Gelida mattina alla stazione Termini di Roma, ora stazione Giovanni Paolo
II.
Mi affretto a un appuntamento. In senso contrario al mio passo veloce, un barbone trascina
lentamente una spessa coperta e guarda avanti senza vedere nessuno.
Verso dove va?
Torno indietro, gli chiedo se ha bisogno di
qualcosa. Labbra sottolineate da bava
secca non sanno rispondermi. Non comprende e non mi vede, anche se sono nel giro
dei suoi occhi.
Nelle mani, che tremano nel trattenere la coperta, cerco di
mettere delle caramelle.
Mi guarda, forse mi vede, e riprende il cammino verso
il nulla, trascinando sul marciapiede la sua coperta, tutto il suo bene.
Quell’uomo mi ricorda che ho iniziato la giornata con la
voglia di viverla come se fosse l’unica della vita.