lunedì 19 agosto 2019

Un vita piena




Dobbiamo prenderci cura di non vivere semplicemente una lunga vita, ma una vita piena; perché vivere una lunga vita richiede solo buona fortuna, ma vivere una vita piena piena richiede carattere.

                                                 Seneca

sabato 17 agosto 2019

L'appetito... Totò




Si dice che l'appetito vien mangiando, ma in realtà viene a stare digiuni.

Totò 
foto da web

giovedì 15 agosto 2019

Dedicato a mia madre

Oggi ricorre l'ottavo anniversario della morte di mia madre. 
La sua presenza sono io, sono i miei gesti, i miei gusti, l'uso dei  beni e la sobrietà, la combinazioni dei colori nel vestirmi. 
Parole che hanno un solo inequivocabile significato: queste me l'ha insegnate mia madre. 
Un nipote le ha dedicato un libro, i parenti ingrandiscono le sue foto.
L'amore resta e continua a infondere energia e coraggio di vivere.
Il mio grazie ha lo spessore della vita intera.

mercoledì 14 agosto 2019

Per spiccare il volo...



Per spiccare il volo è necessario che la voglia di volare sia più forte della paura di cadere.

Giuseppe Donadei

lunedì 12 agosto 2019

La mia anima ha fretta di Mario de Andrade

Nel mese di luglio ho festeggiato il mio compleanno. Un amico mi ha mandato questa pagina di Mario de Andrade che sembra fatta per me. Grazie a Salvatore e grazie alla vita.
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.
Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà
È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.
Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.
Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.
Mario de Andrade  (1893-1945), poeta, romanziere, saggista e musicologo brasiliano.


domenica 11 agosto 2019

Il gusto forte della vita



La santità ha così poco a vedere con la perfezione che ne è l’assoluto contrario. La perfezione è la piccola sorella viziata della morte. La santità è il gusto forte della vita così com’è – una capacità infantile di rallegrarsi di ciò che è senza chiedere nient’altro.
Christian Bobin

sabato 10 agosto 2019

La morte non la strapperà



Il giorno in cui acconsentiamo a un po’ di bontà è un giorno che la morte non potrà più strappare dal calendario.
Christian Bobinpoeta e pensatore francese 
(da Resuscitare, Piero Gribaudi Editore, 2003)
Foto di Ferenc Farkas

venerdì 9 agosto 2019

Ogni momento è ultimo (M. Yourcenar)




Non si vede due volte lo stesso ciliegio, né la stessa luna contro cui si staglia un pino. Ogni momento è ultimo, perché è unico. 
Nel viaggiatore, tale percezione si acuisce per l’assenza delle abitudini facilmente rassicuranti, tipiche del sedentario.

Marguerite Yourcenar (1903-1987), scrittrice francese

giovedì 8 agosto 2019

Né vittoria, né sconfitta

Nel ciclo della natura, non esistono né vittoria né sconfitta: esiste solo il moto del cambiamento. L’inverno lotta per imporre il suo regno ma, alla fine, è costretto ad accettare la vittoria della primavera, che porta fiori e allegrezza. L’estate cerca di estendere il dominio dei suoi giorni caldi, giacché è convinta che il calore sia un elemento benefico per le genti. Ma finisce per piegarsi all’arrivo dell’autunno, che regala un meritato riposo alla terra.
Paulo Coelho

mercoledì 7 agosto 2019

Racconto di Gandhi

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

lunedì 5 agosto 2019

Come una bicicletta






La vita è come guidare una bicicletta, 
per tenerla in equilibrio devi continuare a muoverti. 


Albert Einstein

sabato 3 agosto 2019

Giuseppe Donadei

Sono perdutamente affascinato dalle persone che riescono ad essere spontaneamente normali in questo mondo dove tutti si sforzano di apparire tristemente diversi.

Giuseppe Donadei (1969), aforista italiano.

