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sabato 18 gennaio 2025

Agrigento capitale italiana della cultura

 


Da Budapest, dove ora mi trovo, ho seguito la cerimonia di apertura di "Agrigento capitale italiana della cultura". 

Cosa può dire un giurgintanu (agrigentino) figlio di quella terra? Ho girato molti paesi e sempre ho avuto come termine di paragone la mia amatissima Giurgenti con i suoi ardenti colori, con i suoi inconfondibili odori, con lo spazio aperto all'infinito... Ricordo che da bambino, quando mi è capitato di andare in altre città, mi chiedevo dove fossero i templi. Sì, perché per me i templi facevano parte integrante della città, di ogni città...

Quando poi al liceo classico "Empedocle" scoprivo che certe parole che usavo avevano origine nel greco, provavo la stessa sorpresa di quando nelle scuole medie, studiando francese, mi meravigliavo di incontrare parole che usava mia nonna, o che certe consonanti, inesistenti nella lingua italiana, erano arabe e che i cognomi erano spagnoli. 

Stamattina i vari relatori ricordavano non solo Empedocle del tempo che la città irradiava la cultura greca, ma anche i più recenti Sciascia, Pirandello e Camilleri. Se Pirandello e Sciascia, da angoli diversi hanno descritto il carattere degli agrigentini, Camilleri ha saputo usare una super-lingua che è memoria greca, spagnola, araba... 

Il presidente Sergio Mattarella diceva che essere fedeli alla propria storia significa costruire il futuro e legava a questo futuro la responsabilità di tutti. Anche io mi sento investito da tale accorato suggerimento carico di speranza. 

Guardando i bambini che sventolavano bandiere tricolore cercavo di indovinare di chi fossero figli o nipoti. Volti felici ai quali auguro un futuro bello come la nostra città e come la natura che spera e rinasce sempre. 

La foto di Tommaso Manzi lascia intravedere il tempio della Concordia dietro un'opera dello scultore polacco Igor Mitoraj

lunedì 2 settembre 2024

La strada che ti sei fatta di Tanino Minuta


 Carissimi amici, 

con grande gioia vi faccio partecipi di un libro uscito di recente e che raccoglie quei fatti che nella mia vita sono stati come dei passi che la Verità, la Vita, Dio ha fatto per raggiungermi e farsi conoscere. 

l'Editore, Gualtiero Palmieri, mi ha molto incoraggiato perché dopo avere letto il manoscritto, vi ha trovato la bellezza di una "storia" che si è composta come un mosaico. 

La raccolta di esperienze oltre che essere come delle cartoline che ritraggono luoghi e momenti della mia vita, vorrebbero mostrare come la Verità della Vita si faccia strada, attraverso le situazioni più semplici.

Il libro quindi potrebbe essere un grazie a tutte le persone incontrate, a chi mi ha amato e insegnato ad amare, ma soprattutto è un grazie a Chiara Lubich che, con la sua vita fedele alla ricerca della Verità, ha tracciato una strada percorribile da tutti. 

Quando l'Editore mi ha chiesto a chi dedico il libro non no avuto dubbi nel dedicarlo "a te", ad ogni lettore, perché lo scopo della pubblicazione è quello di voler essere un dono, lo stesso dono che io ho ricevuto. 




venerdì 29 marzo 2024

Venerdì Santo


 Quando la settimana scorsa ho fotografato questa scultura alla chiesa  Mattia di Budapest, ho pensato a quanti dolori oggi pesano sull'umanità. Dolori noti e sconosciuti, gridati o silenziosi. 

In questo momento in cui la liturgia rinnova il momento della passione di Gesù, nel suo grido di dolore ascolto quello dell'umanità.

Con Lui nel più grande mistero che viviamo nella storia. 

giovedì 7 dicembre 2023

Il Movimento dei Focolari compie 80 anni




 Si calcola il 7 dicembre come data di nascita del Movimento dei Focolari perché quel giorno del 1943, a Trento, Chiara Lubich ha enunciato il suo "sì" a Dio, impegno perenne a seguire la sua voce. Lei lo considerava uno "sposalizio" ignara che da quello sposalizio sarebbe partita una corrente di spiritualità che cammina sul binario delle parola di Gesù. 

Questa ventata di vita nuova e fresca mi ha raggiunto più di 50 anni fa cambiando la rotta della mia vita, proponendomi un programma senza programma perché avrei potuto camminare assieme ad un Altro. 

