domenica 10 gennaio 2016

Vinci l'indifferenza...

Basterebbe il titolo:
“Vinci l‘indifferenza e conquista la Pace”

“A livello individuale e comunitario l’indifferenza verso il prossimo, figlia di quella verso Dio, assume l’aspetto dell’inerzia e del disimpegno, che alimentano il perdurare di situazioni di ingiustizia e grave squilibrio sociale, le quali, a loro volta, possono condurre a conflitti o, in ogni caso, generare un clima di insoddisfazione che rischia di sfociare, presto o tardi, in violenze e insicurezza. […]

Alcune persone preferiscono non cercare, non informarsi e vivono il loro benessere e la loro comodità sorde al grido di dolore dell’umanità sofferente. Quasi senza accorgersene, siamo diventati incapaci di provare compassione per gli altri, per i loro drammi, non ci interessa curarci di loro, come se ciò che accade ad essi fosse una responsabilità estranea a noi, che non ci compete”.


Dal messaggio di papa Francesco per la XLIX Giornata mondiale per la pace

sabato 9 gennaio 2016

Con tenerezza




"L'amore non è
fare cose straordinarie
o eroiche,
ma fare cose ordinarie
con tenerezza"

Jean Vanier 

venerdì 8 gennaio 2016

La frantumazione della verità

Mi è capitato di trovarmi in Ungheria o in Polonia e sentire amici che mi scrivevano la loro commiserazione per il posto dove mi trovavo, perché avevano letto che...
Qualcosa non quadra nel giornalismo. Evidentemente per attirare qualche cliente o l'interesse si ha bisogno di titoli a effetto, tenendo sempre conto di quello che la gente vuole sentire per stupirsi.
Questa frantumazione della verità è un grande danno, non è costruttiva e non è a servizio dell'informazione.
Un amico che scriveva libri di umorismo sotto lo pseudonimo di Ernesto Carletti, diceva che ogni giornale ha la visione chiara della realtà. Se leggi due giornali avrai due visioni chiare della realtà... perché ogni giornale è la verità.
Amici del blog, non è facile individuare la verità. E' possibile però mettersi in un angolo di osservazione che non assolutizza.
Molti monumenti innalzati alle verità della storia sono crollati e continuano ad andare in rovina. Un immenso saluto a tutti.
                          Tanino

giovedì 7 gennaio 2016

La grande felicità




C’è una grande felicità 
nel non volere, 
nel non essere qualcosa, 
nel non andare da qualche parte.



Krishnamurti

mercoledì 6 gennaio 2016

Gelsomina

Ripubblico una favola su Gelsomina perché in questi giorni l'ho incontrata... è sempre lei, il candore dell'innocenza. 

Alloggio in una villa dei Castelli Romani. Ieri sera tornando dal convegno cui partecipo, mi sono soffermato a guardare la città di Roma. Una distesa di luci d’oro splendenti, come una manciata di perle luminose buttate nel buio dei prati.
Dietro di me una voce: “Ma tu, l’hai mai visto il tramonto?” Risposi subito di sì, e mi accorsi che mi parlava Gelsomina, un donna rotonda e felice, di indefinibile età, dai gesti e dalla voce di bambina, senza denti e con un sorriso innocente che comunicava pace.  
“Vieni qui, alle sette di domani sera e vedrai uno spettacolo che non hai mai visto!”.
Stasera sono arrivato puntualmente e quando Gelsomina mi vide si è messa a piangere perché il sole era già tramontato.
Le chiedo: “Cosa ti ha detto il sole?”.
“Se mi prometti che custodisci un segreto, te lo dico!” Le sorrido e allora Gelsomina:
“Quando il sole mi vede triste mi manda sempre dei petali di rosa. Anche stasera me li ha mandati con il vento che era carico di profumo. Sono petali vellutati e sul velluto ci sono dei segni, come sui libri. Ma io non so leggere”.
Gelsomina tira fuori dalla tasca un pezzo di pane, poi una caramella color viola, una conchiglia azzurra, una stella marina spezzata e un pezzo di carta che arrotola dei petali colore dell’oro. Sono freschi e profumati. I petali hanno delle venature cioè delle lettere, parole. Comincio a leggere una favola…
Lo sguardo di Gelsomina è pieno di gioia e di domande. Le spiego che il sole ci vuole dire che non tutti sappiamo fare le stesse cose. Lei sa raccogliere i petali del sole e io so leggerli. Il sole ci sta svelando un grande segreto: per vivere tutte le stagioni della vita abbiamo bisogno l’uno dell’altro.

“Allora ti regalo tutti gli altri petali del sole. In una scatola azzurra li ho raccolti tutti – mi dice Gelsomina – non sapevo che sono parole. E tu che giri il mondo potrai donare una parola del sole ad ogni bambino che incontrerai”. 

martedì 5 gennaio 2016

Il significato della vita

Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: "Ci sono domande?".
Uno studente gli chiese: "Professore, qual è il significato della vita?".
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita".

