sabato 20 luglio 2013

i segreti di Dio



«I segreti di Dio, nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio» (1 Cor 2,11). Affrettati dunque a essere partecipe dello Spirito Santo. Quando lo si invoca si fa presente, né lo si potrebbe invocare se già non fosse presente. Quando, invocato, viene, vi giunge con l'abbondanza della benedizione di Dio. È infatti «un fiume in piena che rallegra la città di Dio» (Sal 46,5). E quando sarà venuto, se ti troverà umile e tranquillo, seppure tremante davanti alle parole di Dio, scenderà su di te (Lc 1,35) e ti rivelerà ciò che Dio Padre tiene nascosto ai sapienti e ai prudenti di questo mondo. Incominceranno allora a brillare nel tuo spirito quelle cose che la Sapienza (1Cor 1,24) poté dire in terra ai suoi discepoli, ma che essi non potevano capire, finché non fosse venuto lo Spirito di verità, che avrebbe insegnato loro tutta la verità (Gv 16,12-13).


Guglielmo di Saint-Thierry (ca 1085-1148), monaco benedettino poi cistercense
Lo specchio della fede 6 ; PL 180, 384 ; SC 301

giovedì 18 luglio 2013

Principessa e spia



Insegnavo nella cattedra d’italianistica nell’ateneo di una città dell’Ungheria allora comunista. Avevo un collega che occupava una cattedra importante per meriti di fedeltà all’ideologia imperante. Nell’aula dei professori dell’università mi ritrovai un giorno a rimuginare una frase che proprio lui mi aveva detto, abbassando il tono della voce e con un’insolita familiarità: «Sii prudente, non fare paragoni con l’Italia, non parlare di politica; insomma, tieni presente che in ogni classe c’è qualcuno che ha il compito di tenerti d’occhio e vedere se sgarri».
Fu un pugno allo stomaco che lui, appena uscito, non poté registrare. Sì certo, ero ben consapevole di trovarmi in quel Paese, con quell’ideologia, ma pensare che qualcuno degli studenti fosse lì apposta per cogliere qualche parola equivoca, qualche valutazione che sarebbe potuta sembrare dispregiativa verso il sistema politico vigente, qualche paragone con il capitalismo italiano...
Perché temevano che ogni straniero fosse una minaccia al comunismo? E poi cosa avrei potuto dire contro un certo sistema, parlando dei primi documenti della lingua italiana? Come denigrare un’ideologia spiegando la storia della grammatica o parlando della poetica di Dante o Petrarca? Mi venne da ridere nel pensare a come vedevano l’Occidente quelli dell’Europa orientale. Come se oltre la cortina di ferro ci fossero la felicità, la libertà. Che dire poi del consumismo materialista e devastante, del plagio dei mass media, del ruolo di una televisione che inebetisce? Come dire che anche l’Occidente, nella sua sazietà, percepiva un senso del nulla come mai era stato prima?

Decisi di cancellare dalla mia mente l’idea che qualcuno degli alunni potesse avere il compito di cogliermi in fallo, per non avere la tentazione di indagare chi potesse essere quel mercenario o quell’idealista che mi aspettava al varco. Un tale pensiero avrebbe minato il rapporto diretto e semplice che avevo già instaurato con le varie classi.
Piuttosto cercai di mettere più attenzione soprattutto quando mi trovai ad affrontare la classe che mi attendeva. Guardai studente per studente e costatai con gioia che li stimavo perché vedevo in ognuno un possibile costruttore di un mondo migliore.
Il mio sguardo si attardò su una studentessa che io chiamavo “principessa” perché aveva il nome di una nobile magiara e i tratti delicati di chi vive in una reggia. Era pensierosa. Alla fine della lezione le chiesi se c’era qualche problema. Mi disse che il figlioletto era malato e non sapeva a chi affidarlo, dato che era sola ad educarlo. Venni a sapere di più della sua vita. Le chiesi se per caso non avesse bisogno di vestiti, giacché mia sorella, con due figli più grandi del suo, aveva sicuramente dei vestitini superflui da passarle.
Lei non rifiutò la mia offerta, anzi mi sembrò contenta. Così, dopo qualche tempo, arrivò la prima valigia di vestiario per il bambino e anche per lei. A quella ne seguirono altre e ciò che non serviva a lei fu utile per altre due alunne con bambini piccoli.

