Sarai in ogni mio gesto d’amore
Ho ricevuto in regalo un libro, una perla creata dalle
lacrime. È un cantico dei cantici sbocciato da una ferita sanguinante.
Man mano che leggevo, mi accorgevo di non trovare paragoni
per definirlo: un susseguirsi di quadri trasformati in poesia dal dolore, una
serie di propositi e suggerimenti per non rimanere schiacciati dall’angoscia,
una rivisitazione di un passato che non è un ricordo lontano, ma è vivo e dà
senso al presente. La disperazione, la ricerca di un senso del dolore, fanno
del libro un percorso catartico.
L'autrice Maria Teresa Marra Abignente, mediatrice familiare
e medico, dal dramma della morte dell’amato marito Giovanni compone, per chi
soffre, un libro di preghiere, una serie di suggerimenti per entrare nel
mistero del dolore, come viene detto nel retrocopertina “Non basta una vita per
comprendere che nell’amore tutto è vita, anche la morte”:
«Il silenzio è mille volte più potente delle parole, quelle parole che
cercano sempre in ogni modo di rammendare la realtà, che tentano di ricucire un
senso: ma che senso può avere la morte di chi ami? Il silenzio invece squarcia
e lascia tutto aperto. Tutto diventa possibile nel silenzio, anche sentirsi
abbandonati e raccolti nello stesso tempo.»
La prima catarsi si compie dentro le lacrime della stessa
autrice.
«Non vuole costrizioni questo mio
amore per te, vuole danzare libero, vuole riflettersi e moltiplicarsi negli occhi
che incontrerò, nelle mani che stringerò, nelle carezze che ancora sarò in
grado di dare. E mi sembrerà per un attimo di carezzare proprio te, di
riascoltare la tua voce che piano mi sussurra “abbi coraggio, non rinunciare a
vivere”. Mi sembrerà di darti ancora vita.»
E man mano che il silenzio attutisce gli acuti di un grido
che sembra inascoltato, gli occhi vedono meglio e dischiudono sorprendenti
scoperte.
«Le persone vanno via veramente non
quando chiudiamo la porta dopo che sono uscite, ma quando non permettiamo più
loro di entrare».
Il soliloquio di chi soffre è dialogo:
«Qualcuno cercando di consolarmi dice
che ormai avevi terminato il tuo compito su questa terra, ma non è vero: il tuo
cuore era pieno di sogni e di amore da dare ancora, avevi ancora da mietere in
tutti i campi che avevi seminato: chi ci mette in cuore i sogni potrebbe poi
decidere di azzerare tutto? chi ci ha donato la forza e la follia di amare
potrebbe ad un certo punto stabilire che è completato il nostro cammino e fare
come si fa con un contratto scaduto?
Mi piace invece pensare che quel che
avevi in cuore, le tue speranze e i tuoi progetti, gli slanci e i desideri, li
stia ancora adesso portando a termine, ci stia ancora lavorando, ma non da
lassù, non lontano e distante, bensì qua, vicino. E io ti devo aiutare, come
sempre.
Ecco, mi piace pensare che possa
essere lo strumento utile per realizzare i tuoi sogni più belli, quelli più
alti. E tu mi aiuterai a realizzare i miei, come sempre.
In questo modo, solo così, riesco a
non farmi mordere da questa domanda, a non lasciare che inutili sensi di colpa
mi sprofondino in un pozzo senza ragioni.
Il posto della vita è il cuore: il
tuo, quello di carne, ha smesso di battere. Ma non di amare.»
L’amore che arde nel cuore di Maria Teresa, avendo
oltrepassato la prova più dura, diventa parola, luce, progetto.
«Cercherò di
costruire un ponte tra il passato e il presente, cercherò di riportarti su
questa terra, vivo, amante, e lo farò con tutta la forza del mio amore. E il
tuo sguardo diventerà il mio, il tuo sorriso sarà il mio che regalerò a
qualcuno, non importa chi, magari chi è più in lacrime di me; il calore del tuo
braccio sulle mie spalle sarà il calore che riuscirò a donare a chi è più
infreddolito di me. Così ti ritroverò.
Sarai in ogni mio
gesto d’amore.»
Maria Teresa Abignente, Una
vita non basta, Edizioni Romena, 2013