L’ho scoperto mentre facevo delle ricerche e mi son stupito di non averlo trovato prima. 
Donadei osserva la vita dalla sua stessa vita. Quello che legge negli altri, nei fatti, nella storia è credibile, è reso autentico dalla forza della vita. 

giovedì 1 agosto 2019

Parola di Vita - agosto 2019

“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34).
Il “cuore” è ciò che abbiamo di più intimo, nascosto, vitale; il “tesoro” è ciò che ha più valore, che ci dà sicurezza per l’oggi e per il futuro. Il “cuore” è anche la sede dei nostri valori, la radice delle nostre scelte concrete; è il luogo segreto in cui ci giochiamo il senso della vita: a cosa diamo veramente il primo posto?
Quale è il nostro “tesoro”, per il quale siamo capaci di trascurare tutto il resto?
Nella società consumistica di stampo occidentale, tutto ci spinge ad accumulare beni materiali, a concentrarci sui nostri bisogni, a disinteressarci delle necessità altrui, in nome del benessere e dell’efficienza individuale. Eppure già l’evangelista Luca, in un contesto culturale molto diverso, riporta queste parole di Gesù, come un insegnamento decisivo ed universale, per uomini e donne di ogni tempo e di ogni latitudine.
“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
Il vangelo di Luca sottolinea con forza la necessità di una scelta radicale, definitiva e tipica del discepolo di Gesù: è Dio Padre il vero Bene, ciò che deve occupare tutto il cuore del cristiano, sull’esempio di Gesù stesso. Questa scelta esclusiva porta con sé l’abbandono fiducioso al Suo amore e la possibilità di diventare davvero “ricchi”, perché figli di Dio ed eredi del suo Regno.
È una questione di libertà: non farci possedere dai beni materiali, ma piuttosto esserne noi realmente i padroni. La ricchezza materiale, infatti, può occupare il “cuore” e generare una crescente ansia di possedere ancora, una vera e propria dipendenza. L’elemosina invece, a cui siamo esortati in questo brano del vangelo (1), è una questione di giustizia, dettata dalla misericordia, che alleggerisce il “cuore” e apre all’uguaglianza fraterna.
Ogni cristiano personalmente e tutta la comunità dei credenti possono sperimentare la vera libertà attraverso la condivisione dei beni, materiali e spirituali, con quanti ne hanno bisogno: è questo lo stile di vita cristiano che testimonia la vera fiducia nel Padre e mette fondamenta solide alla civiltà dell’amore.
“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
Per liberarci dalla schiavitù dell’avere, è illuminante il suggerimento di Chiara Lubich: «Perché Gesù insiste tanto sul distacco dai beni, fino a farne una condizione indispensabile per poterlo seguire? Perché la prima ricchezza della nostra esistenza, il tesoro vero è Lui! […] Egli ci vuole liberi, con l’anima sgombrata da ogni attaccamento e da ogni preoccupazione, così da poterlo amare veramente con tutto il cuore, la mente e le forze. […] Ci chiede di rinunciare agli averi anche perché vuole che ci apriamo agli altri […]. Il modo più semplice di “rinunciare” è “dare”. Dare a Dio amandolo. […] E per dimostrargli quest’amore amiamo i nostri fratelli e sorelle, pronti a giocare tutto per loro. Anche se non ci può sembrare, abbiamo tante ricchezze da mettere in comune: abbiamo affetto nel cuore da dare, cordialità da esternare, gioia da comunicare; abbiamo tempo da mettere a disposizione, preghiere, ricchezze interiori da mettere in comune; abbiamo a volte cose, libri, vestiti, automezzi, soldi […] Doniamo senza troppi ragionamenti: “Ma questa cosa mi può servire in tale o tal altra occasione […]”. Tutto può essere utile, ma intanto, assecondando questi suggerimenti, si infiltrano nel nostro cuore tanti attaccamenti e si creano sempre nuove esigenze. No, cerchiamo di avere soltanto quello che occorre. Facciamo attenzione a non perdere Gesù per una somma accantonata, per qualche cosa di cui possiamo fare a meno».(2)
Marisa ed Agostino, sposati da trentaquattro anni, raccontano: «Dopo otto anni di matrimonio tutto andava a gonfie vele: la casa e il lavoro erano proprio come li desideravamo, ma arriva la proposta di trasferirci dall’Italia in un Paese dell’America Latina, per sostenere una giovane comunità cristiana. Entrambi, fra le mille voci della trepidazione, dell’incognita per il futuro, delle persone che ci dicevano che eravamo pazzi, ne sentivamo una in particolare, che ci dava una grande pace: quella di Gesù che ci proponeva: “Vieni e seguimi”. L’abbiamo fatto. Così ci siamo trovati in un ambiente completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. Ci mancavano tante cose, ma sentivamo che in cambio ne trovavamo altre, come la ricchezza del rapporto con tante persone. È stata fortissima anche l’esperienza della Provvidenza: una sera avevamo organizzato una piccola festa ed ogni famiglia portava qualcosa di tipico per la cena. Noi eravamo appena tornati da un viaggio in Italia con un bel pezzo di formaggio parmigiano. Combattuti fra il desiderio di condividerne una parte con le famiglie e il pensiero che presto saremmo stati nuovamente senza, ci siamo ricordati la frase di Gesù: “Date e vi sarà dato…”(Lc 6,38). Ci siamo guardati e ci siamo detti: abbiamo lasciato la patria, il lavoro, i parenti, ed ora ci attacchiamo ad un pezzo di formaggio. Ne abbiamo tagliato un pezzo e lo abbiamo portato. Due giorni dopo suona il campanello di casa: era un turista che non conoscevamo, amico di nostri amici, che ci portava un pacco da parte loro. Apriamo: era un grosso pezzo di parmigiano. Quella promessa di Gesù: “…una misura scossa e traboccante vi sarà versata in grembo” è proprio vera».
 Letizia Magri
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1 Cf. Lc 12, 33.
2 C. Lubich, Parola di Vita settembre 2004, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma, 2017) pp. 729-731.