Oggi, nell'ottantesimo del "sì" di Chiara, commovente per il suo coraggio e per la misteriosa risposta ad un amore, quel momento mostra la sua potente fecondità nel "sì" di tanti e tanti nei 5 continenti. 

Quando si ricordava il sessantesimo avevo scritto a Chiara una pagina che lei ha definito poesia e mi ha ripetuto più volte che le era piaciuta. La ripropongo per la gratitudine sempre più grande che provo per lei. 


LA SPOSA DI FUOCO

 

Una notte, come questa, sessanta anni fa, nessuno sapeva che in un punto della terra una donna stava correndo al luogo del “sì”. 

Chi era lo sposo? 

Unica testimone, la Chiesa. 

L’abito nuziale aveva il colore della pioggia e del vento.

Lo sposo non aveva un cognome da donare alla sposa: le prometteva un regno nascosto dove il dolore diventa gioia, la tenebra si muta in luce e dove ogni odio sbiadisce al calore dell’amore. 

Nessun invitato, nessuna firma oltre ad una lacrima, nessun pranzo nuziale.

Un diadema, sì, quello c’era: tre gemme rosse, come garofani accesi, stemma della famiglia.

Oggi, milioni di testimoni e invitati festeggiano lo sposalizio segreto. Lo sposo porta alla sposa la lacrima diventata diamante. E lei cosa gli porta?

Ha in mano tre gemme accese la cui fragranza, che va e che viene, inebria i popoli.

Poi apre i suoi occhi e lo sposo vi vede un’acies di fuoco. Nell’universo c’è un fremito: dove la sposa guarda, le ombre si diradano, fuggono, svaniscono e i pezzi sparsi compongono una casa grande come il mondo. 

 

Con immensa gratitudine!

                       Tanino

 

Bratislava, notte 7 dicembre 2003

mercoledì 24 maggio 2023

Essere storia


La sempre più evoluta comunicazione con l'aiuto degli strumenti dei media, la memoria storica è protagonista indiscussa del nostro presente. 

Si parli di Falcone e Borsellino, si parli dei volontari nelle terre alluvionate e dei cambiamenti climatici, si parli delle radici dei conflitti armati senza orizzonte di pace... tutto ci fa sentire che siamo parte degli eventi a livello cosmico.

Eppure, si può dire che è inascoltata la storia come magistra vitae.

Ogni generazione crea la sua storia, ogni popolo, ogni singolo. Tenendo un corso sui dialetti dell'Italia, lessi La scoperta de l'America di Cesare Pascarella. A parte il divertimento creato dall'arguzia dell'autore, è nato con gli studenti un dibattito partecipato e ricco. Un motivo di riflessione che non mi aspettavo in tale misura. 

Uno studente, quasi stupito della sua "scoperta" disse una frase che non ho dimenticato: «Non devo soltanto conoscere la storia, voglio essere storia». Quella frase mi interpella sempre. 

domenica 5 marzo 2023

Dov'è finita la verginità delle parole...


 Dove è finita la verginità delle parole, l’arditezza dei sogni, l’unicità del tu? 

Dove si sono impantanati i passi che correvano, le mani che attendevano?

Un “tu” prezioso ha smontato i sogni, ha fatto scoppiare le parole, ha bloccato il mio passo e mi ha detto: “Tutto è stato una scala per farti arrivare qui. Tutto è stato riflesso, balenio della mia voce che ti diceva e parlava ma non potevi capire, non potevi.

Ora sei qui amore dell’Amore. Non stupirti del caleidoscopio. 

Tutti i volti sono veri. 

Tutti sanno, tutti attendono.

Mi guardi incredulo e pensieroso. Non c’è gioia che ti contenga né paura che ti distragga. 

Sai soltanto che la tua compiuta contemplazione è l’unica vita di sempre.

Ma… ci sono i fiori nati dal tuo sole e dal tuo sguardo che oltrepassava l’orizzonte.

Eccoti al cuore del Cuore, eccoti al sì che dà il ritmo al battito eterno: il tuo… che è mio”.

                                    Gianni Madore


Foto di Gennaro Musella

domenica 8 gennaio 2023

... ma per noi che sappiamo

Recentemente ho avuto il dono di riprendere i contatti, dopo 50 anni (!) con un amico mai dimenticato. 

