William Blake (1757-1827), poeta e incisore inglese.
William Blake (1757-1827), poeta e incisore inglese.
Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.
Trilussa
La breve e travagliata vita di questo uomo, in quegli anni di forte ricerca, divenne per me un faro, un seme di speranza, un messaggio da non trascurare.
La mia giovinezza non fu che una oscura tempesta,
traversata qua e là da soli risplendenti;
tuono e pioggia l’hanno talmente devastata
che non rimane nel mio giardino altro che qualche fiore vermiglio.
Ecco, ho toccato ormai l’autunno delle idee,
è ora di ricorrere al badile e al rastrello per rimettere a nuovo
le terre inondate in cui l’acqua ha aperto buchi larghi come tombe.
E chissà se i fiori nuovi che vado sognando troveranno,
in un terreno lavato come un greto, il mistico alimento cui attingere forza.
O dolore, o dolore, il Tempo si mangia la vita e l’oscuro Nemico
che ci divora il cuore cresce e si fortifica del sangue che perdiamo.
Sia che tu taccia,
taci per amore.
Sia che tu parli,
parla per amore.
Sia che tu corregga,
correggi per amore.
Sia che tu perdoni,
perdona per amore.
Sia in te
la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere
se non il bene.
Ama e fai ciò che vuoi.
S. Agostino
Al consueto atto di venerazione, l’8 dicembre, davanti a Maria Immacolata in piazza di Spagna a Roma, papa Francesco ringrazia e invoca per ogni membro della famiglia umana, ma quando apre il suo cuore sull’Ucraina, la commozione è evidente.
… Avrei voluto oggi portarti il ringraziamento del popolo ucraino per la pace che da tempo chiediamo al Signore. Invece devo ancora presentarti la supplica dei bambini, degli anziani, dei padri e delle madri, dei giovani di quella terra martoriata(…) Ma in realtà noi tutti sappiamo che tu sei con loro e con tutti i sofferenti così come fosti accanto alla croce del tuo Figlio. Guardando a te, che sei senza peccato, possiamo continuare a credere e sperare che sull’odio vinca l’amore, sulla menzogna vinca la verità, sull’offesa vinca il perdono, sulla guerra vinca la pace...
https://youtu.be/UiLgvePNVdA
Gesù parte dagli ultimi della fila, non comincia da pratiche religiose, ma dalle lacrime: ciechi, storpi, sordi, lebbrosi, morti, poveri...; da dove la vita è più minacciata. E fa per loro un vestito di carezze. Non guarisce gente per rinforzare le fila dei discepoli, per farne degli adepti, per tirarli alla fede come pesci presi all’amo della salute ritrovata, ma per restituirli a umanità piena e guarita, perché siano uomini liberi e totali. E non debbano più piangere...
La voce di Dio è sottile, quasi inavvertibile,
è appena un ronzio.
Se ci si abitua, si riesce a sentirla dappertutto.
Clemente Rebora (1885-1957)
presbitero e poeta italiano.
Sant' Ignazio di Antiochia
Essere vecchi non è una questione di età: è un modo di concepire il rapporto con la vita. Ma sentirsi vecchi… beh, puoi sentirti vecchio pur essendo soltanto un ragazzino se non vivi un giorno per volta, se smetti di sognare, se vendi il tuo spirito in cambio del conforto della sicurezza. Pensaci, figlio mio. È un piccolo consiglio da parte di un bambino grande ad un altro bambino che sta muovendo i suoi primi passi sul sentiero della vita: vuoi crescere, oppure invecchiare? La decisione spetta solo a te.
Sergio Bambarén
La Parola di vita che vogliamo vivere questo mese è tratta dal Libro del profeta Isaìa, un testo ampio e ricco, molto caro anche alla tradizione cristiana. Esso, infatti, contiene pagine molto amate, come l’annuncio dell’Emmanuele, «il Dio con noi»[1] o anche la figura del Servo sofferente[2], che fa da sfondo ai racconti della passione e morte di Gesù.