mercoledì 31 luglio 2019

Restare liberi



Liberarsi non è molto difficile. È più difficile rimanere liberi.

André Gide (1869-1951), scrittore francese.

lunedì 29 luglio 2019

Il miglior uso della vita



Il miglior uso che possiamo 
fare della nostra vita è di 
viverla per qualcosa che
abbia durata maggiore 
della vita stessa. 


William James (1842-1910), psicologo e filosofo statunitense.


sabato 27 luglio 2019

Il vento contrario




Il vento contrario è la forza di chi sa gestire le vele. 

Ferruccio Parrinello
Da "Ho buttato tutto ciò che potevo per fare più spazio al cuore", Edizioni Scripsi.

Foto di Gennaro Musella

giovedì 25 luglio 2019

La gente felice

La gente non si accorge se è estate o inverno quando è felice.
Anton Čechov

Mosaico di Paola Babini "Oro per la vita".

mercoledì 24 luglio 2019

Vuoi essere un grande?





Vuoi essere un grande?
Comincia con l’essere piccolo.
Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo?
Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.

Sant’Agostino

lunedì 22 luglio 2019

La propria inclinazione

È bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita.
André Gide (1869-1951), scrittore francese.

domenica 21 luglio 2019

L'amore è dare



La felicità è amore, nient'altro. Felice è chi sa amare. 
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente se stessa e percepisce la propria vita. 
Felice è dunque chi è capace di amare molto. 
Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa: l'amore è desiderio divenuto saggezza. 
L'amore non vuole avere, vuole soltanto dare.
Hermann Hesse

venerdì 19 luglio 2019

Tutto è reale


Tutto quello che sei capace di immaginare è reale.
                                                      Pablo Picasso

mercoledì 17 luglio 2019

Dall'amore




Il mondo è nato dall’amore, è sostenuto dall’amore, va verso l’amore ed entra nell’amore.

San Francesco di Sales

martedì 16 luglio 2019

E' la nostra luce (Mandela)






È la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più.

Nelson Mandela  (1918-2013), politico sudafricano.

lunedì 15 luglio 2019

Le persone felici





Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.


Khalil Gibran

sabato 13 luglio 2019

In tempi duri




La fede che riesce a fiorire solo nel bel tempo è di scarso valore. 
Perché la fede abbia un qualche valore, deve saper sopravvivere alle prove più dure. 

Mahatma Gandhi

giovedì 11 luglio 2019

Sorridi


Sorridi anche se ti fa male il cuore
Sorridi anche se si sta spezzando
Quando ci sono nuvole nel cielo, andrai avanti
Se sorridi nonostante le tue paure e i tuoi dolori
sorridi e forse domani
vedrai il sole arrivare e splendere attraverso di te

“Smile” di  Nat King Cole 

mercoledì 10 luglio 2019

Nuove terre...




Non si scoprono nuove terre senza essere disposti a perdere di vista la costa per un lungo periodo.

André Gide (1869-1951), scrittore francese.

martedì 9 luglio 2019

Il giorno più bello (Madre Teresa di Calcutta)

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.

