martedì 9 febbraio 2021

Il bene che ci sostiene


 Alla gente piace tener conto dei guai e non calcola la propria felicità.

Fëdor Dostoevskij (1821-1881), scrittore e filosofo russo.

 


Un amico che vive oltreoceano mi manda questa frase che lui stesso ha tradotto dall'inglese. Mi ha fatto riflettere proprio per il momento che tutta l'umanità sta vivendo. Certo non possiamo chiudere gli occhi alla realtà, ma il bene che ci sostiene è radice di ogni speranza. 

venerdì 5 febbraio 2021

Vita di famiglia


 Dopo anni di matrimonio e di crescita insieme, con mia moglie siamo arrivati a una grave incomunicabilità. Qualsiasi cosa dicevamo per chiarirci le posizioni e le motivazioni delle nostre azioni, sembrava di metter benzina sul fuoco al punto da arrivare a dire che tra noi la comunicazione non era mai esistita. Giorni dinferno hanno riempito la nostra vita. I figli, anche se fuori di casa, sentivano questo disagio. 

Un giorno ho chiesto aiuto a Dio. Sul tram, sfogliando una rivista, ho letto dellimportanza di dare fiducia allaltro.

Era quello che avevo bisogno. Piuttosto che analizzare azioni e parole, dovevo ridare fiducia a mia moglie, credere in lei

Questo mio atteggiamento diede subito i suoi frutti. Dopo giorni di silenzio, ma sereni, abbiamo ripreso un dialogo nuovo.


Esperienza raccontatami da un amico. Foto di Ferenc Farkas.

mercoledì 3 febbraio 2021

Parola di Vita - Febbraio 2021


 “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).



Febbraio 2021

L’evangelista Luca ama sottolineare la grandezza dell’amore di Dio attraverso una qualità, che certamente gli sembra descriverla al massimo: la misericordia.

Essa è, nelle Sacre Scritture, la sfumatura materna, potremmo dire, dell’amore di Dio, quella con cui Egli si prende cura delle sue creature, le solleva, le consola, le accoglie senza stancarsi mai. Per bocca del profeta Isaia, il Signore promette al suo popolo: “Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati”[1].

È un attributo riconosciuto e proclamato anche dalla tradizione islamica: fra i 99 Bei Nomi di Dio, quelli che ritornano più frequentemente sulle labbra del fedele musulmano sono il Misericordioso ed il Clemente.

Questa pagina del vangelo ci presenta Gesù che, di fronte ad una moltitudine di persone provenienti da città e regioni anche lontane, fa a tutti una proposta audace, sconcertante: imitare Dio, il Padre, proprio nell’amore di misericordia.

Una meta che a noi sembra quasi impensabile, irraggiungibile!

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”.

Nella prospettiva del Vangelo, per imitare il Padre dobbiamo innanzitutto metterci ogni giorno dietro a Gesù e imparare da lui ad amare per primi, così come Dio stesso fa incessantemente con noi.

È l’esperienza spirituale descritta dal teologo luterano Bonhoeffer (1906-1945): «Ogni giorno la comunità cristiana canta: “Ho ricevuto misericordia”. Ho avuto questo dono anche quando ho chiuso il mio cuore a Dio; […] quando mi sono smarrito e non ho trovato la via del ritorno. Allora è stata la parola del Signore a venirmi incontro. Allora ho capito: egli mi ama. Gesù mi ha trovato: mi è stato vicino, soltanto Lui. Mi ha dato conforto, ha perdonato tutti i miei errori e non mi ha incolpato del male. Quando ero suo nemico e non rispettavo i suoi comandamenti, mi ha trattato come un amico. […] Fatico a comprendere perché il Signore mi ami così, perché io gli sia così caro. Non posso capire come egli sia riuscito e abbia voluto vincere il mio cuore con il suo amore, posso soltanto dire: “Ho ricevuto misericordia”»[2].

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”.