Cercando di pensare a cosa dovrei raccontargli per sintetizzare questi anni percorsi, una frase di Rilke mi è sembrata capace di definire il tragitto fatto:


Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, 

ma per noi che sappiamo anche la brezza sarà preziosa.

 

Rainer Maria Rilke (1875-1926), boemo di origine, è considerato uno dei più grandi poeti di lingua tedesca. 

 

venerdì 23 dicembre 2022

Il paradosso del Natale


 Molti anni fa, quando iniziavo questo blog, ho pubblicato questi miei pensieri nati durante una passeggiata nei boschi di Bratislava. 

Oggi, rileggendo la pagina e trovandola attuale, la ridono a chi mi segue. 

Il presepe che ogni anno ricompongo è un modo per tornare al mio "futuro", quel futuro che intravedevo e sognavo da bambino proprio davanti al presepe. 

Buon Natale, cari amici. 


Nel primo pomeriggio esco per una passeggiata. La neve è sempre una piacevole novità e il bosco mi sembra ancor più incantato. Seguo il sentiero tracciato dalle orme di qualcuno e mi stupisce lo splendore del bianco tagliato con forza dalle trame minacciose degli alberi, artigli ossuti aggrappati ad un cielo senza qualità. Mi sento stanco, schiacciato da situazioni che assommate ad altre hanno creato una coperta spessa che mi impedisce di capire il senso di ciò che mi sta accadendo. Parlo tra me e me. Interrogo la voce che dentro sempre mi ha accompagnato. Sembra sepolta, cancellata. Cerco, con presuntuosa compiacenza, qualche soluzione immediata, qualche preciso sentiero di uscita. Silenzio. Tutto è ovattato, senza voce. Poi la neve, nella sua innocenza, mi distrae. Da bambino, in Sicilia, non sapevo cosa fosse la neve e quando mio padre preparava il presepe, la pastorale, sulle casette fatte da cartoncino spalmato di colla di farina e coperto da sughero grattato, mettevamo grossi fiocchi di cotone, sparsi qua e là. Ora di neve ne godo tanta e non vedo gli aspetti disagevoli che comporta. Sono nel cuore del bosco e mi accorgo che sto parlando a voce alta. Mi soffoca il ricordo delle cose fatte male, l’evidenza dei miei difetti, gli errori ricorrenti, i vuoti mai riempiti. Questa insopportabile imperfezione denuncia la mia friabilità. E la voce che mi consolava ora è annegata nel silenzio che stagna dentro di me. La neve scricchiola sotto i miei passi. Una volta ho letto che dal rumore della neve si può capire quanti gradi sotto zero siamo. Mi fermo per guardare in alto fin dove si protendono gli artigli degli alberi. Anch’io sto implorando. Il mio dolore riuscirà a sorpassare quei rami? La mia preghiera si svincolerà dallo spessore vischioso del silenzio? Nessuna risposta. Girando lo sguardo attorno, resto attonito per la suggestiva scena che mi abbraccia. Come mai non ho notato questo scenario? Non vedo più tronchi neri ma volumi che appena emergono dal bianco. Da questo lato gli alberi non sono più neri, sono stati assaliti dalla neve. La neve sui rami appesantiti ha creato un ricamo che scende fino a me. Passo sotto, quasi a piegarmi fino a terra, sotto un arco di trionfo intarsiato da un artista senza pari. Mi vengo a trovare al posto dove la superba altezza degli alberi mi dà sempre l’idea di un tempio costruito dai ciclopi. Il candore ha messo guanti gentili anche ai loro rudi e severi capitelli. Quante sfide, quanti venti, quante bufere, quante arsure! Ma ora è festa. Mi torna in mente una frase di Benedetto XVI ad una Messa di Natale: 

“È il Creatore dell’universo ridotto all’impotenza di un neonato. Accettare questo paradosso, il paradosso del Natale è scoprire la verità che rende liberi, l’Amore che trasforma l’esistenza. Nella notte di Betlemme, il Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle strade insidiose della storia”. 

