venerdì 9 agosto 2013

Jožko Petrek



La mattina del 9 agosto 2008 moriva Jožko Petrek, un dei primi focolarini della Slovacchia. Ho avuto la sorte di essergli vicino gli ultimi due mesi della vita. 
Perché il dono che lui è stato possa arrivare ad altri, trascrivo qualche suo pensiero:



La riuscita di una vita è vivere guidati. Ed è guidato chi è Amore. Come ci dice Chiara Lubich: Non fare le cose per amore, ma essere l’Amore. Sembra facile ma è una cosa eroica”.



“L’unica cosa che io insegnerei nelle scuole è come essere svegli, presenti.

Aiuterei a come saper cogliere i segnali che Dio manda, attimo per attimo. Tutto il resto è fumo”



 “La vera sapienza della vita è lasciare agire Dio. Quello che Lui fa è fatto. Quello che facciamo noi si disperde”.


(su Jožko ho scritto estesamente ne “L’emigrante e i suoi amici”)

giovedì 8 agosto 2013

Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.
 
Alda Merini

Questa poesia di Alda Merini me l'ha segnalata un amico del blog. 
Passo il dono anche ad altri. 
Allego una foto che ho scattato un anno fa, in armonia con la delicatezza della poesia.

mercoledì 7 agosto 2013

Perchè la tristezza?



Perché gli uomini sono tristi? Perché hanno idee distorte e atteggiamenti sbagliati.
La prima idea distorta che gli uomini hanno è che gioia equivalga a euforia, sensazioni di piacere, divertimento. Con questa idea in testa gli uomini vanno in cerca di droghe e stimolanti, e finiscono con l'essere dei depressi. L'unica cosa con cui dobbiamo drogarci è la vita. È un tipo di droga leggero, ma con effetti duraturi. Questa è la prima idea distorta dalla quale ci dobbiamo liberare. Gioia non significa euforia; non necessariamente.
La seconda idea distorta consiste nel pensare che possiamo raggiungere la nostra felicità, che possiamo fare qualcosa per afferrarla. Qui quasi mi sto contraddicendo, perché in seguito esporrò cosa possiamo fare per ottenere la felicità. La felicità però non si può conseguire in se stessa. La felicità è sempre conseguenza di qualcosa.
La terza e forse più determinante idea distorta sulla felicità consiste nel ritenere che essa si trovi fuori di noi, nelle cose esterne, nelle altre persone. “Cambio lavoro, così forse sarò felice”; oppure: “Cambio casa, mi sposo con un'altra persona..., così forse sarò felice”, ecc. La felicità non ha nulla a che vedere con l'esterno. In genere si crede che i soldi, il potere, la rispettabilità possano rendere felici. Di fatto però non è così. I poveri possono essere felici.


                                                        Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli
 

domenica 4 agosto 2013

Meglio aver amato e perso...





È meglio aver amato, e perso,
Che non aver mai amato.

(Better to have loved and lost,
Than never to have loved at all).

Lord Alfred Tennyson

giovedì 1 agosto 2013

Parola di vita Agosto 2013



«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso» (Lc 6,32).
La Parola di vita di questo mese è presa dal Vangelo di Luca. Essa fa parte di quell’ampia sezione dei detti di Gesù, che nel Vangelo di Matteo corrisponde al discorso della montagna. In questa sezione, come è noto, Gesù descrive le esigenze del Regno di Dio e i lineamenti che caratterizzano coloro che vi appartengono. Questi si ispirano e si riconducono alla imitazione del Padre celeste.
In questo versetto Gesù chiama i suoi discepoli ad imitare Dio Padre nell’amore. Se vogliamo essere figli suoi, dobbiamo amare il nostro prossimo a quel modo con cui Egli ama.
«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso»
La prima caratteristica che maggiormente contraddistingue l’amore di Dio Padre è la sua assoluta gratuità. Esso si contrappone radicalmente all’amore del mondo. Mentre quest’ultimo si basa sul ricambio e la simpatia (amare quelli che ci amano o che ci sono simpatici), l’amore del Padre celeste è del tutto disinteressato; si dona alle sue creature indipendentemente dalla risposta che può arrivare. E’ un amore la cui natura è di prendere l’iniziativa comunicando tutto quello che possiede. Di conseguenza è un amore che costruisce e che trasforma. Il Padre celeste ci ama non già perché siamo buoni, spiritualmente belli e perciò meritevoli di attenzione e di benevolenza; ma, al contrario, amandoci crea in noi la bontà e la bellezza spirituale della grazia, facendoci diventare degli amici e dei figli suoi.
«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso»
Un’altra caratteristica dell’amore di Dio Padre è la sua universalità. Dio ama tutti indistintamente. Egli ha come misura l’assenza di ogni limite e di ogni misura.
Del resto questo suo amore non potrebbe essere gratuito e creativo se non fosse totalmente proiettato dovunque c’è un bisogno o un vuoto da colmare.
Ecco perché il Padre celeste ama anche quei figli che sono ingrati o lontani o ribelli; anzi si sente particolarmente attirato verso di loro.
«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso»
Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese?
Comportandoci da veri figli del Padre celeste, cioè imitando il suo amore, soprattutto nelle caratteristiche che abbiamo evidenziato: la gratuità e l’universalità. Cercheremo allora di amare per primi, di un amore generoso, solidale, aperto verso tutti, specialmente verso quei vuoti che possiamo trovare attorno a noi. Cercheremo di amare con un amore distaccato dai risultati. Ci sforzeremo di farci strumenti della liberalità di Dio, rendendo partecipi anche gli altri dei doni di natura e di grazia che abbiamo ricevuti da Lui.
Lasciandoci guidare da questa Parola di Gesù, vedremo con occhi nuovi e con cuore nuovo ogni prossimo che ci passerà accanto, ogni occasione che ci verrà offerta dalla vita quotidiana. E dovunque noi ci troveremo ad operare (famiglia, scuola, ambiente di lavoro, ospedale ecc.), ci sentiremo spinti ad essere dispensatori di questo amore che è proprio di Dio e che Gesù ha portato sulla terra, l’unico capace di trasformare il mondo.
                                                            Chiara Lubich



 Parola di vita pubblicata in Città Nuova, 1992/2, p.32-33.