sabato 7 dicembre 2013

7 dic. 1943 - 7 dic. 2013 LA SPOSA DI FUOCO

Una notte, come questa,
settanta anni fa,
nessuno sapeva che in un punto della terra
una donna stava correndo al luogo del “sì”.
Chi era lo sposo?
Unica testimone, la Chiesa.
L’abito nuziale
aveva il colore della pioggia e del vento.
Lo sposo non aveva un cognome da donare alla sposa:
le prometteva un regno nascosto
dove il dolore diventa gioia,
la tenebra si muta in luce
e dove ogni odio sbiadisce al calore dell’amore.
Nessun invitato,
nessuna firma oltre ad una lacrima,
nessun pranzo nuziale.
Un diadema, sì, quello c’era:
tre gemme rosse,
come garofani accesi,
stemma della famiglia.
Oggi,
milioni di testimoni e invitati
festeggiano lo sposalizio segreto.
Lo sposo porta alla sposa la lacrima diventata diamante.
E lei cosa gli porta?
Ha in mano tre gemme accese la cui fragranza,
che va e che viene,
inebria i popoli.
Poi apre i suoi occhi
e lo sposo vi vede un’acies di fuoco.
Nell’universo c’è un fremito:
dove la sposa guarda,
le ombre si diradano,
fuggono, svaniscono
e i pezzi sparsi compongono una casa
grande come il mondo. 

giovedì 5 dicembre 2013

Celebrare l'Avvento



Celebrare l'Avvento, significa saper attendere, e l'attendere è un'arte che, 
il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. 
Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; 
così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, 
perché il frutto, all'apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, 
mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. 
Chi non conosce l'aspra beatitudine dell'attesa, che è mancanza di ciò che si spera, 
non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell'adempimento.

dal Sermone sulla I domenica di Avvento-2 dicembre 1928

martedì 3 dicembre 2013

Parola e silenzio

Facciamo silenzio
prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri
sono già rivolti verso la Parola.

Facciamo silenzio
dopo l'ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora,
vive e dimora in noi.

Facciamo silenzio
la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio
prima di coricarci,
perché l'ultima Parola
appartiene a Dio.

Facciamo silenzio
solo per amore della Parola.

Dietrich Bonhoeffer, 
teologo martire nel lager nazista di Flossenbürg nell'aprile del 1945.

domenica 1 dicembre 2013

Parola di Vita - dicembre 2013



«Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti» (1 Tess 3,12).
Queste parole sono una di quelle espressioni, familiari a san Paolo, nelle quali egli augura e nello stesso tempo chiede al Signore delle grazie speciali per le sue comunità (cf Ef 3,18; Fil 1,9 ecc.).
Qui per i tessalonicesi domanda la grazia di un amore scambievole sempre crescente, sovrabbondante. Non si tratta di un velato rimprovero, come se l’amore scambievole fosse assente nella loro comunità, ma piuttosto di un richiamo ad una legge insita nell’amore stesso, quella di una crescita costante.
«Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti»
Essendo l’amore il centro della vita cristiana, se non progredisce, tutta la vita del cristiano ne risente, si illanguidisce e poi può spegnersi.
Non basta aver capito nella luce il comandamento dell’amore del prossimo e nemmeno aver sperimentato nell’entusiasmo i suoi impulsi e i suoi slanci agli inizi della propria conversione al Vangelo. Occorre farlo crescere mantenendolo sempre vivo, attivo, operante. E questo avverrà se si sapranno cogliere, con sempre maggiore prontezza e generosità, le varie occasioni che la vita ci offre ogni giorno.
«Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti»
Per san Paolo le comunità cristiane dovrebbero avere la freschezza ed il calore di una vera famiglia. Si comprende quindi l’intenzione dell’apostolo di metterle in guardia contro i pericoli da cui più frequentemente sono minacciate: l’individualismo, la superficialità, la mediocrità. Ma san Paolo vuole prevenire anche un altro grave pericolo, strettamente legato al precedente: quello di adagiarsi in una vita ordinata e tranquilla, ma chiusa in se stessa. Egli vuole delle comunità aperte, giacché è proprio della carità amare i fratelli di fede e, nello stesso tempo, andare verso tutti, essere sensibili ai problemi ed alle necessità di tutti. E’ proprio della carità saper accogliere qualsiasi persona, costruire dei ponti, cogliendo il positivo ed unendo i propri desideri e gli sforzi di bene con quanti mostrano buona volontà.
«Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti»
Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese? Cercando di crescere anche noi nell’amore scambievole all’interno delle nostre famiglie, del nostro ambiente di lavoro, delle nostre comunità o associazioni ecclesiali, parrocchie, ecc.
Questa Parola ci chiede una carità sovrabbondante, cioè una carità che sappia superare le misure mediocri e le varie barriere provenienti dal nostro sottile egoismo. Sarà sufficiente pensare a certi aspetti della carità (tolleranza, comprensione, accoglienza reciproca, pazienza, disponibilità al servizio, misericordia verso le vere o presunte mancanze del nostro prossimo, condivisione dei beni materiali, ecc.) per scoprire tante occasioni per viverla.
E’ evidente poi che, se nella nostra comunità ci sarà questo clima di amore scambievole, il suo calore si irradierà immancabilmente verso tutti. Anche quelli che ancora non conoscono la vita cristiana ne avvertiranno l’attrattiva e molto facilmente, quasi senza accorgersene, vi saranno coinvolti fino a sentirsi parte di una stessa famiglia.
Chiara Lubich

Parola di vita pubblicata in Città Nuova, 1994/20, pp.32-33.