martedì 28 febbraio 2023

Parola di Vita - Marzo 2023

“Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,8-9).

Paolo scrive alla comunità di Efeso, una città grande e imponente, dove aveva vissuto, battezzando ed evangelizzando. Probabilmente si trova a Roma, in prigione, nell’anno 62 circa. È in una situazione di sofferenza, eppure scrive a questi cristiani, non tanto per risolvere problemi della comunità, ma per annunciare loro la bellezza del disegno di Dio sulla Chiesa nascente.

Ricorda agli efesini che, per il dono del Battesimo e della fede, sono passati da “essere tenebra” ad “essere luce” e li incoraggia a comportarsi in modo coerente. Per Paolo, si tratta di percorrere un cammino, una continua crescita nella conoscenza di Dio e della sua volontà di amore, un ricominciare giorno per giorno.

Desidera quindi esortarli a vivere nel loro quotidiano secondo la chiamata che hanno ricevuto: essere “imitatori del Padre” (1) come “figli carissimi”: santi, misericordiosi.

“Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”.

Anche noi, cristiani del ventunesimo secolo siamo chiamati ad “essere luce”, ma possiamo sentirci inadeguati, condizionati dai nostri limiti o travolti dalle circostanze esterne. Come camminare con speranza, nonostante le tenebre e le incertezze che a volte sembrano dominarci? Paolo continua a incoraggiarci: è la Parola di Dio vissuta che ci illumina e ci rende capaci di “risplendere come astri” (2) in questa umanità smarrita.

“Come altro Cristo, ogni uomo e ogni donna può portare un contributo […] in tutti i campi dell’attività umana: nella scienza, nell’arte, nella politica. […] Se accogliamo la sua Parola ci sintonizziamo sempre più sui suoi pensieri, sui suoi sentimenti, sui suoi insegnamenti. Essa illumina ogni nostra attività, raddrizza e corregge ogni espressione della nostra vita. […] Il nostro “uomo vecchio” è sempre pronto a ritirarsi nel privato, a coltivare i piccoli interessi personali, a dimenticarsi delle persone che ci passano accanto, a rimanere indifferente davanti al bene pubblico, alle esigenze dell’umanità che ci circonda. Riaccendiamo dunque nel nostro cuore la fiamma dell’amore e avremo occhi nuovi per guardarci attorno” (3).

“Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”.

La luce del Vangelo, vissuto da singoli e comunità, porta speranza e rafforza legami sociali, anche quando calamità come il Covid causano dolore e aggravano le povertà.

Nelle Filippine, come racconta Jun, nel pieno della pandemia, una comunità è stata devastata dal fuoco e molte famiglie hanno perso tutto: “Anche se siamo poveri, mia moglie Flor ed io avevamo il forte desiderio di aiutare. Ho condiviso questa situazione con il gruppo di motociclisti di cui faccio parte, anche se sapevo che stavano soffrendo come noi. Questo non ha impedito ai miei amici di darsi da fare; abbiamo raccolto lattine di sardine, spaghetti, riso e altro cibo che abbiamo donato alle vittime degli incendi. Spesso, mia moglie ed io ci sentiamo scoraggiati al pensiero di cosa ci riserva il futuro, ma ci ricordiamo sempre della frase del Vangelo che dice: “Chi vuol salvare la sua vita la perderà, ma chi la perde per causa mia e del vangelo la troverà”. (4) Anche se non siamo ricchi, crediamo di aver sempre qualcosa da condividere per amore di Gesù nell’altro ed è questo amore che ci spinge a continuare a dare sinceramente e ad avere fiducia nell’amore di Dio”.

Si tratta quindi di lasciarsi illuminare nel profondo del cuore. I buoni frutti di questo cammino – bontà, giustizia e verità – sono graditi agli occhi del Signore e diventano testimonianza della vita buona del Vangelo, più di qualsiasi discorso.

E non dimentichiamo il sostegno che riceviamo da tutti quelli con cui condividiamo questo Santo Viaggio della vita. Il bene che riceviamo, il perdono reciproco che sperimentiamo, la condivisione di beni materiali e spirituali che possiamo vivere: tutti aiuti preziosi, che ci aprono alla speranza e ci rendono testimoni. Gesù ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo” (5).

Egli, il Risorto, sorgente della nostra vita cristiana, è sempre con noi nella preghiera comune e nell’amore reciproco, a riscaldare il nostro cuore ed illuminare la nostra mente.

A cura di Letizia Magri e del team della Parola di vita

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1 Cf. Ef 5,1.
2 Cf. Fil 2,15.
3 Cf. C. Lubich, Parola di Vita settembre 2005, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 760.
4 Cf. Mc 8,35. 
5 Cf. Mt 28,20.

 

 

domenica 26 febbraio 2023

Un vincitore...


 Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso.

                                              Nelson Mandela

giovedì 23 febbraio 2023

Ciò che conta

Un amico che vive in Ucraina mi ha segnalato una frase di Churchill che letta sullo sfondo di una guerra che non sa più dire chi ha ancora diritto di vivere, chi sono i vincitori e i vinti, ha una carica di speranza e indica una strada.



 

Il successo non è definitivo 

il fallimento non è fatale.

Ciò che conta è il coraggio di andare avanti.

E noi ne abbiamo bisogno tanto.

Winston Churchill

 

Nell'amore non c'è logica


 


Non c' è logica nell'amore 

ed esso anzi abbatte ogni logica


Carlo Maria Martini


Foto di Ferenc Farkas

giovedì 16 febbraio 2023

Un successo può avere crepe?

 

Forse mai si è parlato così tanto di uno spettacolo come Sanremo 2023 iniziato volando alto.