Questa Parola del Vangelo ci invita ad una vera rivoluzione nella nostra vita: ogni volta che ci troviamo di fronte ad una possibile offesa possiamo non seguire la via del rifiuto, del giudizio inappellabile e della vendetta, ma piuttosto quella del perdono, della misericordia.

Si tratta non tanto di eseguire un dovere gravoso, quanto piuttosto di accogliere da Gesù la possibilità di passare dalla morte dell’egoismo alla vita vera della comunione. Scopriremo con gioia di aver ricevuto lo stesso DNA del Padre, che non condanna nessuno definitivamente, ma dà a tutti una seconda possibilità, aprendo orizzonti di speranza.

Questa scelta di campo ci permetterà anche di preparare il terreno a rapporti fraterni, da cui può nascere e crescere una comunità umana finalmente orientata alla convivenza pacifica e costruttiva.

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”.

Così suggeriva Chiara Lubich, meditando sulla frase del vangelo di Matteo[3], che proclama la beatitudine di chi pratica la misericordia: «Il tema della misericordia e del perdono pervade tutto il Vangelo. […] E la misericordia è appunto l'ultima espressione dell'amore, della carità, quella che la compie, che la rende cioè perfetta. […] Cerchiamo dunque di vivere in ogni nostro rapporto quest'amore agli altri in forma di misericordia! La misericordia è un amore che sa accogliere ogni prossimo, specie il più povero e bisognoso. Un amore che non misura, abbondante, universale, concreto. Un amore che tende a suscitare la reciprocità, che è il fine ultimo della misericordia, senza la quale ci sarebbe solo giustizia, che serve a creare eguaglianza ma non fraternità. […] Anche se sembra difficile e ardito, chiediamoci, di fronte ad ogni prossimo: come si comporterebbe sua madre con lui? E' un pensiero che ci aiuterà a capire e a vivere secondo il cuore di Dio»[4].

Letizia Magri

[1] Cf. Is 66,13.
[2] Dietrich Bonhoefer, 23 gennaio 1938, in La fragilità del male, raccolta di scritti inediti, Piemme, 2015.
[3] Cf. Mt 5,7.
[4] C.  Lubich, Parola di Vita novembre 2000, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) pp. 633-634.

 

 

giovedì 28 gennaio 2021

Nei giorni dell'olocausto


 In questi giorni in cui, in vari modi e con varie parole, viene ricordato l'olocausto, ho riletto degli appunti fatti su Etty Hillesum, morta a 29 anni in un campo di concentramento perché ebrea. 
Una frase fa capire il suo iter: 

"Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un'unica, lunga passeggiata".

Etty Hillesum (1914-1943), scrittrice olandese.

venerdì 22 gennaio 2021

Un incontro, una fortuna


 Un vecchio compagno di scuola mi ha telefonato dopo tanti anni che non lo sentivo. Mi diceva che, con le contrarietà avute nella vita, aveva perduto la fede e la visione religiosa dell’esistenza imparata nell’ambiente dove è cresciuto.

L’ho ascoltato e ho partecipato ai dolori che mi elencava. 

Quando mi ha chiesto come andasse la mia vita gli ho detto che mi sento fortunato perché un “incontro” mi ha immesso in un cammino. 

La persona incontrata è Gesù… e lo conosco giorno dopo giorno, fatto dopo fatto, persona dopo persona. Non potrei dire di più e meglio.

Mi conferma in questo, un pensiero di Guardini espresso nel suo saggio “L’essenza del Cristianesimo”.

  

Il cristianesimo non è una teoria della verità 
o una interpretazione della vita.
Esso è anche questo, 
ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale.

Questo è costituito da Gesù di Nazareth, 

dalla sua concreta esistenza, della sua opera, dal suo destino.


Romano Guardini (1885-1968), sacerdote, teologo e scrittore italiano naturalizzato tedesco

mercoledì 20 gennaio 2021

Settimana dell'unità

Nella rivista “Jesus” di gennaio 2021 c’è un’intensa intervista di Vittoria Pisciandaro al pastore  Paolo Ricca. 

