mercoledì 16 dicembre 2020

Giuseppe Garagnani

 



Ho avuto notizia che ieri 15 dicembre ’20, poco prima delle 18, si è compiuta la vita di Giuseppe Garagnani

Era stato direttore della rivista Città Nuova e, siccome c’era un’amicizia che mi faceva comunicare a lui quello che vivevo, gli avevo “raccontato” allora un momento vissuto in un bosco nella periferia di Bratislava. 

Quella riflessione l’ho vista poi pubblicata sulla rivista e da quel momento, per le reazioni positive all’articolo, è sbocciata la richiesta di altri momenti di vita.

Quei racconti sono diventati nel tempo dei libretti diffusi assieme alla rivista. Le pubblicazioni mi hanno meritato il premio “Telamone 2011” per l’umanitas contenuta nelle narrazioni. 

Giuseppe era così: provocava, svegliava il talento che l’altro è. 

E per questo, e non soltanto, la mia grata commozione verso Giuseppe è immensa. 

Ripubblico l’articolo “galeotto” piaciuto al Garagnani. 


-------------------------------------------------------------------------

 

Nel primo pomeriggio esco per una passeggiata. La neve è sempre una piacevole novità e il bosco mi sembra ancor più incantato. Seguo il sentiero tracciato dalle orme di qualcuno e mi stupisce lo splendore del bianco tagliato con forza dalle trame minacciose degli alberi, artigli ossuti aggrappati ad un cielo senza qualità. Mi sento stanco, schiacciato da situazioni che assommate ad altre hanno creato una coperta spessa che mi impedisce di capire il senso di ciò che mi sta accadendo. Parlo tra me e me. Interrogo la voce che dentro sempre mi ha accompagnato. Sembra sepolta, cancellata. Cerco, con presuntuosa compiacenza, qualche soluzione immediata, qualche preciso sentiero di uscita. Silenzio. Tutto è ovattato, senza voce. Poi la neve, nella sua innocenza, mi distrae. Da bambino, in Sicilia, non sapevo cosa fosse la neve e quando mio padre preparava il presepe, la pastorale, sulle casette fatte da cartoncino spalmato di colla di farina e coperto da sughero grattato, mettevamo grossi fiocchi di cotone, sparsi qua e là. Ora di neve ne godo tanta e non vedo gli aspetti disagevoli che comporta. Sono nel cuore del bosco e mi accorgo che sto parlando a voce alta. Mi soffoca il ricordo delle cose fatte male, l’evidenza dei miei difetti, gli errori ricorrenti, i vuoti mai riempiti. Questa insopportabile imperfezione denuncia la mia friabilità. E la voce che mi consolava ora è annegata nel silenzio che stagna dentro di me. La neve scricchiola sotto i miei passi. Una volta ho letto che dal rumore della neve si può capire quanti gradi sotto zero siamo. Mi fermo per guardare in alto fin dove si protendono gli artigli degli alberi. Anch’io sto implorando. Il mio dolore riuscirà a sorpassare quei rami? La mia preghiera si svincolerà dallo spessore vischioso del silenzio? Nessuna risposta. Girando lo sguardo attorno, resto attonito per la suggestiva scena che mi abbraccia. Come mai non ho notato questo scenario? Non vedo più tronchi neri ma volumi che appena emergono dal bianco. Da questo lato gli alberi non sono più neri, sono stati assaliti dalla neve. La neve sui rami appesantiti ha creato un ricamo che scende fino a me. Passo sotto, quasi a piegarmi fino a terra, sotto un arco di trionfo intarsiato da un artista senza pari. Mi vengo a trovare al posto dove la superba altezza degli alberi mi dà sempre l’idea di un tempio costruito dai ciclopi. Il candore ha messo guanti gentili anche ai loro rudi e severi capitelli. Quante sfide, quanti venti, quante bufere, quante arsure! Ma ora è festa. Mi torna in mente una frase di Benedetto XVI ad una Messa di Natale: “È il Creatore dell’universo ridotto all’impotenza di un neonato. Accettare questo paradosso, il paradosso del Natale è scoprire la verità che rende liberi, l’Amore che trasforma l’esistenza. Nella notte di Betlemme, il Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle strade insidiose della storia”. Il paradosso del Natale! Il Creatore ridotto all’impotenza. Al silenzio. Devo attendere che cresca perché mi dia le risposte di cui ho urgenza? O sono io che devo raggiungerlo nella sua piccolezza, nella sua debolezza? La scena che mi accompagna ai due lati è decisamente solenne, festosa; navate di una cattedrale innalzata per me. Il silenzio mi permette di udire una melodia antica: è il coro che accompagna sempre i paradossi dell’Amore ed ha bisogno di molto silenzio. Di ascolto. L’effimero e provvisorio sentiero segnato dai miei passi mi sta conducendo verso Natale.

martedì 15 dicembre 2020

Ogni vita


 Ogni vita è una espirazione di Dio, 

come ogni morte ne è una inspirazione. 

 


Herman Hesse (1877-1962), scrittore, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero. 

 

domenica 13 dicembre 2020

La perfezione dell'amore


 Nell'amore la perfezione è proporzionata alla sua libertà, e questa alla sua purezza.

 

Thomas Merton (1915-1968), monaco trappista, mistico, scrittore e poeta.

venerdì 11 dicembre 2020

Dubita di te stesso


 


Dubita sempre di te stesso, fino a che i dati non lasciano spazio a dubbi.


Louis Pasteur (1822-1895), chimico, biologo francese.

 


mercoledì 9 dicembre 2020

Si incontra Dio...


 

Dio lo si incontra non grazie a offerte o sacrifici ma mediante un cuore che, libero da ogni schiavitù, si apre a legami d’amore. 

A dire la verità di quello che siamo, non è una professione verbale di identità ma la vita offerta per qualcuno.


Antonio Savone

lunedì 7 dicembre 2020

L'anima di un bambino


 


L'anima di un bambino è proprio come un bambino; non si riesce mai ad afferrarlo se gli si corre dietro. Bisogna star fermi e, dopo un poco, tornerà da solo per amore.

 

Arthur Miller (1915-2005), drammaturgo e giornalista statunitense.

sabato 5 dicembre 2020

Il primo posto


Il Buon Dio è migliore giudice di noi; noi siamo portati a mettere al primo posto le opere, i cui effetti sono visibili e tangibili; Dio dà il primo posto all'amore e poi al sacrificio ispirato dall'amore e all'obbedienza derivante dall'amore. 

Beato Charles de Foucauld (1877-1916). 

venerdì 4 dicembre 2020

Non giudicare le giornate...


Non giudicare le giornate da quello che raccogli, 

ma dai semi che hai piantato.


Robert Louis Stevenson (1850-1894), scrittore, drammaturgo e poeta scozzese.

giovedì 3 dicembre 2020

Un grave errore


 

La gente commette il grave errore di pensare che un elenco di fatti sia la verità. I fatti sono soltanto l’ossatura da cui la verità è prodotta.


Shelby Foote (1916-2005), scrittore, giornalista e storico statunitense.

mercoledì 2 dicembre 2020

Per ogni ostacolo


 

Il modo migliore per trattare gli ostacoli è di usarli come trampolino di lancio.

Enid Blyton (1897-1968),  scrittrice inglese, famosa soprattutto per la letteratura per ragazzi.