domenica 22 maggio 2011

Un giorno, oltre l'arcobaleno


Un lettore mi scrive: “Ho visto l’intervista che le hanno fatto (altre notizie su di me). In quello che lei dice non c’è niente di nuovo eppure si sente che l’Istituzione che lei rappresenta ha tutta la forza e la novità profetica di ogni intervento di Dio nella storia. Si aprono orizzonti nuovi”.
Quest’ultima frase mi ha fatto ripensare alle prime comunità del Movimento dei Focolari, che quasi spinte da un vento interiore esprimevano anche in canzoni l’ardore che le aveva invase e su canzoni famose attaccavano testi che esprimessero la forza della loro scoperta. Questa sorte era toccata a molti canti delle montagne trentine, ad arie di opere, a musiche da film e perfino a canzoni russe.

Somewhere Over the Rainbow, (un giorno oltre l’arcobaleno) è una canzone degli anni Cinquanta che i canali americanizzati del dopoguerra italiano avevano portata nelle nostre case. Le parole che qualcuno del Movimento vi appose parlano di “Orizzonti nuovi che ci ha dischiuso la Sapienza”.
Quando mi sono imbattuto nel Movimento dei Focolari la colonna sonora del film Exodus era divenuta un peana di esultanza per l’unità del mondo a cui tutti eravamo lanciati, Il cielo in una stanza, di Gino Paoli, era diventava l’inno a Gesù la cui presenza tra noi trasforma e trasfigura tutto e poi la bellissima canzone di Sergio Endrigo, Io che amo solo te, spostato l’oggetto dell’amore, era diventata l’appassionata preghiera di chi ha trovato e scelto un nuovo amore: Dio.
Nell’incanto dei neofiti fui travolto anch’io, superando qualche resistenza a cantare canzoni che nel testo originale mi sembravano molto più belle. Ma cantarle era un gesto concreto per buttarmi senza riserve nella nuova avventura.

Quando il Patriarca Atenagora I nell’ottobre del 1967 venne a Roma per incontrare papa Paolo VI, c’ero anch’io a San Pietro, assieme a tutti gli abitanti di Loppiano, la nascente cittadella del Movimento. Nell’attesa della celebrazione, sotto la direzione di uno di noi che si era arrampicato sul piedistallo di una colonna della basilica, cantavamo a squarciagola tutte le nostre canzoni, incuranti del fatto che agli altri arrivava soltanto la melodia e non le parole. La melodia arrivò anche alle orecchie dei giornalisti. Infatti qualche testata di giornale appuntò l’inusuale e poco liturgica presenza di gruppi che cantavano in chiesa le note canzonette di una radio sempre più laica e di una TV che già nutriva i telespettatori di “canzonissime”.

Alla fine degli anni Sessanta anche il Movimento ebbe i suoi complessi musicali, GenVerde e GenRosso, che cominciarono a produrre le loro canzoni cantate ormai in tutto il mondo, espressione matura e veicolo di un ideale. Eppure i canti dei primi tempi, conservano intatta la forza dell’irruzione di un’idea.
Ora che il Movimento dei Focolari ha raggiunto la sua maturità e con la morte della fondatrice ha fissato per sempre il binario su cui progredirà, risalire ai suoi primi tempi è come sentire i primi battiti di un cuore nuovo. “Orizzonti nuovi che ci ha dischiuso la Sapienza!”

foto di Amalka Gombitova

martedì 17 maggio 2011

La luce, il buio


Come parlare della Luce se non si è avuto, almeno una volta, l'esperienza del Buio? (Zenone)

Dipinto su seta di Katarina Bohmova (part.)

mercoledì 11 maggio 2011

La grandezza dell'uomo





Soltanto in lui 
possono vivere insieme
tenebra e luce
disperazione e beatitudine
solitudine assoluta e infinito amore.










