martedì 8 aprile 2014

Dio creò l'uomo a sua immagine



«Dio creò l’uomo a sua immagine;  a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò …»
[…]
Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.
Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si "rispecchia" in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza.
[…]
Gli sposi infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio.
E’ davvero un disegno stupendo quello che è insito nel sacramento del Matrimonio! E si attua nella semplicità e anche nella fragilità della condizione umana. Sappiamo bene quante difficoltà e prove conosce la vita di due sposi… L’importante è mantenere vivo il legame con Dio, che è alla base del legame coniugale.

Dalla catechesi tenuta il 02 Aprile 2014 da papa Francesco durante la tradizionale Udienza Generale del mercoledì. CITTA' DEL VATICANO, piazza San Pietro

lunedì 7 aprile 2014

Papa Francesco continua a stupire



Dopo la preghiera dell’Angelus di domenica 6 aprile 2014, papa Francesco ha offerto ai presenti in Piazza S. Pietro un Vangelo tascabile: «Avvicinatevi ai posti e prendete il Vangelo. Prendetelo, portatelo con voi, e leggetelo ogni giorno: è proprio Gesù che vi parla lì! È la Parola di Gesù: questa è la Parola di Gesù! (...) E come Lui vi dico: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date, date il messaggio del Vangelo! Ma forse qualcuno di voi non crede che questo sia gratuito. "Ma quanto costa? Quanto devo pagare, Padre?". Facciamo una cosa in cambio di questo dono, fate un atto di carità, un gesto di amore gratuito, una preghiera per i nemici, una riconciliazione, qualcosa…».

Precisando con forza l’importanza di leggere la Parola di Dio : “…è Gesù che ci parla lì! E accoglierla con cuore aperto. Allora il buon seme porta frutto!”.


domenica 6 aprile 2014

Dio sempre più muto



Tu Dio sempre più muto
silenzio che più si addensa
più esplode: e ti parlo, ti parlo
e mi pento
e balbetto e sussurro sillabe
a me stesso ignote:
ma so che odi e ascolti
e ti muovi a pietà:
allora anch’io mi acquieto
e faccio silenzio.


David Maria Turoldo (1916-1992)
Religioso dei “Servi di Maria” e poeta

sabato 5 aprile 2014

Impariamo dal Kintsugi


Maria Teresa Garagnani fa dono a me e a tutti i lettori, del Kintsugi, un'antica usanza giapponese di cui ha sentito parlare a un recente incontro di esperti di vita familiare, come metafora della vita:  

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con l’oro. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi”.
Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in occidente fa fatica a fare pace con le crepe. “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perché il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico- arcaico, mitico , simbolico – invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita. La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ricomposizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto…. Questa tecnica si chiama “amore”.
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia un segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro.
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa, e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.

giovedì 3 aprile 2014

David Rider

Con gioia porto a conoscenza di molti 
la notizia di uno spettacolo di
David Rider a Roma.
Ho la fortuna di conoscerlo e 
di averlo intervistato:

http://rivista.cittanuova.it/c/332807/La-grande-possibilit%C3%A0-di-David.html

Congratulazioni, David!
Con il tip-tap bussi alla porta
del Paradiso.
grazie!
Tanino


Gesù in agonia

"Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo;
non bisogna dormire durante questo tempo."

Blaise Pascal (1623-1662), matematico, filosofo e teologo francese 

mercoledì 2 aprile 2014

Sii paziente

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e ...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che non possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivi le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.

