domenica 9 giugno 2013

Se un clown potesse...



Da Taranto, città ferita nella speranza, arrivano anche notizie che, in silenzio, ricostituiscono i tessuti connettivi della società. 

Fabio De Vincentis è membro dell’Associazione Mister Sorriso, un’organizzazione di volontariato, nata dal sogno di Claudio Papa di portare un sorriso a chi sorriso non ha, a chi soffre negli ospedali di Taranto e della provincia. I bambini e i diversamente abili sono, assieme agli anziani, il primo obiettivo. I membri dell’Associazione sono chiamati Volontari della Gioia e vengono accolti non soltanto dai malati, ma anche dalle famiglie, oltre che dal personale infermieristico.

Fabio mi raccontava che in uno dei suoi giri al reparto Geriatria, nelle vesti del clown Jambo, si avvicinò ad un vecchietto nel suo letto con barre di protezione.

“Signore, - chiese l’anziano – avrebbe la chiave? Devo aprire questa gabbia”.

Fabio gli rispose: “Non ho le chiavi ma soltanto un naso rosso”.

Quell’incontro, ricco di umana poesia, fu per Fabio, che studia composizione al conservatorio, non soltanto un momento di calda amicizia ma anche la scintilla ispiratrice del pezzo musicale che ha poi composto, dove narra con poche parole, quel momento. 

Se potessi scegliere
tra il sole e questo temporale
questa rabbia scioglierei
se io lo sapessi fare

Se potessi essere
non solo un clown che sa ascoltare
questa gabbia aprirei
se io ne avessi la chiave

Resto con te, dimmi se posso
con me non ho chiavi ma un cuore sincero

Resta così col tuo naso rosso
e più leggero diventa quel cielo 

venerdì 7 giugno 2013

I bivi della tua vita...




Una delle “arti magiche” di Susanna Tamaro è quella far sbocciare, nel suo raccontare, fiori di preziosa bellezza, perle di antica saggezza. 
Le riconosciamo perché abitano dentro di noi.
Ecco una perla da “Va’ dove ti porta il cuore”:


«Quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c'era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l'hai imboccata senza accorgertene, qualcun'altra non l'avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l'hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti. Il gioco dell'oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo. Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino».


mercoledì 5 giugno 2013

IL TUO NOME E' UN SUONO


Una famiglia di amici era venuta a trovarmi ad Ancona, dove allora abitavo, per una visita specialistica di cui aveva bisogno un loro figlio. Una domenica li ho accompagnati a Loreto, il famoso santuario che custodisce la casetta di Nazareth.

Mi occupavo del ragazzino, quando un signore si avvicina per chiedermi: “Chi sei?” Non capii la domanda. Allora il distinto signore, mi disse che aveva osservato come mi stavo occupando del ragazzino: “Chi te lo fa fare? Non sembri uno pagato per fare questo servizio…”.

Ho domandato se fosse tanto strano occuparsi degli altri. Lui rispose: “Non è tanto il fatto di occuparsi di qualcuno, ma è chiaro che questo ragazzo non è sano e tu ci sai fare. Quindi, o si tratta di un parente con quale convivi da tempo e hai imparato come fare, o stai facendo degli studi specializzati per questi casi oppure sei una persona eccezionale”.

Dalla mia risata il distinto signore comprese che nessuna delle sue ipotesi reggeva. Allora lui, che era neuropsichiatra, tirò una conclusione: “Tu sei un piccolo grande uomo”.  E così continuò a chiamarmi le volte che c’è stata occasione di sentirci per telefono o d’incontrarci. Era nata l'amicizia anche con la sua famiglia.

Una volta mi chiese cosa significasse per me Dio, e gli mandai un pensiero che avevo scritto in quei giorni nel diario. 
Quando è morto la moglie mi disse per telefono che il marito teneva sulla scrivania del suo studio una strana frase incorniciata, e mi chiedeva se la conoscevo o se ne capivo il significato. Era la finale di ciò che avevo mandato al marito:


… e nel cuore il tuo nome è un suono
al cui tono si armonizzano questi silenzi senza qualità:
il nome ha la forma del tempo presente.