foto di Ilenia Bosco Virone

lunedì 9 maggio 2011

Le parole che fanno crescere






Giovanna Maria, che ha un bolg ricco e appassionante, uno di quelli che io seguo:http://geniofemminile.blogspot.com/ mi ha informato del Blog Meet che ha raccolto in Vaticano il 2 maggio scorso 150 bloggers. C’era anche lei ed è stata in seguito intervistata su cosa sia per lei il blog.
Lei fa un’affermazione che non lascia tranquilli, perché lo dice lei, madre di 6 figli: “Le parole vere fanno crescere”.
Mi sembra di trovarvi non solo saggezza e sapienza, ma un’indicazione didattica e un richiamo alla responsabilità che ciascuno ha nel fare diventare “parole vere” le proprie parole.
Grazie, Giovanna Maria!  
Tanino


Foto di Ilenia Bosco Virone

lunedì 2 maggio 2011

Atterro su una nuova pagina di vita


1° maggio 2011
in volo Bratislava-Roma

Mi sono staccato dalla terra slovacca. L’aereo è pieno di italiani forse venuti per i mondiali di hokej. Tra i molti saluti di queste ultime settimane, ora è presente quello di un amico, professionista di hokej, che per un incidente non può giocare: “Ti prometto che imparerò l’italiano al punto da tradurre i tuoi libri. Torna! Il tuo posto è qui!”
Il tramonto rosa su un mare di nuvole bianche attira l’attenzione dei viaggiatori. La macchina fotografica è nella valigia. Tutto mi dice festa.
Mi son messo a rispondere alle domande di Maja per un'intervista da pubblicare in Slovacchia. 
Domande sgorgate dalla stima e dall’affetto. Vorrei rispondere con la stessa intensità
Il mare di nubi si è fatto azzurro-cupo e una striscia di fuoco fa da orlo a un cielo turchese.
Ho stampato prima di partire una raccolta di quadretti di vita che dovrebbero illustrare un tema che Città Nuova mi ha proposto per un libretto. Il retro bianco delle pagine mi permette di scrivere questi appunti.    
“Guarda il Colosseo!”
Di sera Roma è più sacra che mai. Oggi la città ha vissuto la beatificazione di Giovanni Paolo II.
I tanti amici che hanno popolato queste ultime settimane slovacche hanno anestetizzato la mia coscienza. Non mi sono reso conto che il regista stava concludendo una parte del canovaccio della mia vita.
Atterro su un’altra pagina. 

foto mia

mercoledì 27 aprile 2011

Voglio imparare ad amare di più

--> Mi scrive Barbara ciò che le è accaduto qualche giorno fa. Con il suo permesso pubblico questa storia che è stata per me un vero dono.