Rainer Maria Rilke (1875-1926) poeta e drammaturgo austriaco di origine boema

martedì 1 aprile 2014

Parola di Vita - aprile 2014 - Un comandamento nuovo

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34).
Vorrai sapere quando Gesù ha detto queste parole. Ecco, egli parla così prima che inizi la sua passione. Pronuncia infatti allora un discorso d’addio che costituisce il suo testamento, di cui queste parole fanno parte.
Pensa quindi quanto sono importanti!
Se quello che dice un padre prima di morire, non si dimentica più, che sarà delle parole d’un Dio?
Prendile allora molto sul serio e cerchiamo insieme di capirle profondamente.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”

Gesù sta per morire e quanto dice risente di questo prossimo evento. La sua imminente partenza infatti richiede soprattutto la soluzione d’un problema. Come può fare egli a rimanere fra i suoi per portare avanti la Chiesa?
Tu sai che Gesù è presente, ad esempio, nelle azioni sacramentali: nella Eucaristia della Messa egli si fa presente.
Ebbene, anche dove si vive l’amore vicendevole Gesù è presente. Egli ha detto infatti: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome (e ciò è possibile mediante il reciproco amore), io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Nella comunità dunque la cui profonda vita è l’amore reciproco, egli può rimanere efficacemente presente. E attraverso la comunità può continuare a rivelarsi al mondo, può continuare ad influire sul mondo.
Non ti pare splendido? Non ti vien voglia di vivere subito quest’amore assieme ai cristiani tuoi prossimi?
Giovanni, che riporta le parole che stiamo approfondendo, vede nell’amore reciproco il comandamento per eccellenza della Chiesa la cui vocazione è appunto esser comunione, esser unità.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”

Gesù dice subito dopo: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).
Se vuoi dunque cercare il vero segno di autenticità dei discepoli di Cristo, se vuoi conoscere il loro distintivo, devi individuarlo nell’amore reciproco vissuto.
I cristiani si riconoscono a questo segno. E, se questo manca, il mondo non scoprirà più nella Chiesa Gesù.
L’amore reciproco crea l’unità. Ma che cosa fa l’unità? “… Siano uno – dice ancora Gesù – affinché il mondo creda…” (Gv 17,21). L’unità, rivelando la presenza di Cristo, trascina il mondo al suo seguito. Il mondo di fronte all’unità, al reciproco amore, crede in Lui

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”

Nello stesso discorso d’addio Gesù dice “suo” questo comandamento. E’ suo e quindi gli è particolarmente caro.
Non devi intenderlo semplicemente come una norma, una regola o un comandamento accanto agli altri. Qui Gesù vuol rivelarti un modo di vivere, vuol dirti come impostare la tua esistenza. Infatti i primi cristiani mettevano questo comandamento alla base della loro vita. Diceva Pietro: “Soprattutto conservate fra voi una grande carità” (1 Pt 4,8).
Prima di lavorare, prima di studiare, prima di andare a Messa, prima di ogni attività, verifica se regna fra te e chi vive con te il mutuo amore. Se è così, su questa base, tutto ha valore. Senza questo fondamento nulla è gradito a Dio.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”

Gesù ti dice inoltre che questo comandamento è “nuovo”. “Vi do un comandamento nuovo”. Che vuol dire? Forse che questo comandamento non era conosciuto? No. “Nuovo” significa fatto per i “tempi nuovi”.Di che, dunque, si tratta?
Vedi: Gesù è morto per noi. Dunque ci ha amato fino all’estrema misura. Ma che amore era il suo? Non certo come il nostro. Il suo era ed è un amore “divino”. Egli dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi” (Gv 15,9). Ci ha amato, dunque, con quello stesso amore col quale Lui e il Padre si amano.
E con quello stesso amore noi dobbiamo amarci a vicenda per attuare il comandamento “nuovo”.
Un amore simile però tu, come uomo o donna, non l’hai. Ma sta’ felice perché come cristiano lo ricevi. E chi te lo dà? Lo Spirito Santo lo infonde nel tuo cuore, nei cuori di tutti i credenti.
C’è allora un’affinità tra il Padre, il Figlio e noi cristiani per l’unico amore divino che possediamo. E’ questo amore che ci inserisce nella Trinità. E’ questo amore che ci fa figli di Dio.
E’ per questo amore che cielo e terra sono collegati come da una grande corrente. Per questo amore la comunità cristiana è portata nella sfera di Dio e la realtà divina vive in terra dove i credenti si amano.
Non ti sembra divinamente bello tutto questo e straordinariamente affascinante la vita cristiana?
Chiara Lubich
Pubblicata in Città Nuova 1980/8, pp.40-41.