giovedì 10 gennaio 2019

L'uomo è un mistero


L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo: io studio questo mistero perché voglio essere un uomo.

F. DostoevskijLettere sulla creatività, Feltrinelli Editore, Milano, 2011, pag.26

mercoledì 9 gennaio 2019

La novità della vita quotidiana è proprio la vita quotidiana. A. D'Avenia


Alessandro D’Avenia "L'Epifania quotidiana"

... La noia è l’assenza del nuovo. Non intendo «nuovo» in opposizione a «vecchio» ma a «sempre uguale». Qualcosa è nuova non quando è «la più recente», ma quando è «inesauribile». Il modello «più recente» di un oggetto mi illude, ma è già vecchio quando lo compro e comincio a usarlo, mentre «nuovo» è ciò che si rinnova di continuo grazie a una interna energia vitale, come gli anelli di un albero che si formano, di anno in anno, attorno al suo centro. «Non nuovo» è tutto ciò che non può dare più nulla: è esaurito, a prescindere dall’età. Una sonata di Beethoven, un quadro di Van Gogh, un canto di Dante, il volto della persona amata, sono sempre nuovi perché danno qualcosa di più ad ogni incontro, non si esauriscono come un «tormentone» che dura una stagione. Gli autori del nuovo non sono semplici «innovatori», ma coloro che hanno costruito, per tutti, un pozzo a cui attingere dalla vita vera.

Il nuovo non è quindi il «diverso» dal solito, ma «lo stesso» che non diventa mai «uguale»: è un «solito» inesauribile. Chi ama lo sa: trova sempre il nuovo nella stessa persona. Il nuovo dipende quindi dall’amore: ricevo la vita contenuta in ciò che incontro veramente, ciò a cui mi apro e che curo. ...

Da Il corriere della Sera 07 gennaio 2019
Vedi in:
https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2019/01/alessandro-davenia-lepifania-quotidiana.html

martedì 8 gennaio 2019

Dove c'è il Vangelo...



Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. 
Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: 
è rivoluzionario. 

Papa Francesco

lunedì 7 gennaio 2019

La paura





Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura.
E la paura più grande è quella dell’ignoto.

Philip H. Lovecraft (1890-1937), scrittore, poeta e critico letterario statunitense

domenica 6 gennaio 2019

Ogni uomo è unico


Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità.

Hannah ArendtVita Activa: la condizione umana, Bompiani, Milano, 1994

sabato 5 gennaio 2019

Gente che attende...





Mi da fastidio stare con gente che dice di attendere la vita nuova con la stessa noia con cui si attende il tram.

Ignazio Silone

venerdì 4 gennaio 2019

Marco Aquini

La morte è sempre una sconvolgente sorpresa anche se tutti sappiamo che nella data di nascita è contenuta anche quella della fine. 
Stavolta la sorpresa è anche una domanda: un uomo così necessario alla costruzione di un mondo migliore può andarsene? 
E Marco se n'è andato velocemente, in un'età che non faceva sospettare una fine. 
Se n'è andato. 
Quando, non molte settimane fa, avevo saputo della malattia, gli ho mandato un piccolo regalo ma non ho voluto disturbarlo. Speravo di rivederlo sano. 
Marco, uno tra i primi gen friulani, la seconda generazione dei focolarini, era diventato lui stesso focolarino, cioè aveva consacrato la sua vita perché prendesse "corpo" l'ideale dell'unità racchiuso nel cuore del testamento di Gesù, secondo il vangelo di Giovanni.
E lo ha fatto con la sua fedeltà, con la sua intelligenza e con una silenziosa presenza che era attesa di compimento. 
Ecco chi era Marco: lasciava che in ogni uomo si compisse il suo essere uomo. Non interveniva con consigli o direttive. Attendeva. 
Non creava imbarazzo il suo silenzio, ma suggeriva di ritornare al proprio centro, dove mistero e attesa si confondono e danno occhi nuovi.


Presenza vivente





[Dio Padre] Presenza vivente, immanente nel creato e nelle creature che guida verso il compimento del loro specifico e personale destino.

Giovanni Vannucci (1913-1984), religioso, teologo italiano

giovedì 3 gennaio 2019

Non è la carne e il sangue...





Non è la carne e il sangue, ma il cuore a renderci padri e figli.