Santa Teresa di Calcutta

lunedì 8 luglio 2019

Spesso i giganti...

Spesso i nostri giganti sono solo proiezioni di ombre di nani! 

Da "Ho buttato tutto ciò che potevo per fare più spazio al cuore" 
di Ferruccio Parrinello, Edizioni Scripsi, 2015

domenica 7 luglio 2019

Accetta le stagioni




Accetta le stagioni del tuo cuore, come hai sempre accettato le stagioni che passano sui tuoi campi.

Khalil Gibran

sabato 6 luglio 2019

Fare appello allo Spirito Santo

Fare appello allo Spirito Santo vuol dire fare appello alla libertà della coscienza perché la punta alta della coscienza è la punta alta su cui batte il raggio dello Spirito. Per questo lo zelo delle istituzioni è nel coprire tutte le punte perché non appena la coscienza si illumina si scompagina un ordine esistente e il futuro irrompe. Ecco perché le istituzioni sacre hanno perseguitato i profeti; esse li hanno temuti, a cominciare da Gesù.
Ernesto Balducci

venerdì 5 luglio 2019

Diventare saggi



L’uomo finge continuamente di essere quello che non è; è un modo per nascondere se stesso. Chi è brutto cerca di sembrare bello, chi è preda di angosce cerca di sembrare felice, chi non sa niente cerca di dimostrare di sapere tutto. E le cose vanno avanti in questo modo. Se non diventi consapevole dei tre idioti che sono in te, non diventerai mai un saggio. È superando i tre idioti che si diventa realmente saggi.

Osho  (1931-1990), maestro spirituale indiano.

giovedì 4 luglio 2019

La vicina di casa

E' successo in Brasile: 

Ha un carattere terribile per questi tutti la evitano e cercano di starne alla larga. Un giorno si presenta da noi all’ora di pranzo. La accogliamo con calore e, con una strizzata d’occhio, anche i bambini capiscono che devono trattarla il meglio possibile e di non far caso alle sue solite chiacchiere contro tante persone del quartiere.
Il giorno dopo ritorna, sempre all’ora di pranzo, portandoci tante cose buone, con un’attenzione particolare ai gusti di ogni bambino. 

mercoledì 3 luglio 2019

La vera felicità

Guardandoti dentro puoi scoprire la gioia, 
ma è soltanto aiutando il prossimo che conoscerai la vera felicità.
                                     Sergio Bambarén 
  foto da internet

martedì 2 luglio 2019

Ho imparato a sognare (Fiorella Mannoia)


Ho imparato a sognare,
Che non ero bambino
Che non ero neanche un'età
Quando un giorno di scuola
Mi durava una vita
E il mio mondo finiva un po’ là
Tra quel prete palloso
Che ci dava da fare
E il pallone che andava
Come fosse a motore
C'era chi era incapace a sognare
E chi sognava già

Ho imparato a sognare
E ho iniziato a sperare
Che chi c'ha avere avrà
Ho imparato a sognare
Quando un sogno è un cannone,
Che se sogni
Ne ammazzi metà

Quando inizi a capire
Che sei solo e in mutande
Quando inizi a capire
Che tutto è più grande
C'era chi era incapace a sognare
E chi sognava già

Tra una botta che prendo
E una botta che dò
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m'alzerò
C'è che…