Il paradosso del Natale! Il Creatore ridotto all’impotenza. Al silenzio. Devo attendere che cresca perché mi dia le risposte di cui ho urgenza? O sono io che devo raggiungerlo nella sua piccolezza, nella sua debolezza? La scena che mi accompagna ai due lati è decisamente solenne, festosa; navate di una cattedrale innalzata per me. Il silenzio mi permette di udire una melodia antica: è il coro che accompagna sempre i paradossi dell’Amore ed ha bisogno di molto silenzio. Di ascolto. L’effimero e provvisorio sentiero segnato dai miei passi mi sta conducendo verso Natale.

giovedì 15 dicembre 2022

Il Nemico (Baudelaire)




 Agli anni del liceo, studiando la letteratura francese, fui molto colpito dalla triste sincerità del sonetto           Il Nemico di Charles Baudelaire (1821-1867), uno dei poeti “maledetti”.

La breve e travagliata vita di questo uomo, in quegli anni di forte ricerca, divenne per me un faro, un seme di speranza, un messaggio da non trascurare. 

 




La mia giovinezza non fu che una oscura tempesta,

traversata qua e là da soli risplendenti;

tuono e pioggia l’hanno talmente devastata

che non rimane nel mio giardino altro che qualche fiore vermiglio.

Ecco, ho toccato ormai l’autunno delle idee,

è ora di ricorrere al badile e al rastrello per rimettere a nuovo

le terre inondate in cui l’acqua ha aperto buchi larghi come tombe.

E chissà se i fiori nuovi che vado sognando troveranno,

in un terreno lavato come un greto, il mistico alimento cui attingere forza.

O dolore, o dolore, il Tempo si mangia la vita e l’oscuro Nemico

che ci divora il cuore cresce e si fortifica del sangue che perdiamo.

sabato 27 agosto 2022

Cari amici


 Cari amici, 

molti avvenimenti aiutano a riflettere e porsi delle domande. Anche una vacanza, per chi può farla, è un'occasione per mettere a fuoco domande e cercare risposte. 

Per me, un ritorno in Sicilia, la mia terra, dove i colori, i profumi, il sapore del mare, l'armonia mai stancante delle onde... tutto mi ha riportato alle mie origini, alla mia infanzia. 

Ritrovarmi oggi nei vestiti di un'età lontana mi ha stupito molto e una incommensurabile gratitudine per la vita è diventata il mio "sì" alla vita. 

Nella mia gratitudine ci siete anche voi, che conosco o che non conosco ancora. Sì, ogni legame, qualunque sia il suo spessore, mi costituisce e il grazie è per chi, come tessera di mosaico, compone il mio volto. 

Con rinnovata e grata gioia vi auguro ogni bene. 

Tanino

venerdì 29 luglio 2022

Massima cinese


 Massima cinese:

"Il miglior tempo per piantare un albero fu 20 anni fa. 

Il secondo miglior momento è ADESSO"

giovedì 21 luglio 2022

Il dono dell'esistenza


 


Chi mi sta vicino è stato creato in dono per me ed io sono stata creata in dono a chi mi sta vicino. 



Chiara Lubich

 

lunedì 30 maggio 2022

In questi giorni...

 


In questi giorni ho letto un aforisma di Elias Canetti che mi sembra attuale nella sua drammaticità: 

 

«... non c'è luogo nascosto, non c'è palmo, non c'è poro, nelle cui profondità [gli uomini] non combattono l'uno contro l'altro all'ultimo sangue».

 

Da Aforismi per Marie-Louise, Adelphi, Milano 2015, p. 11 

di Elias Canetti (1905-1994), scrittore bulgaro naturalizzato britannico.


La foto è al lago Balaton in Ungheria

martedì 24 maggio 2022

Mafia, guerra...



Il 23 maggio ’22, nell’anniversario trentennale dell’eccidio di Capaci, con la morte del magistrato Giovanni Falcone e, due mesi dopo, del collega Paolo Borsellino assieme agli uomini della loro scorta, è stato ribadito che non volevano essere supereroi ma soltanto svolgere il loro servizio senza coinvolgimenti di nessun tipo. Erano uniti da una lunga amicizia e dall’impegno di stare dalla parte di chi costruisce, non di chi usa la violenza per manifestare il proprio potere. 

Capisco che il merito dei due magistrati è stato quello di studiare e capire il sistema dei segni della mafia. Ma è stata questa la loro condanna. Sapevano troppo per continuare a servire lo Stato.

Sullo sfondo della guerra in Ucraina si evince che la logica del potere e del dominio è sempre identica, i suoi passi sono riconoscibili anche a non “specialisti”.

Mio padre ripeteva che l’erba cattiva non muore mai, come la gramigna la cui rete di radici si espande in modo invisibile e spunta dove non te l’aspetti.

