venerdì 9 giugno 2023

Il gusto di vivere


 Il pericolo maggiore che possa temere l'umanità non è una catastrofe che venga dal di fuori, non è né la fame né la peste, è invece quella malattia spirituale, la più terribile, perché il più direttamente umano dei flagelli, che è la perdita del gusto di vivere.

Teilhard de Chardin

 

martedì 6 giugno 2023

parola di Vita - Giugno 2023

 

“Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” (2Cor 13,11).

L’apostolo Paolo ha seguito con amore lo sviluppo della comunità cristiana nella città di Corinto; l’ha visitata e sostenuta in momenti difficili.

Ad un certo punto però, con questa lettera, deve difendere se stesso da accuse di altri predicatori, per i quali lo stile di Paolo era discutibile: non si faceva retribuire per il suo lavoro missionario, non parlava secondo i canoni dell’eloquenza, non si presentava con lettere di raccomandazione a sostegno della sua autorità, proclamava di comprendere e vivere la propria debolezza alla luce dell’esempio di Gesù.

Eppure, nel concludere la lettera, Paolo consegna ai Corinti un appello pieno di fiducia e di speranza:

“Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.

La prima caratteristica che balza agli occhi è che le sue esortazioni sono rivolte alla comunità nel suo insieme, come luogo in cui si può sperimentare la presenza di Dio. Tutte le fragilità umane che rendono difficile la comprensione reciproca, la comunicazione leale e sincera, la concordia rispettosa delle diversità di esperienze e di pensiero, possono essere sanate dalla presenza del Dio della pace.

Paolo suggerisce alcuni comportamenti concreti e coerenti alle esigenze dal vangelo: tendere alla realizzazione del progetto di Dio su ciascuno e su tutti, come fratelli e sorelle; rimettere in circolo lo stesso amore consolante di Dio che abbiamo ricevuto; prendersi cura gli uni degli altri, condividendo le aspirazioni più profonde; accogliersi a vicenda, offrendo e ricevendo misericordia e perdono; alimentare la fiducia e l’ascolto.

Sono scelte affidate alla nostra libertà, che talvolta richiedono il coraggio di essere “segno di contraddizione” nei confronti della mentalità corrente.

Per questo, l’apostolo raccomanda anche di incoraggiarsi a vicenda in questo impegno. Ciò che vale per lui è custodire e testimoniare nella gioia il valore inestimabile dell’unità e della pace, nella carità e nella verità. Tutto, sempre, fondato sulla roccia dell’amore incondizionato di Dio che accompagna il suo popolo.

“Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.

Per vivere questa Parola di vita, guardiamo anche noi, come Paolo, all’esempio e ai sentimenti di Gesù, venuto a portarci una pace tutta sua (1). Essa infatti «[…] non è soltanto assenza di guerra, di liti, di divisioni, di traumi. […]: è pienezza di vita e di gioia, è salvezza integrale della persona, è libertà, è fraternità nell’amore fra tutti i popoli. […] E cosa ha fatto Gesù per donarci la “sua” pace? Ha pagato di persona. […] Si è messo in mezzo ai contendenti, si è fatto carico degli odi e delle separazioni, ha abbattuto i muri che separavano i popoli (2). […]

Anche a noi la costruzione della pace richiede un amore forte, capace di amare perfino chi non contraccambia, capace di perdonare, di superare la categoria del nemico, di amare la patria altrui come la propria. […] Essa ancora esige da noi cuore e occhi nuovi per amare e vedere in tutti altrettanti candidati alla fratellanza universale. […] “Il male nasce dal cuore dell’uomo”, scriveva Igino Giordani, e “per rimuovere il pericolo della guerra occorre rimuovere lo spirito di aggressione e sfruttamento ed egoismo dal quale la guerra viene: occorre ricostruire una coscienza“ (3).»(4).

Bonita Park è un quartiere di Hartswater, cittadina agricola in Sudafrica. Come nel resto del Paese, persistono gli effetti ereditati dal regime dell’Apartheid, soprattutto in ambito educativo: le competenze scolastiche dei giovani appartenenti ai gruppi neri e meticci sono assai inferiori a quelle degli altri gruppi etnici, con il conseguente rischio di emarginazione sociale.

Il progetto “The Bridge” nasce per creare una mediazione tra i diversi gruppi etnici del quartiere colmando le distanze e le differenze culturali, con la creazione di un programma di dopo scuola e un piccolo spazio in comune: un luogo d’incontro tra culture diverse, per bambini e ragazzi. La comunità dimostra una grande voglia di lavorare insieme: Carlo ha offerto il suo vecchio camioncino per andare a prendere il legname con cui sono stati fabbricati i banchi e il preside della scuola elementare più vicina scaffali, quaderni e libri, mentre la Chiesa Riformata Olandese ha donato cinquanta sedie. Ognuno ha fatto la sua parte per rendere ogni giorno più saldo questo ponte tra culture ed etnie (5).