lunedì 1 luglio 2019

Parola di Vita - Luglio 2019

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)
Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Ma che cosa hanno ricevuto “gratuitamente” da doverlo ridare?
Gli apostoli, attraverso le parole, i gesti, le scelte di Gesù e tutta la Sua vita, hanno sperimentato la misericordia di Dio. Nonostante le loro debolezze e i loro limiti, hanno ricevuto la nuova Legge dell’amore, dell’accoglienza reciproca.
Soprattutto, hanno ricevuto il dono che Dio vuole fare a tutti gli uomini: se stesso, la sua compagnia per le strade della vita, la sua luce per le loro scelte. Sono doni senza prezzo, che superano ogni nostra capacità di ricompensa, “gratuiti”, appunto. Sono stati dati agli apostoli e a tutti i cristiani, perché diventino a loro volta canali di questi beni verso tutti quelli che incontrano giorno per giorno.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
 Così scriveva Chiara Lubich nell’ottobre 2006: «Lungo tutto il Vangelo Gesù invita a dare: dare ai poveri, a chi domanda, a chi desidera un prestito; dare da mangiare a chi ha fame, il mantello a chi chiede la tunica; dare gratuitamente… Lui stesso ha dato per primo: la salute agli ammalati, il perdono ai peccatori, la vita a tutti noi. All'istinto egoista di accaparrare oppone la generosità; all'accentramento sui propri bisogni, l'attenzione all'altro; alla cultura del possesso quella del dare [...]. La Parola di vita di questo mese potrà aiutarci a riscoprire il valore di ogni nostra azione: dai lavori di casa o dei campi e dell'officina, al disbrigo delle pratiche d'ufficio, ai compiti di scuola, come alle responsabilità in campo civile, politico e religioso. Tutto può trasformarsi in servizio attento e premuroso. L'amore ci darà occhi nuovi per intuire ciò di cui gli altri hanno bisogno e per venire loro incontro con creatività e generosità. Il frutto? I doni circoleranno, perché l'amore chiama amore. La gioia si moltiplicherà perché "c'è più gioia nel dare che nel ricevere"(Att 20,35)»[1].
Proprio come racconta Vergence, una ragazzina del Congo: «Andando a scuola, ero veramente affamata. Sulla strada, ho incontrato mio zio, che mi ha dato i soldi per comprare un panino, ma poco più avanti ho visto un uomo molto povero. Ho subito pensato di dare a lui  questi soldi. La mia amica, che era con me, mi ha detto di non farlo, di pensare a me stessa! Ma io mi sono detta: io troverò da mangiare domani, ma lui? Così ho dato a lui i soldi per il mio panino ed ho provato una grande gioia in cuore».
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
La logica di Gesù e del Vangelo è sempre ricevere per condividere, mai accumulare per se stessi. È un invito anche per tutti noi a riconoscere ciò che abbiamo ricevuto: energie, talenti, capacità, beni materiali, e metterli a servizio degli altri.
Secondo l’economista Luigino Bruni, «La gratuità è [...] una dimensione che può accompagnare qualsiasi azione. Per questo essa non è il «gratis», anzi è proprio il suo opposto, poiché la gratuità non è un prezzo pari a zero, ma un prezzo infinito, a cui si può rispondere solo con un altro atto di gratuità»[2]. La gratuità supera dunque le logiche del mercato, del consumismo e dell’individualismo e apre alla condivisione, alla socialità, alla fraternità, alla nuova cultura del dare.
L’esperienza conferma che l’amore disinteressato è una vera e propria provocazione, con conseguenze positive, inaspettate, che si diffondono a macchia d’olio anche nella società.
È quanto accaduto nelle Filippine, con una iniziativa cominciata nel 1983.
In quel momento, la situazione politica e sociale del Paese era molto difficile e tanti erano impegnati per una soluzione positiva. Anche un gruppo di giovani decise di dare il proprio contributo in modo originale: aprirono i propri armadi e tirarono fuori ciò di cui non avevano più bisogno. Vendettero tutto al mercatino dell’usato, ne ricavarono un piccolo capitale e iniziarono dal nulla un centro sociale, chiamato Bukas Palad, che nella lingua locale significa: “a mani aperte”. La frase del vangelo che li aveva ispirati: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Mt 10,8)”, diventò da allora il motto dell’iniziativa.
A questo impegno si unirono alcuni medici, con il proprio contributo professionale offerto in forma disinteressata, e molti altri che aprirono il cuore, le braccia, le porte di casa.
Così è nata e si è sviluppata un’ampia azione sociale a favore dei più poveri, che ancora oggi offre servizi in diverse città delle Filippine. Ma l’obiettivo più importante raggiunto e consolidato in questi anni è stato di rendere protagonisti del proprio riscatto gli stessi destinatari del progetto. Essi infatti ritrovano la loro dignità di persone e costruiscono rapporti di stima e solidarietà. Con il loro esempio ed il loro impegno, accompagnano molti altri ad uscire dalla povertà e ad assumersi la responsabilità di una nuova convivenza per se stessi e le loro famiglie, per i loro quartieri e le loro comunità, per il mondo[3].
Letizia Magri