Questo versetto è parte di un canto di ringraziamento che il profeta mette sulla bocca del popolo d’Israele quando, superata la terribile prova dell’esilio, farà finalmente ritorno a Gerusalemme. Le sue parole aprono i cuori alla speranza, perché la presenza di Dio accanto a Israele è fedele, incrollabile come la roccia; egli stesso sosterrà ogni sforzo del popolo nella ricostruzione civile, politica e religiosa.
Mentre la città che si crede “eccelsa” verrà rasa al suolo[3], perché non costruita secondo il progetto d’amore di Dio, quella costruita sulla roccia della sua vicinanza godrà di pace e prosperità.
«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna».
Quanto è attuale questo bisogno di stabilità e di pace! Anche noi, personalmente e collettivamente, stiamo attraversando momenti oscuri della storia, che minacciano di schiacciarci sotto il peso dell’incertezza e della paura per il futuro.
Come fare per superare la tentazione di lasciarci abbattere dalle difficoltà del presente, rinchiuderci in noi stessi e coltivare sentimenti di sospetto e sfiducia verso gli altri?
Come cristiani, la risposta è certamente “ricostruire” con coraggio prima di tutto il rapporto fiducioso con Dio, che in Gesù si è fatto nostro prossimo sulle strade della vita, anche quelle più buie, strette, tortuose e ripide.
Ma questa fede non significa restare in un’attesa passiva. Anzi, richiede di darci da fare, per essere protagonisti creativi e responsabili nel costruire una “città nuova”, fondata sul comandamento dell’amore reciproco. Una città con le porte aperte, accogliente verso tutti, soprattutto «i poveri e gli oppressi»[4], da sempre i prediletti del Signore.
E su questo cammino siamo certi di trovare come compagni tanti uomini e donne che coltivano nel proprio cuore i valori universali della solidarietà e della dignità di ogni persona, nel rispetto del creato, nostra “casa comune”.
«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna».
Nel villaggio spagnolo di Aljucer, una intera comunità è impegnata a costruire rapporti di fraternità attraverso forme di partecipazione aperta ed inclusiva.
Raccontano: «Nell’estate del 2008 abbiamo dato vita ad una associazione culturale, con l’obiettivo di svolgere attività di vario genere, sia di nostra iniziativa che in collaborazione con altre associazioni del territorio, per promuovere spazi di dialogo e progetti umanitari internazionali.
Ad esempio, fin dal primo anno, abbiamo promosso una cena di solidarietà per il progetto Fraternity with Africa, per finanziare borse di studio per giovani africani impegnati a lavorare nel loro Paese per almeno cinque anni. Sono cene che riuniscono circa duecento persone, per le quali collaborano negozianti e associazioni.
Siamo molto felici di lavorare da anni anche con un’altra associazione. Insieme organizziamo un evento annuale, aperto a personaggi del mondo della cultura, musica, pittura e letteratura, ma anche ad esponenti del mondo della politica, dell’economia e della medicina. È l’occasione per tutti loro di condividere esperienze di vita e le motivazioni più profonde delle loro scelte»[5].
«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna».
Siamo in attesa del Natale. Prepariamoci ad esso, accogliendo da subito Gesù nella sua Parola.
È la roccia su cui costruire anche la città degli uomini: «Incarniamola, facciamola nostra, sperimentiamo quale potenza di vita sprigiona, se vissuta, in noi e attorno a noi. Innamoriamoci del Vangelo fino al punto da lasciarci trasformare in esso e traboccarlo sugli altri. […] Non saremo più noi a vivere, Cristo si formerà in noi. Toccheremo con mano la libertà da noi stessi, dai nostri limiti, dalle nostre schiavitù, non solo, ma vedremo esplodere la rivoluzione d’amore che Gesù, libero di vivere in noi, provocherà nel tessuto sociale in cui siamo immersi»[6].
[2] Cf. Is 52,13-53, 12.
[3] Cf. Is 26, 5.
[4] Cf. Is 26,6.
[5] C. Lubich, Parola di Vita settembre 2006, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017), p.790.
[6] C. Lubich, Parola di Vita settembre 2006, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017), p.790.