Papa Francesco instancabilmente parla di pace e dice che la sua radice è dentro ciascuno di noi.   

Mafia e guerra sono grandi lezioni di storia che ci interpellano tutti.  


Foto da internet

domenica 10 aprile 2022

Lungo la Via Crucis

 


La guerra in Ucraina ci fa vedere che la Via Crucis è viva. Stiamo camminando con Gesù, la Verità oltraggiata, calpestata, vilipesa e condannata.

Trionfa la menzogna e il potere. Si esaltano le armi.

La storia non è compiuta… Il commento di Ermes Ronchi al vangelo di oggi illumina l’angosciosa tenebra:

 

Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. E ci trascinerà fuori, in alto, con la sua pasqua.
È qualcosa che mi stordisce: un Dio che mi ha lavato i piedi e non gli è bastato, che ha dato il suo corpo da mangiare e non gli è bastato, lo vedo pendere nudo e disonorato, e devo distogliere lo sguardo.
Poi giro ancora la testa, torno a guardare la croce e vedo uno a braccia spalancate che mi grida: ti amo. Proprio me? Sanguina e grida, o forse lo sussurra, per non essere invadente: ti amo.
Entra nella morte e la attraversa, raccogliendoci tutti dalle lontananze più sperdute, e Dio lo risuscita perché sia chiaro che un amore così non può andare perduto, e che chi vive come lui ha vissuto ha in dono la sua vita indistruttibile.[1]

mercoledì 6 aprile 2022

L'immagine della Chiesa


Camminano lentamente appoggiate al loro bastone e arrivano sempre prima che inizi la celebrazione della Messa. Sono rimaste in poche.

La loro presenza, silenziosa e sofferente, è l’immagine della Chiesa. 

Mi commuove la loro fedeltà: hanno vissuto lo scioglimento del loro istituto, si sono rimesse insieme dopo la caduta di un regime che le aveva discriminate, hanno curato le consorelle ed ora si avviano alla fine. Ma soltanto la loro presenza è una preghiera. Ha la forza di vincere i sacrilegi della storia, come la guerra vicina. Il loro silenzio è il bene dell’umanità. 

lunedì 28 marzo 2022

Più la guerra avanza...


Più la guerra avanza, con passi disumani e crudeli, più mi rendo conto del valore insostituibile della parola di Gesù: necessaria sempre e urgente.

Seguo come posso, gli eventi e i racconti. Ho partecipato anche a discussioni e tavole rotonde sulla guerra Russia-Ucraina. Il carattere del conflitto, registrato e trasmesso come mai era avvenuto, non si allontana dalle dinamiche di ogni altra guerra.

Per me questa attenzione a ciò che avviene non è sorretta da curiosità oppure da paura, ma è una forma di “partecipazione” alla sofferenza e nello stesso tempo la ricerca del senso dell’evento visto in prospettiva della Storia, dell’Incarnazione di Gesù, cioè dell’Amore.

Non ci sono gerarchie nella verità ma c’è una lotta manifesta tra amore e menzogna.

La parola non crea soltanto la Chiesa ma la vita di ogni nazione.

 

Dal mio “diario”, 11 marzo ’22.

 

mercoledì 23 marzo 2022

Ricordi e attualità


 Tanti anni fa, guardando il film “Il buio oltre la siepe”, mi ha colpito una frase che mi ero appuntata e di cui in questi giorni, rileggendola, sento la forza e l’attualità. 

 

Avere coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente, e arrivare sino in fondo, qualunque cosa succeda.

 

giovedì 17 marzo 2022

Apparteniamo gli uni agli altri

La guerra accanto

“Erano tempi di guerra e tutto crollava…” Inizia così il racconto della storia del Movimento dei Focolari.

In Ungheria la guerra è accanto. Le svariate modalità di comunicazione ci trasmettono in tempo reale i volti, la disperazione, le lacrime degli innocenti provocate da un conflitto documentato, come mai avvenuto nella storia. Si alza il grido straziante delle madri “perché?”. 

I politologi abbozzano risposte, si lanciano in previsioni e puntano il dito su questo o quel Caino, mentre la gente muore di fame, di freddo, di paura... e di bombe. 