Bruno Ferrero

lunedì 4 gennaio 2016

Il coraggio




"I rigori li sbaglia
 solo chi ha il coraggio di tirarli."
Diego Armando Maradona

domenica 3 gennaio 2016

Il centuplo



Un'amica svizzera mi racconta:
"Sono rimasta vedova da giovane con tre figli a carico e una situazione finanziaria precaria. Come domestica a ore guadagnavo poco. Un giorno ero a pregare in una chiesa e ho notato la presenza di un uomo sofferente e vestito poveramente. Ho chiesto a Dio di farmi capire se aveva bisogno di aiuto. Alzando gli occhi ho notato un affresco di san Martino. Era un segno. Mi sono avvicinata a quell’uomo che mi disse: “Sono appena uscito dall’ospedale e non posso più lavorare. Ora sono qui, ma veramente avrei voluto buttarmi sotto un treno. Non so come andare avanti”. Gli ho fatto coraggio: “Lei è al posto giusto, venga sempre qui: Lui l’aiuterà”. Gli ho dato tutto il mio stipendio che avevo ricevuto quel giorno.
Il giorno seguente ho ricevuto inaspettatamente la visita di mio zio che non vedevo da 10 anni.
È stata una gioia grandissima. A un certo punto lo zio mi ha messo in mano una busta. Aprendola ho trovato il centuplo di ciò che avevo dato".

sabato 2 gennaio 2016

Il coraggio della misericordia




“Con la vostra pratica della solidarietà e della misericordia possiate vivere questa felicità esigente e ricca di significato, che si chiama Vangelo”.

Papa Francesco ai giovani riuniti a Valencia nel 38° incontro animato dalla comunità di Taizé 

venerdì 1 gennaio 2016

Parola di Vita - gennaio 2016

“Chiamati a proclamare le opere meravigliose del Signore” (cf1 Pt2,9).
Quando il Signore opera, compie opere meravigliose. Appena ebbe creato l’universo vide che era “cosa buona” (Gen 1,25), mentre dopo avere creato l’uomo e la donna, affidando loro tutto il creato, vide che era “cosa molto buona” (Gen1,31). Ma la sua opera che supera tutte, è quella compiuta da Gesù: con la sua morte e risurrezione ha creato un mondo nuovo e un popolo nuovo.
Un popolo al quale Gesù ha donato la vita del Cielo, una fraternità autentica, nell’accoglienza reciproca, nella condivisione, nel dono di sé. La lettera di Pietro rende consapevoli i primi cristiani che l’amore di Dio li ha fatti diventare “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di Dio” (leggi per intero i vv. 9-10).
Se anche noi, come i primi cristiani, prendessimo davvero coscienza di ciò che siamo, di quanto la misericordia di Dio ha operato in noi, fra noi e attorno a noi, rimarremmo stupefatti, non potremmo contenere la gioia e sentiremmo il bisogno di condividerla con gli altri, di
“proclamare le opere meravigliose del Signore”.
Ma è difficile, quasi impossibile, testimoniare in maniera efficace la bellezza della nuova socialità, cui Gesù ha dato vita, rimanendo isolati gli uni dagli altri. È quindi normale che l’invito di Pietro sia rivolto a tutto il popolo. Non possiamo mostrarci litigiosi e faziosi, o soltanto  indifferenti gli uni verso gli altri, e poi proclamare: “Il Signore ha creato un popolo nuovo, ci ha liberato dall’egoismo, dagli odi e dai rancori, ci ha dato come legge l’amore reciproco che fa di noi un cuore solo e un’anima sola …”. Nel nostro popolo cristiano ci sono sì differenze nei modi di pensare, nelle tradizioni e culture, ma queste diversità vanno accolte con rispetto, riconoscendo la bellezza di questa grande varietà, consapevoli che l’unità non è uniformità.
È il cammino che percorreremo durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani che nell’emisfero Nord si celebra dal 18 al 25 gennaio – e durante tutto l’anno. La Parola di vita ci invita a cercare di conoscerci meglio tra cristiani di Chiese e comunità diverse, a narrare
vicendevolmente le opere meravigliose del Signore. Allora potremo “
proclamare” in maniera credibile tali opere, testimoniando che siamo uniti tra di noi proprio in questa diversità e ci sosteniamo concretamente gli uni gli altri.
Chiara Lubich ha incoraggiato con forza questo cammino: «L’amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana, sì da far ripetere ai cristiani di oggi quello che, tanti secoli fa, dicevano i primi cristiani: “Siamo di ieri e già siamo diffusi in tutto il mondo”. […] L’amore! Quanto bisogno d’amore nel mondo! E in noi, cristiani!
Tutti noi insieme delle varie Chiese siamo più d’un miliardo. Molti, dunque, e dovremmo essere ben visibili. Ma siamo così divisi che tanti non ci vedono, né vedono Gesù attraverso di noi.
Egli ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuti come suoi e,  attraverso noi, avrebbe riconosciuto Lui, dall’amore reciproco,  dall’unità: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv13,35). […] Il tempo presente, con ciò,
domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità infranta da secoli».


A cura di Fabio Ciardi