] che Egli mantiene le sue promesse» (4).

«E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

In questo tempo di preparazione al Natale, ricordiamo la sorprendente promessa di Gesù di rendersi presente tra quanti accolgono e vivono il comandamento dell’amore reciproco: “Dove due o tre sono uniti nel mio nome – cioè appunto nell’amore evangelico – io sono in mezzo a loro”5. Fiduciosi in questa promessa, facciamo rinascere Gesù ancora oggi, nelle nostre case e nelle nostre strade, attraverso l’accoglienza reciproca, l’ascolto profondo dell’altro, l’abbraccio fraterno, come quello tra Maria ed Elisabetta.

Letizia Magri

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1 Cf. Lc 1, 55.
2 Cf. Lc 1, 5-22; 67-79.
3 Cf. Intervista a M. Karram, a cura di A. Nicosia, Cittanuovatv, 5 febbraio 2021.
4 C. Lubich, Parola di Vita agosto 1999, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 611-612.
5 Cf. Mt 18,20.

 

 

sabato 20 novembre 2021

Ogni lavoro


 … ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore; e quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con Dio.

Da Il Profeta di Khalil Gibran (1883-1931), poeta e aforista libanese naturalizzato statunitense

 

martedì 16 novembre 2021

Il dolore di oggi speranza di domani



Alla recente V Giornata dei poveri, papa Francesco ha dato una visione del futuro portandoci nel cuore dello "stile di Dio" che è vicinanza compassione e tenerezza. 

Riprendendo un motto di don Tonino Bello, il vescovo dei poveri, e cioè di organizzare la speranza, diceva: "se tu non vai avanti risanando i dolori di oggi difficilmente avrai la speranza di domani".