sabato 11 gennaio 2014

Vite compiute



Sono stato in una casa di cura a trovare un amico con il quale ho collaborato quando era in piena forma.
Persona ricca di talenti, un’intelligenza rara. Un soggetto della società ora diventato “oggetto”…
Ci siamo messi a parlare. Era lui, quello di sempre, solo che non sapeva finire le frasi, non aveva più le parole per dirmi il suo pensiero, eppure era contento. Ha acquistato una docilità che lo rende attento a ogni parola che gli altri dicono. E mi sono sentito ascoltato e accolto come mai.
Dov’è quell’uomo ultrasicuro di sé? Dov’è quel temuto dirigente che ti faceva misurare le parole prima che le pronunciassi? Chi è veramente lui? Quello di prima o quello che adesso vive di gesti essenziali.
Tra le poche cose che ha nella sua camera mi ha mostrato la foto della famiglia. L’unico suo bene. Non più biblioteche con libri di varie lingue, non più scrivania carica di corrispondenza e fogli da firmare. Mi ha chiesto di tornare a trovarlo.
Quando sono uscito da quella casa avevo l’impressione che soltanto una vita compiuta sa dire quant’è bella la vita.  

giovedì 9 gennaio 2014

L'importante nella vita (Mandela)




"L'importante nella vita 
è essere capitano della propria anima
e saper comunicare la propria anima agli altri".

              Nelson Mandela

martedì 7 gennaio 2014

Una vita non basta di M.T. Abignente



Sarai in ogni mio gesto d’amore
Ho ricevuto in regalo un libro, una perla creata dalle lacrime. È un cantico dei cantici sbocciato da una ferita sanguinante.
Man mano che leggevo, mi accorgevo di non trovare paragoni per definirlo: un susseguirsi di quadri trasformati in poesia dal dolore, una serie di propositi e suggerimenti per non rimanere schiacciati dall’angoscia, una rivisitazione di un passato che non è un ricordo lontano, ma è vivo e dà senso al presente. La disperazione, la ricerca di un senso del dolore, fanno del libro un percorso catartico.
L'autrice Maria Teresa Marra Abignente, mediatrice familiare e medico, dal dramma della morte dell’amato marito Giovanni compone, per chi soffre, un libro di preghiere, una serie di suggerimenti per entrare nel mistero del dolore, come viene detto nel retrocopertina “Non basta una vita per comprendere che nell’amore tutto è vita, anche la morte”:
«Il silenzio è mille volte più potente delle parole, quelle parole che cercano sempre in ogni modo di rammendare la realtà, che tentano di ricucire un senso: ma che senso può avere la morte di chi ami? Il silenzio invece squarcia e lascia tutto aperto. Tutto diventa possibile nel silenzio, anche sentirsi abbandonati e raccolti nello stesso tempo.»
La prima catarsi si compie dentro le lacrime della stessa autrice.
«Non vuole costrizioni questo mio amore per te, vuole danzare libero, vuole riflettersi e moltiplicarsi negli occhi che incontrerò, nelle mani che stringerò, nelle carezze che ancora sarò in grado di dare. E mi sembrerà per un attimo di carezzare proprio te, di riascoltare la tua voce che piano mi sussurra “abbi coraggio, non rinunciare a vivere”. Mi sembrerà di darti ancora vita.»
E man mano che il silenzio attutisce gli acuti di un grido che sembra inascoltato, gli occhi vedono meglio e dischiudono sorprendenti scoperte.
«Le persone vanno via veramente non quando chiudiamo la porta dopo che sono uscite, ma quando non permettiamo più loro di entrare».
Il soliloquio di chi soffre è dialogo:
«Qualcuno cercando di consolarmi dice che ormai avevi terminato il tuo compito su questa terra, ma non è vero: il tuo cuore era pieno di sogni e di amore da dare ancora, avevi ancora da mietere in tutti i campi che avevi seminato: chi ci mette in cuore i sogni potrebbe poi decidere di azzerare tutto? chi ci ha donato la forza e la follia di amare potrebbe ad un certo punto stabilire che è completato il nostro cammino e fare come si fa con un contratto scaduto?
Mi piace invece pensare che quel che avevi in cuore, le tue speranze e i tuoi progetti, gli slanci e i desideri, li stia ancora adesso portando a termine, ci stia ancora lavorando, ma non da lassù, non lontano e distante, bensì qua, vicino. E io ti devo aiutare, come sempre.
Ecco, mi piace pensare che possa essere lo strumento utile per realizzare i tuoi sogni più belli, quelli più alti. E tu mi aiuterai a realizzare i miei, come sempre.
In questo modo, solo così, riesco a non farmi mordere da questa domanda, a non lasciare che inutili sensi di colpa mi sprofondino in un pozzo senza ragioni.
Il posto della vita è il cuore: il tuo, quello di carne, ha smesso di battere. Ma non di amare.»
L’amore che arde nel cuore di Maria Teresa, avendo oltrepassato la prova più dura, diventa parola, luce, progetto.
«Cercherò di costruire un ponte tra il passato e il presente, cercherò di riportarti su questa terra, vivo, amante, e lo farò con tutta la forza del mio amore. E il tuo sguardo diventerà il mio, il tuo sorriso sarà il mio che regalerò a qualcuno, non importa chi, magari chi è più in lacrime di me; il calore del tuo braccio sulle mie spalle sarà il calore che riuscirò a donare a chi è più infreddolito di me. Così ti ritroverò.
Sarai in ogni mio gesto d’amore.»