Passarono gli anni e nel 1989 avvenne il giro di valzer per molti Paesi satelliti della grande Russia che cominciarono a girare con un’altra musica e attorno ad altri centri gravitazionali. Fu un passaggio senza spargimento di sangue, anche se doloroso.
Un giorno stavo pranzando con il preside della facoltà. Parlavamo dell’università, delle trasformazioni dopo decenni di comunismo, dei nuovi testi da scrivere, della difficoltà di ripartire su altri binari, quando lui, non privo di amaro risentimento, accennò a certi colleghi che all’indomani del cambio di bandiera si dichiaravano anticomunisti convinti, sorpresi se qualcuno li tacciava di ripugnanti opportunisti. Il suo parlare era carico di sarcasmo e voglia di sbandierare il gioco dei pupazzi.
Restai di stucco quando mi rivelò i nomi degli studenti che, come avveniva nelle fabbriche o in altri luoghi di lavoro, anche all’università avevano il compito di proteggere le spalle del sistema politico dai non allineati. La mia principessa era una di loro. La bella e delicata principessa era una spia. Proprio lei, alla quale avevo dedicato più attenzione!
Pensai fra me e me che, avendo un bambino e non essendo sposata, aveva bisogno di guadagnare qualche fiorino. E anche al pericolo che avrei potuto correre: «Se mi fossi messo alla ricerca della spia, certamente non mi sarei accorto quel giorno che la principessa era preoccupata!».
Il professore si accorse che ero in pensiero. Il suo rispettoso silenzio m’incoraggiò a raccontargli il fatto. «E adesso pensa di andare a leggere negli archivi cosa ha raccontato la sua fedele alunna?», mi chiese.
«Sento gratitudine per quella fragile creatura», precisai. Il professore alzò le sopracciglia e non ebbe da dire più nulla.
Ancora una volta, nel Grande Gioco della vita, avevo potuto costatare che chi ama ci azzecca sempre, chi ama è invincibile.  

mercoledì 17 luglio 2013

felicità è...

Un lettore mi chiedeva se c'è in italiano un mio libro apparso recentemente in slovacco.

felicità è,  Città Nuova, 2011.

Vorrei mostrare, attraverso dei fatti che ho vissuto, che la felicità consiste nel vivere per la felicità degli altri. 
C'è anche una preziosa postfazione di Chiara M.

martedì 16 luglio 2013

il viaggio verso la ... gioia

Ho ricevuto stannotte l'e-mail di un amico che si prepara a lasciare questa terra. Nonostante la crudezza della realtà che vive, ho sperimentato nella comunione che lui fa una grande gioia.
La vita mi è sembrata come un viaggio verso la gioia, come questa foto che ho fatto recentemente.

Stamattina, questa pagine di S. Agostino, nei suoi commenti al vangelo di Giovanni, mi è sembrata scritta per me.

Ve la comunico, cari amici del blog, ormai tanti e presentissimi. Grazie!



Credo che le parole: «Io vi rivedrò e il vostro cuore gioirà, e la vostra gioia nessuno ve la potrà rapire», non debbano riferirsi al tempo in cui, risorto, mostrò ai discepoli la sua carne risuscitata, in modo che essi potessero vederla e toccarla; ma piuttosto a quel tempo a proposito del quale aveva detto: «Colui che mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14, 21)... Questa visione non appartiene a questa vita, ma a quella futura; non a questa temporale, ma a quella eterna. «Questa è la vita eterna, - afferma colui che è la vita - che conoscano te unico vero Dio, e il tuo inviato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3). Di questa visione e di questa conoscenza l'apostolo Paolo dice: «Vediamo ora come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in maniera imperfetta, mentre allora conoscerò come sono conosciuto» (1 Cor 13, 12-13).
   

lunedì 15 luglio 2013

dove si trova la gioia



Mi ricordo della storia di un prigioniero nazista. Il pover'uomo tutti i giorni veniva torturato. Un giorno lo cambiarono di cella. Nella nuova cella c'era un abbaino, da dove egli poteva vedere un pezzo di cielo azzurro durante il giorno, e alcune stelle la notte. Il prigioniero rimase così affascinato da questo spettacolo che inviò una lunga lettera a quelli di casa sua, descrivendo la sua grande fortuna. Dopo aver letto questa storia, guardai dalla mia finestra.
Davanti a me si estendeva la natura in tutta la sua bellezza. Ero libero, non prigioniero, potevo andare dove volevo! E ritengo di aver provato solo una frazione della gioia di quel povero prigioniero.
Una volta conobbi una paralitica, alla quale tutti chiedevano: “Dove trovi questa gioia che traspare sempre dal tuo volto?”. Ed ella rispondeva “Io ho tutto ciò che serve alla mia felicità. Posso fare le cose più belle della vita”. Paralizzata, a letto, in un ospedale; eppure piena di gioia. Che donna straordinaria!
La gioia non si trova all'esterno. Liberatevi da questa nozione distorta, altrimenti non la troverete mai.

Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, p. 25-27

venerdì 12 luglio 2013

l'uomo coraggioso





"L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla" .

Nelson Mandela