domenica 10 novembre 2013

L'amore (Dietrich Bonhoeffer)


L’amore di cui parla il Vangelo non è un metodo di condotta verso gli uomini, ma consiste nell’ essere introdotti in un evento cioè nella comunione di Dio con il mondo attraverso Gesù Cristo. L’amore non esiste come attributo astratto di Dio, ma come fatto concreto: il fatto di Dio che ama l’uomo e il mondo. Allo stesso modo l’amore non esiste come qualità umana, ma come un reale appartenersi reciproco, una reale co-esistenza di Dio con l’uomo. L’amore di Dio libera lo sguardo dell’uomo, offuscato e traviato dall’amore di sé e lo rende capace di riconoscere in modo chiaro la realtà, il prossimo, il mondo e lo rende capace di assumersi così un’autentica responsabilità nei loro confronti.  

Dietrich Bonhoeffer è condannato a  morte nel campo di concentramento di Flossenburg, muore il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della caduta del nazismo e del suicidio di Hitler

 Foto di Rolland Kishonti


venerdì 8 novembre 2013

Qualunque cosa avete fatto al minimo…


Ieri, a Bari, è stata presentata la biografia dell'avvocato Luigi Martino che io ho curato. Pubblico qui una sua esperienza tratta dal libro. 

Un assicurato era imputato di lesioni colpose gravi. La Compagnia di assicurazioni di cui ero consulente legale, aveva transatto il danno e mi comunicò che non aveva più interesse alla pratica, quindi chiede che io presenti la parcella per il lavoro svolto. L’assicurazione per polizza non era tenuta alla difesa penale. Era stata intanto fissata l’udienza dibattimentale e, comunicando all’assicurato la decisione dell’assicurazione, stavo dicendo che non era il caso che continuassi ad occuparmene io giacché l’udienza si sarebbe svolta in pretura a 60 km di distanza e le spese sarebbero gravate su di lui. Lo sguardo smarrito dell’uomo che era disoccupato, mi  aprì gli occhi: “Qualunque cosa…”.
Il giorno del dibattimento, di buon mattino con lui e la moglie, andammo in macchina in pretura. Il processo si concluse positivamente.
La migliore ricompensa fu per me vedere gli occhi, soprattutto della moglie, illuminarsi.
Alcuni giorni dopo, l’ispettore dell’assicurazione a conoscenza del fatto, mi telefonò insistendo perché presentassi una parcella supplementare e, esprimendo il suo apprezzamento, diceva: “Tu hai difeso il prestigio della Compagnia e quindi…”.

mercoledì 6 novembre 2013

Luigi Martino avvocato per l'uomo


Dopo la pubblicazione della biografia dell'avvocato Martino alcuni echi mi hanno fatto riflettere:
"Se tutti gli avvocati fossero così..."; "Una persona così ti fa capire che valore è l'uomo"; "Chiuso il libro ho scoperto che si era aperta in me la finestra della speranza!"...
Grazie a tutti!

martedì 5 novembre 2013

Essere maturi per morire



In ospedale mi hanno permesso di vegliare mio padre che è già molto grave.
Durante la notte viene da me un’infermiera per chiedermi se ho bisogno di qualcosa. Le dico semplicemente, a voce bassa, che non ho bisogno di nulla.
Mio padre mi fa cenno di avvicinarmi a lui. Parla con difficoltà e con un filo di voce mi dice: “Non hai ringraziato bene l’infermiera. Vai da lei e dille che è stata molto gentile a occuparsi di te”.
Così faccio. Nel lucido corridoio dell’Ospedale Gemelli, mentre torno da mio padre mi chiedo come mai, lui che è nella piena sofferenza si è accorto di un ringraziamento non perfetto.
Lui continua ad essermi padre, a insegnarmi cosa vale nella vita. La vera lezione per me è il paradosso di vedere un corpo distrutto e una carità sempre più raffinata.
Quel luogo di consumazione, dove ogni stanza è colma di dolore, diviene improvvisamente una cattedrale di luce. Posso costatare nella purificata carità di mio padre, il segno tangibile di Colui che ha vinto la morte.
Quando, il giorno seguente, mio padre ci lascia, non vedo la morte ma la risurrezione che affonda sempre più le sue radici in terra. Ed è il giorno dell’Epifania. 

domenica 3 novembre 2013

IL GRANDE TESORO



C'è un grande tesoro che si può trovare in un unico luogo al mondo. 
E' una cosa che si può chiamare compimento dell'esistenza.
Il grande tesoro è: lasciar entrare Dio nel presente.
E il luogo in cui si trova questo tesoro è dove sei tu ora.