Maria Teresa Abignente, Una vita non basta, Edizioni Romena, 2013

lunedì 6 gennaio 2014

La pace verrà (Charles de Foucauld)

Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...
La pace verrà
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...
La pace verrà
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
La pace verrà

domenica 5 gennaio 2014

Consigli di Audrey Hepburn sulla bellezza



Un giornalista americano chiese alla bellissima Audrey Hepburn (attrice, 1929-1993) consigli per la bellezza, e lei suggerì:

“Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.
Per avere uno sguardo luminoso,
cerca il lato buono delle persone.
Per avere un aspetto magro,
condividi il tuo cibo con l’affamato.
Per avere capelli bellissimi, lascia che chi ti ama
li attraversi con le proprie dita almeno una volta al giorno.
Per avere portamento, cammina con la consapevolezza
che non camminerai mai da sola.
Per avere mani curate ricorda che
una è per aiutare te stessa, l’altra è per aiutare gli altri.
La tua bellezza proviene solo dai tuoi occhi,
perché quella è la porta del tuo cuore”.


Foto dal sito dell'attrice

venerdì 3 gennaio 2014

Parola di Vita gennaio 2014



"Cristo, unico fondamento della Chiesa" (cf 1 Cor 3,11)
Era l’anno 50 quando Paolo arrivò a Corinto, la grande città della Grecia famosa per l’importante porto commerciale e vivace per le sue molteplici correnti di pensiero. Per 18 mesi l’apostolo vi annunciò il Vangelo e pose le basi di una fiorente comunità cristiana. Altri dopo di lui continuarono l’opera di evangelizzazione. Ma i nuovi cristiani rischiavano di attaccarsi alle persone che portavano il messaggio di Cristo, piuttosto che a Cristo stesso. Nascevano così le fazioni: “Io sono di Paolo”, dicevano alcuni; e altri, sempre riferendosi all’apostolo preferito: “Io sono di Apollo”, oppure: “Io sono di Pietro”.
Davanti alla divisione che turbava la comunità, Paolo afferma con forza che i costruttori della Chiesa, paragonata ad un edificio, ad un tempio, possono essere tanti, ma uno solo è il fondamento, la pietra viva: Cristo Gesù.
Soprattutto questo mese, durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, le Chiese e le comunità ecclesiali ricordano insieme che Cristo è l’unico loro fondamento, e che soltanto aderendo a Lui e viven­do l’unico suo Vangelo possono trovare la piena e visibile unità tra di loro.
“Cristo, unico fondamento della Chiesa”
Fondare la nostra vita su Cristo significa essere una sola cosa con Lui, pensare come Lui pensa, volere ciò che Lui vuole, vivere come Lui ha vissuto.
Ma come fondarci, radicarci su di Lui? Come diventare una cosa sola con Lui?
Mettendo in pratica il Vangelo.
Gesù è il Verbo, ossia la Parola di Dio che si è incarnata. E se Egli è la Parola che ha assunto la natura umana, noi saremo veri cristiani se saremo uomini e donne che informano tutta la loro vita della Parola di Dio.
Se noi viviamo le sue parole, anzi, se le parole sue ci vivono, sì da fare di noi “Parole vive”, siamo uno con Lui, ci stringiamo a Lui; non vive più l’io o il noi, ma la Parola in tutti. Potremo pensare che vivendo così daremo un contributo perché l’unità tra tutti i cristiani diventi una realtà.
Come il corpo respira per vivere, così l’anima per vivere vive la Parola di Dio.
Uno dei primi frutti è la nascita di Gesù in noi e tra noi. Questo provoca un mutamento di mentalità: inietta nei cuori di tutti, siano essi europei o asiatici o australiani o americani o africani, gli stessi sentimenti di Cristo di fronte alle circostanze, alle singole persone, alla società. [...]
La Parola vissuta rende liberi dai condizionamenti umani, infonde gioia, pace, semplicità, pienezza di vita, luce; facendoci aderire a Cristo, ci trasforma a poco a poco in altri Lui.
“Cristo, unico fondamento della Chiesa”
Ma c’è una Parola che riassume tutte le altre, è amare: amare Dio e il prossimo. Gesù sintetizza in questa “tutta la Legge e i Profeti” (cf Mt 22,40).
Il fatto è che ogni Parola, pur essendo espressa in termini umani e diversi, è Parola di Dio; ma siccome Dio è Amore, ogni Parola è carità.
Come vivere allora questo mese? Come stringerci a Cristo “unico fondamento della Chiesa”? Amando come Lui ci ha insegnato.
“Ama e fa’ quello che vuoi”[1], ha detto sant’Agostino, quasi sintetizzando la norma di vita evangelica, perché amando non sbaglierai, ma adempirai in pieno la volontà di Dio.
Chiara Lubich


[1]     In Jo. Ep. tr., 7,8.
Pubblicata su Città Nuova 2004/24, p.7, in versione integrale