Prendo due risposte che mi sembrano importanti per la settimana dell’unità delle chiese, che stiamo vivendo. Consiglio di andare all’intervista che è chiara e illuminante: 

 

Quali sono, invece, gli ostacoli maggiori nel dialogo? 

«L’ostacolo maggiore è la lentezza che le Chiese tutte hanno a uscire dalla mentalità del monologo ed entrare in quella del dialogo. Cioè ad abbandonare l’idea dell’autosufficienza, che la propria Chiesa basta a realizzare il cristianesimo. La scoperta ecumenica è proprio questa: una Chiesa, piccola o grande che sia, non basta, c’è sempre un deficit. La mia identità confessionale, qualunque essa sia, è deficitaria rispetto alla realizzazione della pienezza dell’essere cristiano. Siamo vissuti per secoli nella convinzione che ciascuno avesse la pienezza cristiana, oggi la difficoltà maggiore è uscire da questa gabbia e capire che tu hai bisogno dell’altro cristiano per essere cristiano». 

 

Una consapevolezza più che mai urgente, oggi che i cristiani sono chiamati a dialogare con fedeli di religioni diverse in società sempre più pluraliste. Qual è a suo parere il giusto approccio al dialogo interreligioso? 

«È evidente che è urgente, ma attenzione, perché se si sovrappone il problema interreligioso a quello ecumenico si crea una grande confusione. L’unità cristiana si fa intorno a Cristo e non intorno a un’idea di unità generale o a un Dio che non ha più il profilo cristiano perché deve essere accettevole a tutti gli altri. Nella logica spirituale il dialogo interreligioso è un momento ulteriore, che va coltivato anche parallelamente a quello intercristiano, ma senza sovrapporre il primo al secondo». 


 https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2021/01/paolo-ricca-un-concilio-per-tutti-i.html

martedì 19 gennaio 2021

Noi siamo...


 Noi siamo ciò di cui ci prendiamo cura.

Ermes Ronchi dall’intervista “inciampare in una stella”, in La voce dei Berici, 5 gennaio ’21

domenica 17 gennaio 2021

La vera fede


    Negli anni della contestazione giravano in Italia, con successo, le opere di Louis Evely, un sacerdote belga che per le incomprensioni per ciò che scriveva e per come scriveva, prima del Concilio Vaticano II, deciderà di lasciare il sacerdozio. 

   Una sua frase si è stampata nella mia mente e la ripeto in tante occasioni: 

 

“Soltanto la vita presente ci concerne e, al suo interno, il problema della qualità della vita. La vita futura è l’oppio dei popoli: è una mistificazione attendere dall’avvenire un cambiamento che non si sarebbe prodotto, o almeno preparato nel presente. La vera fede del cristiano non è fede in una vita futura, ma nella vita eterna e se essa è eterna basta un attimo di riflessione per capire che essa è già cominciata. Dobbiamo viverla ora, altrimenti non la vivremo mai più! Fede è possedere luce sufficiente per sostenere l’oscurità, risposte sufficienti per sostenere le domande, esperienza sufficiente per affrontare l’ignoto, sufficiente riconoscenza per aver fiducia davanti alle cose che restano da scoprire”.

 

Louis Evely (1910-1985), scrittore e teologo belga.

 

sabato 16 gennaio 2021

Ciò che incomincia


Stavo preparando una presentazione della mia esperienza di fede e mi è capitato un articolo che citava Romano Guardini

È stato un dono improvviso che mi ha spiegato cosa era successo a me, nella mia stessa vita:

Ciò che deriva da Dio ha di solito la forma di ciò che incomincia, non già di un effetto bello e compiuto. Dio opera secondo la legge della vita: egli tocca e avvisa, suscita il movimento; depone un seme, che germoglia e cresce quando è l’ora; inserisce nel profondo una forma, che poi si apre la strada lentamente.

 

Romano Guardini (1885-1968), sacerdote, teologo e scrittore italiano naturalizzato tedesco.