domenica 7 aprile 2013

LA PROFANAZIONE DEL TEMPIO



Non avrei mai pensato che esistano in mezzo a noi i profanatori del tempio. Girando per il mondo ne ho incontrati tanti eppure, nonostante siano talmente distanti l’uno dall’altro, sono così vicini, così simili in tutte le loro azioni.

Il profanatore è un tiranno e come tale non può mai accorgersi di esserlo e neppure sospetta che potrebbe essere causa agli altri di dolore. Il tiranno è sazio. 

Di tiranni ce ne sono stati in ogni tempo e ce ne saranno sempre, perché è una pianta infestante mai sradicata, neanche quando è stata scoperta la sua malignità. 

Il tiranno si presenta in giacca e cravatta. Come il camaleonte è sempre intonato all’ambiente, ha l’ultimo profumo e l’ultimo colore della moda. Sorride come gli uomini semplici e parla la lingua comune. È talmente in armonia con tutto e tutti che nessuno si accorge di lui. Ma è tiranno. Non ha difetti, soltanto uno: assolutizza se stesso perché convinto di essere la sola verità. Ma, nonostante si illuda, è l’unico seguace della sua religione.


venerdì 5 aprile 2013

Non finisce di sorprenderci



(…) 
Però nelle donne continuava l’amore, ed è l’amore verso Gesù che le aveva spinte a recarsi al sepolcro. Ma a questo punto avviene qualcosa di totalmente inaspettato, di nuovo, che sconvolge il loro cuore e i loro programmi e sconvolgerà la loro vita: vedono la pietra rimossa dal sepolcro, si avvicinano, e non trovano il corpo del Signore. E’ un fatto che le lascia perplesse, dubbiose, piene di domande: “Che cosa succede?”, “Che senso ha tutto questo?” (cfr Lc 24,4). Non capita forse anche a noi così quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti? Ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo. La novità spesso ci fa paura, anche la novità che Dio ci porta, la novità che Dio ci chiede."
 "Siamo come gli Apostoli del Vangelo: spesso preferiamo tenere le nostre sicurezze, fermarci ad una tomba, al pensiero verso un defunto, che alla fine vive solo nel ricordo della storia come i grandi personaggi del passato. Abbiamo paura delle sorprese di Dio. Cari fratelli e sorelle, nella nostra vita abbiamo paura delle sorprese di Dio! Egli ci sorprende sempre! Il Signore è così!"
"Fratelli e sorelle, non chiudiamoci alla novità che Dio vuole portare nella nostra vita! Siamo spesso stanchi, delusi, tristi, sentiamo il peso dei nostri peccati, pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui.

Dall'omelia di Papa Francesco durante la notte di Pasqua 2013



mercoledì 3 aprile 2013

Il regista della mia vita



Il regista della mia vita è un vento che afferra il mio sguardo
e mi fissa in un porto lontano.

È un mare che riflette ogni colore, dolcemente,
ma nasconde un abisso inesplorato di ignoti dolori e indicibili gioie.

Il mio regista è piccolo come l’attimo e immenso come il tempo.

Il regista mi ha sussurrato ciò che non ha mai detto
e non dirà mai più.

                        dal mio Diario 1999

lunedì 1 aprile 2013

Parola di Vita Aprile 2013



«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri» (Gc 5:9).

Per meglio capire la Parola di vita che ci viene proposta per questo mese occorre tenere presenti le circostanze che l’hanno suggerita. Sono gli inconvenienti che si verificavano nelle comunità cristiane a cui è indirizzata la lettera dell’apostolo Giacomo. Si trattava di scandali, di discriminazioni sociali, di un uso egoistico della ricchezza, di sfruttamento degli operai, di una fede fatta più di parole che di opere ecc. Tutto questo dava origine a risentimenti e malumori degli uni verso gli altri creando uno stato di disagio in tutta la comunità.

«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»
Già nell’epoca apostolica si poteva notare dunque quello che anche oggi vediamo nelle nostre comunità: le difficoltà più grandi a vivere la nostra fede non sono spesso quelle che ci vengono dall’esterno, cioè dal mondo, bensì quelle che ci provengono dall’interno: da certe situazioni che vi si verificano e da comportamenti dei nostri fratelli, che non sono in linea con l’ideale cristiano. E ciò ingenera un senso di malessere, di sfiducia e di sgomento.

«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»
Ma, se tutte queste contraddizioni e incoerenze più o meno gravi hanno la loro radice in una fede non sempre illuminata ed in un amore ancora molto imperfetto verso Dio ed il prossimo, la prima reazione del cristiano non dovrà esser quella dell’impazienza e dell’intransigenza, ma quella che Gesù insegna. Egli domanda la paziente attesa, la comprensione e la misericordia, che aiuta lo sviluppo di quel germe di bene che è stato seminato in noi, come spiega la parabola della zizzania (Mt 13, 24-30.36-43).

«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»
Come vivere, allora, la Parola di vita di questo mese? Essa ci mette di fronte ad un aspetto difficile della vita cristiana. Anche noi facciamo parte di varie comunità (la famiglia, la parrocchia, l’associazione, l’ambiente di lavoro, la comunità civile), dove purtroppo ci possono essere tante cose che secondo noi non vanno bene: temperamento, modo di vedere, modo di fare di persone, incoerenze che ci addolorano e suscitano in noi reazioni di rigetto.
Ecco, allora, tante occasioni per vivere bene la Parola di vita di questo mese. Al posto della mormorazione, o della condanna – come saremmo tentati di fare – metteremo la tolleranza e la comprensione; poi, nei limiti in cui è possibile, anche la correzione fraterna; e soprattutto daremo una testimonianza cristiana, rispondendo alle eventuali mancanze di amore o di impegno, con un maggior amore ed impegno da parte nostra.
                                                  Chiara Lubich