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martedì 3 gennaio 2023

Il dio che mancava (Pessoa)


Egli è l’Eterno Bambino, il dio che mancava. 

Egli è l’umano che è naturale, 

egli è il divino che sorride e gioca. 

È per questo che io so con assoluta certezza  

che egli è il vero Gesù Bambino.

Fernando Pessoa

domenica 18 dicembre 2022

Er Presepio

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

                                                                                                          Trilussa        

sabato 16 luglio 2022

Tutto deve ancora avvenire


 Tutto deve ancora avvenire

nella pienezza:

storia è profezia

sempre imperfetta.

 

Guerra è appena il male in superficie

il grande Male è prima,

 

il grande Male

è Amore-del-nulla.


David Maria Turoldo

domenica 19 giugno 2022

La fede


Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me persi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nu' la sai,
ti ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima dove c'è la Croce... -
Io risposi: - Sarà... ma trovo strano
Che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! - Era la fede.

 

Trilussa (1871-1950), scrittore e giornalista italiano (la poesia nell’originale romanesco)

mercoledì 9 marzo 2022

Possa tu...


Possa tu riconoscere nella tua vita la presenza, la potenza e la luce della tua anima.

Possa tu renderti conto che non sei mai solo,

Che la tua anima nella sua luminosità e appartenenza

ti connette intimamente con il ritmo dell'universo.

Possa tu avere rispetto per la tua individualità e differenza.

Possa tu renderti conto che la forma della tua anima è unica,

che hai un destino speciale qui,

Quello dietro la facciata della tua vita

sta accadendo qualcosa di bello, buono ed eterno.

Possa tu imparare a vederti con la stessa gioia, orgoglio,

e l'attesa con cui Dio ti vede in ogni momento.

 

John O'Donohue (1956-2008), sacerdote, poeta e filosofo irlandese 

sabato 5 marzo 2022

Mi hai fatto senza fine (Tagore)


Nei giorni della guerra mi è capitata tra le mani questa poesia di Tagore che, leggendola, si è trasformata in preghiera. 
Forse mai, come in questa stagione di mali planetari, il senso della preghiera finisce di essere richiesta ed entra nella sfera del mistero profondo della vita: lotta tra bene e male. 

Mi hai fatto senza fine

Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà.
Questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.
Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.
Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in una gioia senza confini
e canta melodie ineffabili.
Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare,
e ancora c’è spazio da riempire.


Rabindranath Tagore (1861-1941), poeta, drammaturgo e scrittore bengalese.

 


venerdì 30 ottobre 2020

Tramonto (Ungaretti)


 Tramonto

 

Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore

 

Giuseppe Ungaretti (1888-1970), poeta e accademico italiano

sabato 29 agosto 2020

Er compagno scompagno (Trilussa)

Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d’arivà in un posto,
se stava lavoranno un pollo arosto
ne la cucina d’un capitalista.
Quanno da un finestrino su per aria
s’affacciò un antro Gatto: – Amico mio,
pensa – je disse – che ce sò pur’io
ch’appartengo a la classe proletaria!
Io che conosco bene l’idee tue
sò certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me… Semo compagni!
– No, no: – rispose er Gatto senza core –
io nun divido gnente cò nessuno:
fo er socialista quanno sto a digiuno,
ma quanno magno sò conservatore!
Trilussa

lunedì 17 agosto 2020

All'ombra (Trilussa)


Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale! -
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! -

Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de poté dì le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

                                         Trilussa

lunedì 10 agosto 2020

10 agosto (Pascoli)

Non è la prima volta che questa data mi riporti a una poesia di Pascoli. 
Indimenticabile perché legata alla tragedia del papà di Pascoli. 
Incancellabile perché ciò che aiuta a riflettere rimane come sentiero ormai tracciato, per sempre. 

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d'un pianto di stelle lo innondi
quest'atomo opaco del Male!


Giovanni Pascoli (1855-1912), poeta, accademico e critico letterario italiano.


mercoledì 29 luglio 2020

Avarizia (Trilussa)

Ho conosciuto un vecchio ricco, ma avaro: 
avaro a un punto tale che guarda i soldi nello specchio 
per veder raddoppiato il capitale. 
Allora dice: – Quelli li do via perché ci faccio la beneficenza; 
ma questi me li tengo per prudenza… – 
E li ripone nella scrivania.

Trilussa (1871-1950), poeta e giornalista italiano 

sabato 18 luglio 2020

La tartaruga (Trilussa)

Mentre una notte se n’annava a spasso, 
la vecchia tartaruga fece er passo più lungo 
de la gamba e cascò giù 
cò la casa vortata sottoinsù. 
Un rospo je strillò: “Scema che sei! 
Queste sò scappatelle che costeno la pelle… 
– lo sò rispose lei – ma prima de morì, 
vedo le stelle.