martedì 4 giugno 2013

Ama il tuo nemico



 “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,43-44). Certo, nel Carmelo non s'incontrano nemici, ma in realtà ci sono delle simpatie; ci si sente attratte da quella sorella mentre un'altra ti farebbe fare un lungo giro per evitare d'incontrarla, così, senza accorgersene, ella diventa un soggetto di persecuzione. Ebbene, Gesù mi dice che questa sorella debbo amarla, debbo pregare per lei, quando anche il suo modo di comportarsi mi portasse a credere che ella non mi ami: “ Se amate coloro che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso”.
E non basta amare, bisogna provarlo. Naturalmente siamo felici di fare un dono a un amico, ci piace soprattutto fare delle sorprese, ma ciò non è la carità, poiché anche i peccatori lo fanno. Ecco cosa Gesù mi insegna ancora: “Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo”. Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrirsi spontaneamente col cuore... Se è difficile dare a chiunque chiede, lo è ancora di più lasciar prendere del proprio senza richiederlo. O Madre mia, dico che è difficile, dovrei dire piuttosto che sembra difficile, poiché il giogo del Signore è dolce e leggero (Mt 11,30). Quando l'accettiamo, ne sentiamo subito la dolcezza ed esclamiamo col salmista: “Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore” (Sal 119,32). Solo la carità può dilatare il mio cuore, Gesù. Da quando questa dolce fiamma lo consuma, corro con gioia nella via del tuo comandamento nuovo. (Gv 13,34).


                                        Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
                                                                                                               Manoscritto autobiografico C, 15v°-16r° 


(la foto è un particolare di una delle due porte di bronzo della Basilica di S. Maria degli angeli e dei martiri a Roma, opera dello scultore polacco Igor Mitoraj)

sabato 1 giugno 2013

Parola di Vita giugno 2013



L’apostolo Pietro sta illustrando alle sue comunità il genuino spirito del Vangelo nelle sue applicazioni concrete, con particolare riferimento alla condizione e allo stato di vita a cui ciascuno appartiene.
Qui si rivolge agli schiavi che si sono convertiti alla fede ed ai quali, come a tutti gli schiavi nella società di allora, accadeva di subire incomprensioni e maltrattamenti del tutto ingiusti. Per estensione queste parole sono rivolte a tutte le persone le quali in ogni tempo e luogo si trovano a dover subire incomprensioni ed ingiustizie da parte dei loro prossimi, siano essi superiori od eguali.
«Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà grazia davanti a Dio»
A queste persone l’apostolo raccomanda di non cedere alla reazione istintiva, che potrebbe sorgere in queste situazioni, ma di imitare il comportamento tenuto da Gesù. Li esorta anzi a rispondere con l’amore, vedendo anche in queste difficoltà ed incomprensioni una grazia, cioè una occasione permessa da Dio per dare prova del vero spirito cristiano. In questo modo, oltre tutto, potranno portare a Cristo con l’amore anche l’altro che non li comprende.
«Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà grazia davanti a Dio»
Certuni, partendo da queste parole o da altre simili, vorrebbero accusare il cristianesimo di favorire una eccessiva remissività, la quale addormenterebbe le coscienze, rendendole meno attive nella lotta contro le ingiustizie.
Ma non è così. Se Gesù ci chiede di amare anche chi non ci capisce e ci maltratta, non è già perché voglia renderci insensibili alle ingiustizie, anzi! E’ perché vuole insegnarci come costruire una società veramente giusta. Lo si può fare diffondendo lo spirito del vero amore, cominciando noi ad amare per primi.
«Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà grazia davanti a Dio»
Come vivere, allora, la Parola di vita di questo mese?
I modi, con cui pure noi oggi possiamo essere incompresi e maltrattati, sono tanti. Essi vanno dalle indelicatezze e sgarbi ai giudizi malevoli, alle ingratitudini, alle offese, alle vere e proprie ingiustizie.
Ebbene: anche in tutte queste occasioni noi dobbiamo testimoniare l’amore, che Gesù ha portato sulla terra verso tutti e, quindi, anche verso chi ci tratta male.
La Parola di questo mese vuole che, pur nella difesa legittima della giustizia e della verità, non ci dimentichiamo mai che il primo nostro dovere, come cristiani, è di amare l’altro, cioè di avere verso di lui quell’atteggiamento nuovo, fatto di comprensione, di accoglienza e di misericordia che Gesù ha avuto verso di noi. In tal modo anche nel difendere le nostre ragioni, non spezzeremo mai il rapporto, non cederemo mai alla tentazione del risentimento o della vendetta.
E, così facendo, quali strumenti dell’amore di Gesù, saremo in grado anche noi di portare a Dio il nostro prossimo.
Chiara Lubich