Ogni guerra scompiglia le coordinate della vita civile e abitudini sedimentate nel tempo e le più innocenti comunicazioni tra parenti possono essere un indizio per chi vuole stanare il “nemico”. Le bombe mettono il punto di fine a sogni, progetti, affetti… a ciò che era stato costruito nei secoli. Vanifica tutte le istituzioni sorte a difesa di animali, ambiente e, dramma su dramma, le morti prendono un valore statistico.

Monumenti e lapidi ricorderanno i caduti in guerra e, girata la pagina del potere e della gloria, nuove narrazioni ridimensioneranno le tragedie e tutto farà parte del passato. 

Le guerre si somigliano tutte, hanno le stesse dinamiche, come nelle fiabe: bene e male si combattono e la menzogna sfacciata si camuffa di abilità strategica. 

La menzogna, elemento integrante di ogni conflitto, stride fortemente con chi parla di pace e rischia la vita per andare in aiuto di chi soffre, senza guardare il colore della sua bandiera. Sembra di tornare in altri tempi, quelli bui e che pensavamo ormai messi a tacere.

Nelle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, Chiara Lubich ebbe prova di dove si possa spingere la volontà di potere e, assieme alle prime compagne, trovò in Gesù colui che, conoscendo bene l’uomo, sapeva come indirizzarlo per non farlo scivolare nel dirupo che porta alla guerra. Furono le parole di Gesù la breccia per imparare a costruire la pace. Questo spiega la grande espansione del Movimento perché la ricerca della verità, viva in ogni uomo ha il suo principio nella carità. 

Benedetto XVI, nella lettera enciclica Caritas in Veritate, scrive che «La verità va cercata, trovata ed espressa nell'”economia” della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità». (§ 2)

Albert Schweitzer, pastore e medico missionario tedesco, già un secolo fa riteneva che la degenerazione della società fosse dovuta al fatto che il progresso materiale non era cresciuto di pari passo col progresso morale e si prodigò a testimoniare con la sua stessa vita che il bene che ogni uomo compie lo mette in armonia con tutto l’universo. 

La guerra in Ucraina ha scatenato in me molte domande, soprattutto vedendo che la guerra esiste nelle famiglie, nei gruppi di lavoro, nelle stesse comunità con scopi filantropici. Ciascuno di noi ha idee diverse sul bene e sul male e basta una nuova trovata giornalistica per alimentare nuovi sospetti e innescare mine anche dove si proclama la pace. 

Papa Francesco suggerendo per la Quaresima atti concreti di amore verso il prossimo, ci aiuta a capire che la pace nasce nello stesso luogo dove nasce la guerra. 

Ci hanno creduto santi e mistici che hanno saputo trapiantare nel cuore degli altri la pace trovata nel colloquio con Dio. 

Madre Teresa di Calcutta che ha vissuto con gli emarginati, diceva: “se non troviamo pace, è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri”. L’appartenenza, la prossimità - direbbe papa Francesco - è il vestito del cristiano. Sarebbero cristiane le terre dove si sono nutriti e sviluppati i conflitti che oggi spaventano molte nazioni?  

Martin Luther King affermava che “l’uomo deve elaborare per ogni conflitto umano un metodo che rifiuti la vendetta, l’aggressione, la rappresaglia. Il fondamento di un tale metodo è l’amore.” 


(ho scelto una foto del mio amico Gennaro Musella perché è carica di speranza e di bellezza)

 https://www.cittanuova.it/la-guerra-accanto/?ms=007&se=018



sabato 26 febbraio 2022

Quali parole?



Da tre giorni l'umanità è attonita e spaventata non più per una pandemia che ha oltrepassato inosservata ogni frontiera ma per una scena di guerra, di quelle che si leggono nei libri di storia o si inventano nei film. 

Con quali parole definire un tale evento? L'uomo è umiliato, offeso, tradito, raggirato... Le armi trionfano con la loro precisione e qualcuno è fiero di usarle. Altri giocano con l'avventura e il rischio, altri piangono i loro morti. 

Chi provoca una tragedia firma la propria condanna. 

Giorgio La Pira diceva che nella scala dei valori ce ne sono alcuni in alto nella graduatoria "verticale" e tra questi la preghiera. 

Ho visto immagini di gente inginocchiata a pregare in piazza, nelle chiese, nei rifugi di fortuna. Ma chi può toccare la libertà dell'uomo che si fa autore del destino di molti e perfino della loro vita o morte?

Grazie per quanti mi hanno scritto sapendo che vivo in un Paese non lontano dall'Ucraina.