A cura di Letizia Magri e del team della Parola di vita
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1 Cf. Gv 14, 27
2 Cf. Ef 2, 14-18.
3 L’inutilità della guerra, Roma 2003, 2a edizione, p. 111.
4 C. Lubich, Parola di Vita gennaio 2004, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) pp. 709-710.

5 Cf.:https://www.unitedworldproject.org/workshop/sudafrica-un-ponte-tra-culture; Spazio famiglia, marzo 2019, pp. 10-13.

 

martedì 30 maggio 2023

don Lorenzo Milani inascoltato profeta

In questi giorni in cui la figura di don Lorenzo Milani viene ricordata, una domanda di incomparabile spessore domina la mia mente: "Perché i profeti non sono ascoltati?". 

La paura del nuovo, come i cavernicoli all'irrompere di fulmini e tuoni, determina purtroppo molti passi di chi ha qualche potere...

Grazie don Milani perché non hai mollato, pur restando fedelissimo alla Chiesa del tuo tempo. 


Se dicessi che credo in Dio, direi troppo poco perché gli voglio bene. 

E volere bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza

Don Lorenzo Milani

Foto da internet


mercoledì 24 maggio 2023

Essere storia


La sempre più evoluta comunicazione con l'aiuto degli strumenti dei media, la memoria storica è protagonista indiscussa del nostro presente. 

Si parli di Falcone e Borsellino, si parli dei volontari nelle terre alluvionate e dei cambiamenti climatici, si parli delle radici dei conflitti armati senza orizzonte di pace... tutto ci fa sentire che siamo parte degli eventi a livello cosmico.

Eppure, si può dire che è inascoltata la storia come magistra vitae.

Ogni generazione crea la sua storia, ogni popolo, ogni singolo. Tenendo un corso sui dialetti dell'Italia, lessi La scoperta de l'America di Cesare Pascarella. A parte il divertimento creato dall'arguzia dell'autore, è nato con gli studenti un dibattito partecipato e ricco. Un motivo di riflessione che non mi aspettavo in tale misura. 

Uno studente, quasi stupito della sua "scoperta" disse una frase che non ho dimenticato: «Non devo soltanto conoscere la storia, voglio essere storia». Quella frase mi interpella sempre. 

giovedì 18 maggio 2023

La tradizione


 La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri.

 

Gustav Mahle(1860-1911), compositore e direttore d’orchestra austriaco.

lunedì 15 maggio 2023

Il volto di Dio


 

Se vogliamo conoscere il vero volto di Dio, bisogna che l’amore sia già presente nella nostra vita, perché Dio è amore. I due discepoli di Emmaus hanno cominciato con l’invitare il viandante sconosciuto a fermarsi con loro nella locanda, e soltanto allora hanno saputo riconoscerlo. 

Claude Geffré (1926-2017), teologo francese. 

foto da internet

venerdì 5 maggio 2023

Qualcosa su Jacques Maritain


 Jacques Maritain, dopo la morte dell’amata Raìïssa della quale aveva scritto «Se desiderate sapere dove mi trovo, non cercatemi dove sono, ma cercatemi dove amo e sono amato, nel cuore della mia Raìïssa benedetta», si ritira a vivere tra i piccoli fratelli di Charles de Foucauld a Tolosa. 

Abita poveramente in una piccola stanza spoglia. François Mauriac che lo visita, scrive di lui: «È incredibilmente lo stesso: ha l’età della sua anima e ne ha anche l’aspetto, se c’è un aspetto dell’invisibile!». E Jacques gli risponde: «Grazie di tutto ciò che ha detto dell’anima (…). I poveri cretini che fanno i furbi gettandola nella spazzatura credono di capire l’uomo, ma non sanno che l’uomo è incomprensibile perché la sua anima è a immagine di Dio, l’Incomprensibile. (…) Coloro che pensano di capire l’uomo con la scienza sono destinati a sfociare nell’ “uomo che è morto”, come dichiarano oggi i loro filosofi».

(grassetto mio).

 

Jacques Maritain (1882-1973), uno dei più grandi pensatori cattolici del XX secolo. 

Nella foto (da internet) Raìïssa e Jacques.

 

lunedì 1 maggio 2023

Parola di Vita - Maggio 2023

“Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (Rm 12,10).