Trilussa (1871-1950), poeta, scrittore e giornalista italiano

giovedì 16 luglio 2020

Maria (Alda Merini)


Ella era di media statura e di straordinaria bellezza, le sue movenze erano quelle di una danzatrice al cospetto del sole.
La sua verginità era così materna che tutti i figli del mondo avrebbero voluto confluire nelle sue braccia.
Era aulente come una preghiera, provvida come una matrona, era silenzio, preghiera e voce.
Ed era così casta e ombra, ed era così ombra e luce, che su di lei si alternavano tutti gli equinozi di primavera.
Se alzava le mani le sue dita diventavano uccelli, se muoveva i suoi piedi di grazia la terra diventava sorgiva.
Se cantava tutte le creature del mondo facevano silenzio per udire la sua voce.
Ma sapeva essere anche solennemente muta.
I suoi occhi nati per la carità, esenti da qualsiasi stanchezza, non si chiudevano mai, né giorno né notte, perché non voleva perdere di vista il suo Dio.
Alda Merini

martedì 14 aprile 2020

La risurrezione qui e ora

Voi chiedete
com’è 
la risurrezione dei morti? 
​​​Io non lo so
voi chiedete
quand’è 
la risurrezione dei morti? 
​​​Io non lo so
voi chiedete
c’è
una risurrezione dei morti?
​​​Io non lo so
io so
soltanto 
quello che voi non chiedete:
​​​la risurrezione di coloro che amano
io so
soltanto
a che cosa Egli ci chiama:
​​​alla risurrezione qui e ora. 

Kurt Marti (1921-2017), religioso e poeta svizzero.

sabato 11 aprile 2020

Ho conosciuto il silenzio


Ho conosciuto il silenzio. 

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio.
Il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza,
e chiedo per le cose profonde a che serve il linguaggio.
Un animale nei campi geme una o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli;
noi siamo senza voce di fronte alla realtà.
Noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti la drogheria
Come hai perduto la gamba?
e il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice
Me l’ha mangiata un orso.
E il ragazzo stupisce,
mentre il vecchio soldato, muto,
rivive come in sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e sè stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto.
Ma se sapesse descrivere ogni cosa sarebbe un artista,
ma se fosse un artista
vi sarebbero ferite più profonde
che non saprebbe descrivere.
C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
e il silenzio di un’amicizia avvelenata.
C’è il silenzio di una crisi spirituale
attraverso la quale l’anima, sottilmente tormentata,
giunge con visioni inesprimibili
in un regno di vita più alta,
e il silenzio degli dèi che si capiscono senza parlare.
C’è il silenzio della sconfitta
c’è il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente, la cui mano stringe subitamente la vostra.
C’è il silenzio tra padre e figlio,
quando il padre non sa spiegare la sua vita, sebbene in tal modo
non trovi giustizia.
C’è il silenzio che interviene fra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
e il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti.
C’è il silenzio di Lincoln, che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna d’Arco
che dice tra le fiamme
Gesù benedetto
rivelando in due parole ogni dolore, ogni speranza.
C’è il silenzio dei vecchi,
troppo carichi di saggezza
perché la lingua possa esprimerla
in parole intelligibili
a coloro che non hanno vissuto la grande parabola della vita.
E c’è il silenzio dei morti.
Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze,
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Quando li avremo raggiunti
il loro silenzio avrà spiegazione.


Edgar Lee Masters (1868-1950), poeta statunitense.

mercoledì 8 aprile 2020

Regala ciò che non hai - Alessandro Manzoni


A un amico, che sta passando un momento difficile, ho trascritto questa poesia di Alessandro Manzoni, che avevo già pubblicato sul blog. 
Mi ha risposto dicendomi la sua gratitudine. 
Rileggendo la poesia mi pare che sia l'atteggiamento vincente in questi tempi di scoraggiamento e disorientamento. 



Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
"Ecco, quello che non ho te lo dono".
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l'avrai regalata agli altri.

Alessandro Manzoni

sabato 23 marzo 2019

E farsi solo fiamma (B. Marin)

Bruciare! Bruciare! E farsi solo fiamma

che illumina la notte delle stelle:
la cenere non conta senza quelle,
sentirsi ramo è povera illusione.

Tutto il mondo è un fuoco

che crea e dissolve i soli e le galassie,
la fiamma sola genera le grazie
e le frescure e i fiori d’ogni luogo.

Non temere di bruciare e consumarti,

di sparire nei silenzi dell’Eterno,
che la gloria di Dio si faccia inferno
quando l’albe s’annuncian delicate.



Biagio Marin (1891-1985), poeta e scrittore italiano.

mercoledì 13 marzo 2019

Lo steddazzu (Cesare Pavese)


Cesare Pavese (1908-1950), scrittore poeta e traduttore italiano, era stato mandato al confino di Brancaleone Calabro perché coinvolto in attività antifasciste. Tra il 9 e 12 gennaio 1936 scrisse questa amara riflessione. Il grassetto è mio. 

Lo steddazzu

L’uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov’è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest’è l’ora in cui nulla
può accadere.Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquìo.
L’uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno
in cui nulla accadrà.Non c’è cosa più amara
che l’inutilità.Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall’alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l’uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov’è un letto di neve. La lentezza dell’ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.



Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l’alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l’ultima stella si spegne nel cielo,
l’uomo adagio prepara la pipa e l’accende.

Foto da web