Una mattina, poco prima di Pasqua, tornavo a casa dopo essere passata dal negozio di frutta e verdura biologica con due belle cassette piene di ortaggi e frutti di stagione. Fuori c’era un bel sole alto e la giornata era luminosa e sorridente.
Parcheggiai come al solito sotto casa, aprii lo sportello posteriore della macchina e feci per prendere le verdure.
Con la coda dell’occhio notai però che, dietro alle mie spalle, un ragazzo tunisino, vagava con la bici e ad un certo punto si fermò proprio davanti alla casa della mia vicina. Il cancello di questa signora anziana è sempre aperto, perché probabilmente lei si fida molto degli altri.
Il ragazzo scese dalla bicicletta e strappò una specie di frutto dal suo giardino, poi se lo portò alla bocca. In quel momento mi girai, non volevo che capisse che lo stavo guardando, pensai che forse aveva fame, ma quel frutto sicuramente era immangiabile perché nel suo giardino ci sono solo fiori e piante da ornamento. Presi la cassetta con la frutta e mi girai per portarla dentro casa.
In quel momento il ragazzo tunisino si avvicinò a me e guardando la cassetta con i frutti colorati mi chiese se potevo dargli qualcosa perché aveva fame. Io allora gli dissi che quelli che stava guardando erano dei limoni , poi aprii nuovamente lo sportello dell’auto e presa dall’altra cassetta una mela,  gliela porsi con il cuore, con un bel sorriso, sentendo di aver fatto una buona azione.
Lui però a quel punto, avendo visto un bel cestino di fragole, mi disse che voleva quello perché a lui piacevano molto.
A quel punto, scattò qualcosa dentro di me, pensai che quelle fragole biologiche le avevo pagate tanto e che forse tanta fame non doveva averne per desiderare delle fragole.
Così gli dissi che le fragole piacevano anche a me e se le avessi date a lui io sarei rimasta senza e non gli diedi altro.
Una volta dentro casa però cominciai a capire quanto è ipocrita la nostra bontà. Io avevo dato a lui, qualcosa che non mi costava neanche così tanto, qualcosa di cui avrei potuto fare a meno.
Molto diverso sarebbe stato invece donare la cosa che mi piaceva di più.
Mi tornarono in mente le parole di Gesù : - Ama il tuo prossimo come te stesso! –
Io non lo avevo amato come me stessa. Raccontando ad amici questo episodio, la maggior parte di loro mi dissero che io mi ero comportata più che bene, che in fondo gli avevo pur donato qualcosa e casomai, lui era stato prepotente nel chiedermi ancora qualcosa di più, che comunque bisogna mettere dei paletti a queste persone perché altrimenti se ne approfittano, ecc.
Però dentro di me capii che questa è stata sicuramente una prova.
Noi a volte crediamo di fare delle buone azioni, solo per mettere in pace la nostra coscienza, ma se ci viene chiesto qualcosa di più allora viene fuori il nostro “ego” , i nostri “attaccamenti”.
Le fragole per me, in fondo erano qualcosa di superfluo, anche se le avevo pagate tanto.
C’è chi ha dato la propria vita per il prossimo, in fondo a volte non ci viene chiesto così tanto.
Voglio imparare ad amare di più. Barbara

foto mia

lunedì 25 aprile 2011

L'albero del perdono

-->
Ho trascorso la Settimana Santa in un villaggio sulle rive del lago Balaton in Ungheria. Alla Messa di Pasqua il sacerdote ha raccontato un fatto che trascrivo perché sia dono per molti, come lo è stato per me.

Un uomo era in carcere per un grave reato. Amici, conoscenti e parenti lo avevano abbandonato. Così il prigioniero scontò la sua pena nella solitudine ma nella speranza che un giorno sarebbe stato perdonato. 
Arrivò il giorno in cui poté lasciare il carcere.
Prese un treno che andava verso il suo paesino. 
Nel modo di comportarsi di quell'uomo, pieno di speranza e timore, gli altri viaggiatori videro che c'era qualcosa di speciale. E gli chiesero chi fosse.
L’ex carcerato raccontò del suo errore, della pena, dell’abbandono di tutti e disse anche che sperava di tornare a casa ma non sapeva se l’avrebbero accolto. 
La sua famiglia aveva un orto vicino alla stazione e aveva scritto loro di attaccare all’albero un nastro bianco nel caso in cui lo avessero perdonato e voluto in famiglia. In caso diverso non sarebbe sceso neanche dal treno, avrebbe proseguito il suo viaggio, chissà dove.
La notizia si sparse tra tutti i viaggiatori e quando il treno stava avvicinandosi al paesino, tutti erano ai finestrini per vedere se all’albero ci fosse il nastro.
Quale fu il loro commosso stupore? Sull’albero c’erano tanti e tanti nastri che sventolavano festosi.    

foto mia 

sabato 23 aprile 2011

BUONA PASQUA 2011

La carità, segno e pegno di risurrezione, ha sempre un prezzo, talvolta alto.







foto mia

lunedì 11 aprile 2011

BEATITUDINE E' ...

Beatitudine è:
sapersi mistero del Mistero,
silenzio del Silenzio.


foto mia