[1] C. Lubich, Parola di Vita ottobre 2006, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017) pp. 791-793.
[2] Cf. http://www.edc-online.org/it/pubblicazioni/articoli-di/luigino-bruni.
[3] http://bukaspaladfoundation.org/.

domenica 30 giugno 2019

Un grande amore

Un collega mi ha raccontato:

Lavoravo con successo all’università e mi sono reso conto che molto volentieri andavo con una collega a prendere il caffè e a intrattenermi con lei. Questa abitudine mi confondeva: dopo anni di matrimonio e arrivato a una certa età… Ne ho parlato con un amico il quale mi ha aiutato a capire che stavo mettendo in pericolo il mio matrimonio e mi ha dato la forza di credere al sacramento del matrimonio. La collega ha capito senza che io le spiegassi e si è silenziosamente allontanata da me. Mi vergognavo a parlarne con mia moglie. Dopo due anni ci sono riuscito e la sua reazione è stata dolorosa. Ma poi lentamente, lentamente è nato un nuovo dialogo, abbiamo rivisto anche le rispettive mancanze. Abbiamo riscoperto il nostro grande amore. 

sabato 29 giugno 2019

L'arte




L'arte è una collaborazione tra Dio e l’artista, e meno l’artista fa, meglio è. 

André Gide (1869-1951), scrittore francese.

venerdì 28 giugno 2019

Neppure Dio può...




Dobbiamo fare spazio dentro di noi per poter essere colmati da Dio. Perfino Dio non può riempire ciò che è pieno. 

Santa Madre Teresa di Calcutta 

giovedì 27 giugno 2019

La propria immagine

La preoccupazione per la propria immagine, è questa la fatale immaturità dell’uomo. È così difficile essere indifferenti alla propria immagine. Una tale indifferenza è al di sopra delle forze umane. L’uomo ci arriva solo dopo la morte.
Milan Kundera