                                                                                     Martin Buber 


sabato 2 novembre 2013

Capire il ponte




Il 2 novembre è un ponte con l'Aldilà. 
La certezza che ci sostiere è che l'amore che ci ha nutriti ora è dall'altra parte. 
Il ponte è l'amore.



la foto l'ho scattata a Bratislava, Ponte Apollo

venerdì 1 novembre 2013

Parola di vita - novembre 2013



«Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef 4, 32).

Concreto ed essenziale questo programma di vita. Basterebbe da solo a creare una società diversa, più fraterna, più solidale. Esso è tratto da un ampio progetto proposto ai cristiani dell’Asia Minore.
In quelle comunità si è raggiunta la “pace” tra Giudei e Gentili, i due popoli rappresentanti dell’umanità fino ad allora divisi.
L’unità, donata da Cristo, va sempre ravvivata e tradotta in concreti comportamenti sociali interamente ispirati dall’amore reciproco. Da qui le indicazioni su come impostare i nostri rapporti:
«Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo»
Benevolenza: volere il bene dell’altro. È “farsi uno” con lui, accostarlo essendo vuoti completamente di noi stessi, dei nostri interessi, delle nostre idee, dei tanti preconcetti che ci annebbiano lo sguardo, per addossarci i suoi pesi, le sue necessità, le sue sofferenze, per condividere le sue gioie.
È entrare nel cuore di quanti accostiamo per capire la loro mentalità, la loro cultura, le loro tradizioni e farle, in certo modo, nostre; per capire veramente quello di cui hanno bisogno e saper cogliere quei valori che Dio ha disseminato nel cuore di ogni persona. In una parola: vivere per chi ci sta accanto.
Misericordia: accogliere l’altro così come è, non come vorremmo che fosse, con un carattere diverso, con le nostre stesse idee politiche, le nostre convinzioni religiose, e senza quei difetti o quei modi di fare che tanto ci urtano. No, occorre dilatare il cuore e renderlo capace di accogliere tutti nella loro diversità, nei loro limiti e miserie.
Perdono: vedere l’altro sempre nuovo. Anche nelle convivenze più belle e serene, in famiglia, a scuola, sul lavoro, non mancano mai momenti di attrito, divergenze, scontri. Si arriva a togliersi la parola, ad evitare di incontrarsi, per non parlare di quando si radica in cuore l’odio vero e proprio verso chi non la pensa come noi. L’impegno forte ed esigente è cercare di vedere ogni giorno il fratello e la sorella come fossero nuovi, nuovissimi, non ricordandoci affatto delle offese ricevute, ma tutto coprendo con l’amore, con un’amnistia completa del nostro cuore, ad imitazione di Dio che perdona e dimentica.
La pace vera poi e l’unità giungono quando benevolenza, misericordia e perdono vengono vissuti non solo da singole persone, ma insieme, nella reciprocità.
E come in un caminetto acceso occorre di tanto in tanto scuotere la brace perché la cenere non la copra, così è necessario, di tempo in tempo, ravvivare di proposito l’amore reciproco, ravvivare i rapporti con tutti, perché non siano ricoperti dalla cenere dell’indifferenza, dell’apatia, dell’egoismo.
«Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo»
Questi atteggiamenti domandano di essere tradotti in fatti, in azioni concrete.
Gesù stesso ha dimostrato cos’è l’amore quando ha sanato gli ammalati, quando ha sfamato le folle, quando ha risuscitato i morti, quando ha lavato i piedi ai discepoli. Fatti, fatti: questo è amare.
Ricordo una madre di famiglia africana: aveva dovuto subire la perdita d’un occhio della propria bambina Rosangela, vittima di un ragazzino aggressivo che l’aveva ferita con una canna e continuava a farsi burla di lei. Nessuno dei genitori del ragazzo aveva chiesto scusa. Silenzio, mancanza di rapporto con quella famiglia la amareggiavano. “Consolati – diceva Rosangela che aveva perdonato – sono fortunata, posso vedere con l’altro occhio!”
“Una mattina – la madre di Rosangela racconta – la mamma di quel ragazzino mi manda a chiamare perché si sente male. La mia prima reazione è: ‘Guarda, ora viene a chiedere aiuto a me, con tanti altri vicini di casa, proprio a me dopo quello che suo figlio ci ha fatto!’
Ma subito ricordo che l’amore non ha barriere. Corro a casa sua. Lei mi apre la porta e mi sviene tra le braccia. L’accompagno in ospedale e le sto vicino fino a quando i medici non se ne prendono cura. Dopo una settimana, uscita dall’ospedale, viene a casa mia per ringraziarmi. L’accolgo con tutto il cuore. Sono riuscita a perdonarla. Ora il rapporto è tornato, anzi è iniziato tutto nuovo”.
Anche la nostra giornata può riempirsi di servizi concreti, umili e intelligenti, espressione del nostro amore. Vedremo crescere attorno a noi la fraternità e la pace.
 Chiara Lubich

Parola di vita pubblicata in Città Nuova, 2006/14, p.9.