La parola di vita di questo mese è tratta dalla ricchissima lettera di Paolo apostolo ai Romani. Egli presenta la vita cristiana come una realtà dove sovrabbonda l’amore, un amore gratuito e sconfinato che Dio ha riversato nei nostri cuori e che noi doniamo a nostra volta agli altri. Per rendere più efficace il suo significato egli inserisce due concetti in un’unica parola, “philostorgos”, che racchiude due caratteristiche particolari dell’amore che contraddistinguono la comunità cristiana: l’amore tra amici e quello familiare. 

“Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”. 

Soffermiamoci in particolare sull’aspetto della fraternità e della reciprocità. Come scrive Paolo, gli appartenenti della comunità cristiana si amano perché sono membra gli uni degli altri (12,5), sono fratelli che hanno come unico debito l’amore (13,8), si rallegrano con chi è nella gioia e piangono con chi è nel pianto (12,15), non giudicano e non sono causa di scandalo (14,13). 

La nostra esistenza è strettamente legata a quella degli altri e la comunità è la testimonianza viva della legge dell’amore che Gesù ha portato sulla terra. È un amore esigente che arriva fino al punto di dare la vita gli uni per gli altri. È un amore concreto, colorato da mille espressioni, che vuole il bene dell’altro, la sua felicità. Esso fa sì che i fratelli raggiungano la loro piena realizzazione, che facciano a gara nell’apprezzare ciascuno le qualità dell’altro. È un amore che guarda alle necessità di ognuno, che fa di tutto per non lasciare indietro nessuno, che ci rende responsabili e attivi nell’ambito della vita sociale, culturale, nell’impegno politico. 

“Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”. 

«Guardando alle comunità del primo secolo vediamo che l’amore cristiano, che si estendeva indistintamente a tutti, aveva un nome, veniva chiamato filadelfia, che significa amore fraterno. Nella letteratura profana dell’epoca questo termine era adoperato per indicare l’amore tra fratelli di sangue. Non veniva mai usato per indicare i membri di una stessa società. Solo il Nuovo Testamento faceva eccezione»1. Molti sono i giovani che hanno l’esigenza di avere «un rapporto più profondo, più sentito, più vero. E l’amore reciproco dei primi cristiani aveva tutte le caratteristiche dell’amore fraterno, per esempio quello della forza e dell’affetto»2.

“Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”. 

Un tratto che contraddistingue gli appartenenti a queste comunità che vivono l’amore reciproco è che essi non si chiudono in loro stessi, ma sono pronti ad affrontare le sfide reali che si presentano all’interno del contesto nel quale si trovano ad operare. 

J.K., serbo, di nazionalità ungherese, padre di tre figli può permettersi finalmente di acquistare un’abitazione ma a causa di un incidente non ha le risorse economiche e fisiche per ristrutturarla da solo. Così la comunità dei Focolari si mette in moto, concretizzando il progetto #daretocareproposto dai Giovani per un Mondo Unito. 

Egli racconta con entusiasmo la gara di solidarietà che è scattata nel sostenerlo concretamente: «Sono venuti in tanti ad aiutarmi, in tre giorni abbiamo potuto rifare il tetto e sostituire i soffitti in terra e paglia con quelli in cartongesso». Ai lavori di ristrutturazione hanno contribuito economicamente anche alcune persone della Repubblica Ceca. Un gesto che ha reso visibile la comunità allargata, andando anche al di là delle distanze4


A cura di 

Patrizia Mazzola e del team della Parola di vita 

C. Lubich, Colloqui con i gen, Città Nuova, Roma 1999, p. 58. 

Ibid. 

Osare prendersi cura.
Tratto e riadattato dall’articolo “Serbia: costruire una casa, per essere casa”, 

www.unitedworldproject.org 

 

 

giovedì 20 aprile 2023

Occhi di Pasqua (Hemmerle)


 Occhi di Pasqua

Io auguro a noi occhi di Pasqua
capaci di guardare
nella morte fino alla vita,
nella colpa fino al perdono,
nella divisione fino all’unità,
nella piaga fino allo splendore,
nell’uomo fino a Dio,
in Dio fino all’uomo,
nell’io fino al tu.
E insieme a questo, tutta la forza della Pasqua!


Klaus Hemmerle (1929-1994), vescovo di Aquisgrana

domenica 16 aprile 2023

Guardare l’altro con nuovi occhi nuovi

[…] La pace, quella di Gesù, come dice Chiara Lubich «esige da noi cuore e occhi nuovi per amare e vedere in tutti altrettanti candidati alla fratellanza universale». E aggiunge: «Ci possiamo chiedere: “Anche nei condòmini litigiosi? Anche nei colleghi di lavoro che intralciano la mia carriera? Anche in chi milita in un altro partito o in una squadra di calcio antagonista? Anche nelle persone di religione o di nazionalità diverse dalla mia?” Sì, ognuno mi è fratello e sorella. La pace inizia proprio qui, dal rapporto che so instaurare con ogni mio prossimo».