Friedrich Schiller (1759-1805), poeta, filosofo e storico tedesco.

mercoledì 2 gennaio 2019

Parola di Vita - Gennaio 2019

“La giustizia e solo la giustizia seguirai.” (Dt 16,20)
Il Libro del Deuteronomio si presenta come una serie di discorsi pronunciati da Mosè al termine della sua vita. Egli ricorda alle nuove generazioni le leggi del Signore, mentre contempla da lontano la Terra Promessa verso la quale ha coraggiosamente guidato il popolo di Israele.
In questo Libro, la “legge” di Dio è presentata prima di tutto come la “parola” di un Padre che si prende cura di tutti i suoi figli. È un cammino di vita, che Egli dona al suo popolo per realizzare un progetto di Alleanza. Se il popolo la osserverà fedelmente, per amore e gratitudine più che per paura dei castighi, continuerà a gustare la vicinanza e la protezione di Dio.
Uno dei modi per realizzare concretamente questa Alleanza ricevuta in dono da Dio consiste nel perseguire con decisione la giustizia. Il fedele la attua quando ricorda con gratitudine la scelta che Dio ha fatto del suo popolo ed evita di adorare chiunque se non il Signore, ma anche quando rifiuta benefici personali che gli oscurano la coscienza davanti alle necessità del povero.
“La giustizia e solo la giustizia seguirai”.
L’esperienza quotidiana ci mette davanti a tante situazioni di ingiustizia, anche gravi, soprattutto a danno dei più deboli, di coloro che sopravvivono ai margini delle nostre società. Quanti Caino usano violenza sul fratello o la sorella!
Lo sradicamento di disuguaglianze ed abusi è una fondamentale esigenza di giustizia, a cominciare dal nostro cuore e dai luoghi della nostra vita sociale.
Eppure Dio non compie la sua giustizia distruggendo Caino, ma piuttosto si preoccupa di proteggerlo perché riprenda il cammino (Cf. Gen 4, 8-16). La giustizia di Dio è dare vita nuova.
Come cristiani abbiamo incontrato Gesù. Con le sue parole e i suoi gesti, ma soprattutto con il dono della vita e la luce della Risurrezione, Egli ci ha svelato che la giustizia di Dio è il suo amore infinito per tutti i suoi figli.
Attraverso Gesù si apre anche per noi la strada per mettere in pratica e diffondere la misericordia e il perdono, fondamento anche della giustizia sociale.
“La giustizia e solo la giustizia seguirai”.
Questo versetto della Scrittura è stato scelto per celebrare la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 che, nell’emisfero nord, ricorre dal 18 al 25 gennaio. Se anche noi accoglieremo questa Parola, potremo impegnarci a cercare le vie della riconciliazione, prima di tutto tra cristiani. Mettendoci poi al servizio di tutti, risaneremo efficacemente le ferite dell’ingiustizia.
È quanto da alcuni anni sperimentano cristiani di varie chiese, che insieme si dedicano ai detenuti nella città di Palermo (Italia). L’iniziativa è nata da Salvatore, membro di un’associazione evangelica: “Mi sono reso conto dei bisogni spirituali ed umani di questi nostri fratelli. Molti di essi non avevano familiari in grado di aiutarli. Confidai in Dio e parlai di ciò a tanti fratelli della mia chiesa e di altre chiese». Aggiunge Christine, della chiesa anglicana: «Poter aiutare questi fratelli bisognosi ci rende contenti perché rende concreta la provvidenza di Dio che vuole far arrivare il Suo Amore a tutti, tramite noi». E Nunzia, cattolica: «Ci è sembrata un'occasione sia per aiutare i fratelli nel bisogno sia per contribuire ad annunciare Gesù anche con le piccole cose materiali».
È una realizzazione di quanto espresso da Chiara Lubich nel 1998, nella chiesa evangelica di Sant’Anna ad Augsburg, durante un incontro ecumenico:
«[...] Se noi cristiani diamo uno sguardo alla nostra storia [...] non possiamo non rimanere addolorati nel costatare come essa è stata spesso un susseguirsi di incomprensioni, di liti, di lotte. Colpa certamente di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali ...; ma anche del venir meno fra i cristiani di quell'elemento unificatore loro tipico: l'amore.
Un lavoro ecumenico sarà veramente fecondo in proporzione di quanto chi vi si dedica vedrà in Cristo crocifisso e abbandonato che si riabbandona al Padre, la chiave per capire ogni disunità e per ricomporre l'unità [...]. E l'unità vissuta ha un effetto [...]. Si tratta della presenza di Gesù fra più persone, nella comunità. "Dove due o tre - ha detto Gesù - sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). Gesù fra un cattolico ed un evangelico che si amano, fra anglicani e ortodossi, fra un’armena e una riformata che si amano. Quanta pace sin d'ora, quanta luce per un retto cammino ecumenico!»(1).
Letizia Magri
(1) C. Lubich, “Preghiera ecumenica per l’Avvento”, Augsburg (Germania), 29 novembre 1998.