giovedì 23 luglio 2015

Il bambù

In un magnifico giardino cresceva un bambù dal nobile aspetto.
Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi.
Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva robusto e bello.
Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice.
Un giorno, il Signore si avvicinò al suo amato albero e gli disse: 
“Caro bambù, ho bisogno di te”.
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato
creato e disse, con grande gioia: “Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi”.
La voce del Signore era grave: “Per usarti devo abbatterti! ”
Il bambù si spaventò: “Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi
del tuo giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore,
ma per favore, non abbattermi”.
“Mio caro, bambù”, continuò il Signore, 
“se non posso abbatterti, non posso usarti”.
Il giardino piombò in un profondo silenzio. Anche il vento smise di
soffiare. Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò:
“Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi”.
“Mio caro bambù”, disse ancora il Signore, “non solo devo abbatterti,
ma anche tagliarti i rami e le foglie”.
“Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie! ”.
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volò via. 
Tremando, il bambù disse fiocamente: “Signore, tagliali”.
“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e
strapparti il cuore. Se non posso fare questo, non posso usarti”.
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò: “Signore, spacca e strappa”.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami e le foglie,
lo spaccò in due e gli estirpò il cuore. Poi lo portò dove sgorgava una
fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità.
Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell'amato bambù e
diresse l'altra verso i campi inariditi.
La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e
raggiunse i campi. Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo.
Così il bambù divenne una grande benedizione, 
anche se era stato abbattuto e distrutto.
Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso
e si specchiava nella propria bellezza.
Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale,
che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.
Noi la chiamiamo “sofferenza”. Dio la chiama “ho bisogno di te”.

                                          Bruno Ferrero


mercoledì 22 luglio 2015

Un'idea morta





"Un'idea morta produce più fanatismo di un'idea viva; 
anzi, soltanto quella morta ne produce. 
Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte". 

Leonardo Sciascia

martedì 21 luglio 2015

Uno sconosciuto è mio amico


Uno sconosciuto è mio amico,
uno che io non conosco,
uno sconosciuto lontano lontano.
Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia.
Perché Egli non è presso di me.
Perché Egli forse non esiste affatto?
Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?
Che colmi tutta la terra della tua assenza?


Pär Fabian Lagerkvist
da Poesie, Guaraldi Ed. 1991, p.111

lunedì 20 luglio 2015

Aiuta la barca del fratello


Aiuta la barca del fratello ad attraversare 
e anche la tua raggiungerà l’altra riva

                                     Proverbio Indù

domenica 19 luglio 2015

Arturo Paoli

E' morto recentemente fr. Arturo Paoli.
Una voce importante della Chiesa.

“L’identità è per me la scoperta di stare al mondo fra gli altri come un essere necessario. Se io non esistessi, all’umanità mancherebbe qualcosa nel suo cammino verso la meta del suo essere vera”.


Arturo Paoli (1912-2015)

sabato 18 luglio 2015

Perché credere in Dio?



Un giorno Ben Gurion chiese a Martin Buber:
“Professor Buber, perché crede in Dio?”.
Buber rispose:
“Se si trattasse di un Dio di cui potessimo solo parlare,
non ci crederei:
ma poiché si tratta di un Dio con cui possiamo parlare, allora ci credo”.


Citato da H. Ott, Gott
Kreuz-Verlag, Stuttgart 1971, pag. 113