martedì 25 giugno 2019

La mia vita è un premio di Franco Zeffirelli

10 giorni fa è morto Franco Zeffirelli (1923-2019), noto in tutto il mondo per i suoi film e le opere teatrali. 
Per ricordarlo, scelgo fra tutto quello che ho letto, una sua dichiarazione pubblicata sul sito 
Vita.it il 9 agosto 2002
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La mia vita è un premio; una madre che genera una vita è una donna premiata qualunque sia la sua situazione, qualunque siano i conti da pagare, qualunque siano i suoi problemi emozionali: ha il marito, non ha il marito, ha quello che la ricatta, quello che l’ha abbandonata. Il privilegio di portare la vita è un privilegio che gli uomini non hanno: noi siamo inferiori alle donne per questo. Il miracolo di sentir germogliare nel proprio ventre una nuova vita, il vederla sbocciare e vederla venir su rende voi donne più forti. Anche se alla fine i figli vi deludono, gli anni della creazione della vita nessuno ve li toglierà mai e in qualunque momento della vostra esistenza, quando la pena del mondo, l’abbandono degli affetti vi cadrà sulle spalle, ripercorrerete certamente col pensiero, col cuore quei meravigliosi mesi in cui avete creato una vita. Che poi quello sia divenuto un assassino, un papa
Non importa. Ed è strano che sia io a dire queste cose, io che non sono né padre né madre né niente, sono solo figlio. Di più, sono un aborto mancato. Avrei dovuto essere abortito perché nascevo da due persone che erano entrambe sposate: lui aveva una famiglia bella e pronta, lei aveva tre figli ed erano tutti e due al tramonto dell’età delle frizzole. E invece si innamorarono pazzamente e mia madre rimase incinta. Tutti naturalmente le consigliarono di abortire. Il marito era moribondo, quindi non c’era neppure la possibilità di nascondere la gravidanza illegittima. Mio padre da buon galletto andava dicendo in giro che questo figlio era suo, però non faceva niente. Ma la gravidanza andò ugualmente avanti. La mia nonna stessa me lo confessò e mi chiese scusa; disse «Io ero la prima feroce nemica di questa gravidanza». E io invece nacqui contro il parere di tutti, perché mia madre ripugnava il pensiero di uccidermi: «Morirei di rimorso, nel pensiero di aver avuto tre figli e di aver distrutto un’altra vita». Molti dei miei avversari invece dicono: «Magari ti avesse fatto fuori». È l’odio delle persone, mentre io vorrei conoscere solo l’amore, perché sono stato amato nel ventre di mia madre, ho assorbito tanto di quell’amore, l’ho sentito, mi è entrato addosso. Mia madre l’ho persa che avevo sette anni, però sono rimasto impregnato del suo amore. Quando qualcuno ti ha amato veramente tanto e tu l’hai amato, questo amore, questa fiammella, questa fiaccola non si spegne mai, ti è sempre accanto. Siamo fatti di spirito, chi ci crede; io ci credo profondamente perché la vita mi ha dato continue verifiche di non essere un ammasso di cellule ma di essere un corpo che alloggia temporaneamente uno spirito che è la frazione del grande Creatore, di Dio a cui torneremo. Questa è la mia concezione: non me la sgangherate perché sto benissimo così, dormo sonni tranquilli, sono arrivato a settant’anni e voglio arrivare tranquillo al mio ultimo passo.
Forse interessa un piccolo episodietto della mia vita. Calza a pennello proprio in seguito alla mia storia. Quella di un bastardino. Infatti, io non avevo il nome né di mia madre né di mio padre. Mia madre inventò questo nome Zeffirelli perché, secondo un’antica tradizione dell’ospedale degli Innocenti di Firenze che si tramanda dai tempi di Lorenzo il Magnifico, ogni giorno della settimana corrispondeva ad una lettera. Il giorno che nacqui io toccava alla Z e mia madre, che oltre ad essere una grande sarta era musicista, pianista, un’appassionata di Mozart, con tanto di farfalle e zeffiretti, quando le proposero la Z come iniziale, all’impiegato comunale disse, appunto Franco Zeffiretti. Quello non capì bene e, invece delle doppie tt mise le doppie ll, Franco Zeffirelli. Sono sicuro di essere l’unico con questo nome al mondo, però più tardi, divenuto grandicello, ero soltanto figlio di NN. A scuola tutti sapevano che il mio babbo si chiamava NN e mia mamma si chiamava NN. Quindi era tutto uno sfottò, anche se innocente perché veniva da bambini che non sanno. Un giorno ci fu una rissa nel convento di San Marco dove io frequentavo l’Azione Cattolica e dove viveva una persona molto importante, molto curiosa, che ogni tanto arrivava con i suoi libri e i suoi occhialoni. Era Giorgio La Pira. Lui insegnava storia del diritto romano e viveva lì come un frate laico, ma stava molto con noi, ci guardava e ogni tanto interveniva dicendo: «La Madonna. Quando avete un problema c’è sempre la Madonna, la Madonna! Salva tutto la Madonna». Quel giorno ci vide picchiarci e chiese che stava succedendo: «Ha detto che mia mamma è una puttana», gli risposi. Lui disse al ragazzo con cui mi stavo picchiando: «Tu vai a casa, che se comincio a parlare io della tua mamma ne vengono fuori delle belle!. Poi mi prese, tutto scosso e incavolato, mi tirò su per quel bellissimo scalone che certamente conoscete, che va dal chiostro al primo ordine del convento, e in cima al quale c’è L’annunciata di frate Angelico.
Mi portò su di corsa proprio davanti a questo dipinto. «Lo sai cosa è questo?» mi chiese. «L’Annunciazione» risposi. «E sai cos’è Annunciazione?» «E beh, è venuto un angelo davanti alla Madonna e le ha detto che sarà madre di Gesù?» «Sì va bene ma come?» «E la madre di Gesù?» feci io sempre più confuso. «Come sarebbe diventata la madre di Gesù?» A quel punto io mi impappinai definitivamente, perché sapevo come nascevano i figlioli, ma non volevo attribuirlo a Dio. Allora mi aiutò lui: «Perché lo Spirito divino è disceso nella carne, nel ventre di questa donna e si è incarnato. Hai capito? Quindi non vergognarti mai. La maternità è sempre santità. Qualunque cosa dicano di tua madre, tu la devi pensare sempre come una santa perché è come la Madonna, e quando avrai bisogno di qualcosa nella vita prega la Madonna e pregherai tua madre». E questa cosa da allora mi è rimasta addosso. È lo splendor veritatis, per riprendere le parole di Giovanni Paolo II.
Da quel giorno il problema di mia madre, della sua moralità, del suo atteggiamento e amore verso di me non l’ho più avuto.
Dal sito Vita.it - 9 agosto 2002, foto da web.