giovedì 24 ottobre 2013

Chi è l'uomo?


Leggendo questo brano di Madre Teresa mi sono ancor meglio convinto che soltanto le persone "grandi" sanno riconoscere la grandezza dell'uomo, di ogni uomo.



«Signore amatissimo, fa’ ch’io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli. Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell’arrogante, fa’ ch’io possa ancora riconoscerti e dire: “Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti”. Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti...


O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell’intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato. Signore aumenta la mia fede (Lc 17,5), benedici i miei sforzi e il mio compito, ora e sempre
».


Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità,
Something Beautiful for God


mercoledì 23 ottobre 2013

Questa società non l'abbiamo creata noi




Pubblico qui la reazione di Stefano a un commento lasciato da Giorgio http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6940288578021849608&postID=9068384156919999749
Sembrerebbero due culture in lotta: c’è ricerca di un mondo migliore. Sono d’accordo con Stefano e lo ringrazio, ma ringrazio anche Giorgio.

In risposta a Giorgio vorrei dire che io sono della parte opposta, sono un alunno. Rammento che la nostra non è la generazione del disimpegno o della cultura spicciola. E' la generazione dei giovani abbandonati a se stessi, perché nessuno si preoccupa veramente della loro identità, della loro anima che in una società così meschina è facile se non certo che si perda. Lo dico perché l'ho constatato ultimamente… Miei coetanei che credevo "stupidi" o superficiali nel comportarsi, in realtà, covano in loro una grande carenza di vero affetto e valori veri. Allora per piacere non lamentatevi sempre di noi giovani, ricordatevi che nessuno nasce cattivo, svogliato, stanco etc. ma ciò è frutto di un'esistenza che a volte, e parlo anche per me, sembra assurda, soprattutto in una società consumistica e materialistica. E, permettetemelo di dire, non l'abbiamo creata noi!!!


martedì 22 ottobre 2013

I diavoli

«Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere»

da "Le lettere di Berlicche" di C. S. Lewis

lunedì 21 ottobre 2013

L’ineffabile gioia del perdono



Insegnavo “religione” in un istituto tecnico. L’inizio non fu facile sia per la complessità della materia, sia perché gli studenti avevano sempre considerato quell’ora come riposo o per studiare altro. Con fatica trovai un mio spazio e lentamente una vera intesa con gli alunni, ma non fu così con i colleghi, con uno in particolare. Un giorno in sala professori, con un tono di voce che potesse arrivare a tutti, mi disse senza guardarmi in faccia: “Ma tu, caro collega, non hai trovato un altro modo per rubare soldi?”. Non fu facile ma trovai come risposta una battuta che facesse ridere tutti. A un cineforum, dopo un mio intervento, si arrampicò sui vetri per dimostrare l’infondatezza di quanto avevo detto. Era evidente che ero il suo bersaglio.
A una gita scolastica, una notte il collega si ubriacò da non reggersi in piedi. Lo accompagnai nella sua camera. Stava male. Quando vomitò l’abbondante cena e l’alcool, cominciò a rendersi conto di chi stava accanto a lui. Imbarazzato, con la vergogna di un bambino, chiese perché non lo avessi mandato al diavolo. Era difficile spiegargli la gioia del perdono.