Con la propaganda su tutti i fronti che lo ha lanciato e ha saputo nutrire l’attesa, il festival si è liberato dal bozzolo della kermesse per annunciare l’Italia 2023. 

Ed è a questo punto che qualche crepa, prevedibilissima (inevitabile?) per uno spettacolo di tali dimensioni, si è mostrata. 

Non scendo i gradini delle canzoni, degli abiti, delle luci, degli applausi e dei fischi… ma colgo la voce di chi si è stupito di qualche indecenza, che si è chiesto quale nome dare a certe esagerazioni: libertà, conquista, emancipazione, voce dei giovani? L’Italia oggi è questa? Si mostra così un Paese consapevole di guerre e calamità?

Trovare la risposta è possibile se si mette il festival nel suo angolo e si abbassa il rumore creato dall’enfasi organizzativa. 

Indubbia l’equilibrata bravura di Amadeus per il grande impegno di ricerca del meglio da presentare, spalleggiato da Gianni Morandi. Marco Mengoni comunque vola alto e il suo occhio d’aquila potrebbe indicare la direzione della speranza oltre le crepe. 

Ma… qualche ‘ma’ rimane e dispiace molto. 









 

lunedì 13 febbraio 2023

I critici


 I critici giudicano le opere 

e non sanno di essere giudicati da esse.

                                      Jean Cocteau

mercoledì 1 febbraio 2023

Parola di Vita - Febbraio 2023

«Tu sei il Dio che mi vede» (cf Gen 16,13).

Il versetto della Parola di vita di questo mese è tratto dal libro della Genesi. Le parole sono pronunciate da Agar, la schiava di Sara data in moglie ad Abramo, perché lei non poteva avere figli e assicurare una discendenza. Quando Agar aveva scoperto di essere incinta, si era sentita superiore alla sua padrona. I maltrattamenti ricevuti da parte di Sara l’avevano poi costretta a fuggire nel deserto. E proprio lì avviene un incontro unico tra Dio e la donna, che riceve una promessa di discendenza simile a quella fatta da Dio ad Abramo. Il figlio che nascerà sarà chiamato Ismaele, che significa “Dio ha ascoltato”, perché ha raccolto l’angoscia di Agar e le ha donato una stirpe.

«Tu sei il Dio che mi vede».

La reazione di Agar riflette l’idea comune nel mondo antico, che gli esseri umani non possono sostenere un incontro troppo ravvicinato con il divino. Agar rimane sorpresa e grata di essere sopravvissuta a ciò. Lei sperimenta l’amore di Dio proprio nel deserto, il luogo privilegiato dove si può fare l’esperienza di un incontro personale con Lui. Agar sente la Sua presenza e si sente amata da un Dio che l’ha “vista” in questa sua situazione dolorosa, un Dio che si preoccupa e che circonda d’amore le sue creature. «Non è un Dio assente, lontano, indifferente alle sorti dell’umanità, come alle sorti di ciascuno di noi. Tante volte lo sperimentiamo. Egli è qui con me, è sempre con me, sa tutto di me e condivide ogni mio pensiero, ogni gioia, ogni desiderio, porta assieme a me ogni preoccupazione, ogni prova della mia vita» (1).

«Tu sei il Dio che mi vede».

Questa Parola di Vita ravviva una certezza e ci dà conforto: non siamo mai soli nel nostro cammino, Dio c’è e ci ama. A volte, come Agar, ci sentiamo “stranieri” su questa terra, o cerchiamo delle vie per fuggire da situazioni pesanti e dolorose. Ma dobbiamo essere certi della presenza di Dio e del nostro rapporto con Lui che ci rende liberi, ci rassicura e ci permette sempre di ricominciare.

Questa è stata l’esperienza di P. che ha vissuto da sola il periodo della pandemia. Racconta: «Dall’inizio della chiusura totale nel nostro Paese di ogni attività sono da sola in casa. Non ho fisicamente accanto qualcuno con cui poter condividere questa esperienza e cerco di occupare la giornata come posso. Col passare dei giorni però mi scoraggio sempre di più. La sera faccio molta fatica ad addormentarmi. Mi sembra di non poter uscire più da questo incubo. Sento forte però che devo completamente affidarmi a Dio e credere nel suo amore. Non ho dubbi sulla Sua presenza che mi accompagna e mi conforta in questi mesi di solitudine. Da piccoli segnali che mi arrivano dai fratelli comprendo che non sono da sola. Come quella volta che festeggiando il compleanno on line di un’amica, mi arriva subito dopo una fetta di torta da parte della mia vicina di casa».

«Tu sei il Dio che mi vede».

Custoditi allora dalla presenza di Dio, possiamo essere anche noi messaggeri del Suo amore. Siamo infatti chiamati a vedere le necessità degli altri, a soccorrere i nostri fratelli nei loro deserti, a condividere le loro gioie e i loro dolori. Lo sforzo è quello di mantenere gli occhi aperti sull’umanità nella quale siamo anche noi immersi.

Possiamo fermarci e farci vicini a quanti sono alla ricerca di un senso e di una risposta ai tanti perché della vita: amici, familiari, conoscenti, vicini di casa, colleghi di lavoro, persone in difficoltà economiche e magari socialmente emarginate.

Possiamo ricordarci e condividere quei momenti preziosi dove abbiamo incontrato l’amore di Dio e abbiamo riscoperto il senso della nostra vita. Possiamo affrontare insieme le difficoltà e scoprire nei deserti che attraversiamo la presenza di Dio nella nostra storia, che ci aiuta a continuare con fiducia il cammino.

A cura di Patrizia Mazzola e del team della Parola di vita

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1 C. Lubich, Parola di Vita luglio 2006, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 785