venerdì 7 marzo 2014

Paura di invecchiare


Gianna mi lascia questo commento
http://registainvisibile.blogspot.it/2014/03/la-tragedia-della-vita.html: 

"Sono un’insegnante che aveva paura di invecchiare. Riflettendo ho capito che la vera paura era che gli altri non avessero più bisogno di me come insegnante, come madre, come donna.
Al colmo dell'angoscia, che aumentava con i giorni e le rughe, mi è sembrata una scoperta l'idea che nulla e nessuno mi avrebbe potuto impedire di amare, di dare piuttosto che attendere.
Ora mi sento più giovane di quando la mia vita era segnata dagli abiti eleganti e dalle feste per sfoggiare i miei gioielli.
Il vero gioiello è la libera capacità di fare il bene".


giovedì 6 marzo 2014

La tragedia della vita







"La tragedia della vita 
è ciò che muore dentro un uomo,
 mentre egli è ancora vivo".


             Albert Schweitzer  
(1875-1965), medico missionario

mercoledì 5 marzo 2014

Il vuoto che accoglie Dio




Le ricchezze, materiali o spirituali che siano, possono asfissiarci se non se ne fa un giusto uso. Poiché Dio stesso non può mettere nulla in un cuore già pieno. Un giorno o l’altro, inevitabilmente, vien fuori la smania del denaro e l’avidità per tutto quanto il denaro può procurare – la ricerca del superfluo, del lusso nel mangiare, nel vestire o nel divertirsi. Aumentano i bisogni, poiché una cosa chiama l’altra. Ma alla fine resta solo un sentimento incontrollabile d’insoddisfazione. Restiamo vuoti il più possibile affinché Dio possa riempirci.




Madre Teresa di Calcutta (1910-1997)
No Greater Love, pag. 95

martedì 4 marzo 2014

Oltrepassare la maschera

Nonostante la grande stima per il mio concittadino Luigi Pirandello, (1867-19369) drammaturgo e scrittore, la sua affermazione:
  "Imparerai a tue spese che, lungo il tuo cammino, incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti.", 
non può fermarmi dal cercare il volto di chi incontro, a qualsiasi prezzo. Carnevale mi ricorda che dietro ogni maschera c'è un volto.

Parola di Vita - marzo 2014

"Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore" (Gv 15,10).
Queste parole sono prese dall’ampio discorso riportato dal quarto Vangelo (cf Gv 13,31-17,26), che Gesù ha rivolto ai suoi apostoli dopo l’ultima cena. Viene in luce che l’osservanza dei suoi comandamenti ci fa rimanere nell’amore. Esse richiamano un versetto precedente, in cui Gesù dice ai suoi apostoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15) ove viene in luce che l’amore per Gesù deve essere il movente, la radice da cui deve partire l’osservanza dei suoi comandamenti.
Ne risulta così una circolarità tra l’amore per Gesù e l’osservanza dei suoi comandamenti. L’amore per Gesù ci spinge a vivere sempre più fedelmente la sua parola; nello stesso tempo la parola di Gesù vissuta ci fa rimanere, e quindi ci fa crescere sempre più nell’amore per Lui.

“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore”

Rimanere, dunque, nel suo amore. Ma che cosa vuol dire Gesù con questa espressione?
Senza dubbio vuol dire che l’osservanza dei suoi comandamenti è il segno, la prova che siamo suoi veri amici; è la condizione perché anche Gesù ci ricambi e ci assicuri la sua amicizia. Ma sembra voler dire anche un’altra cosa e cioè che l’osservanza dei suoi comandamenti costruisce in noi quell’amore che è proprio di Gesù. Ci comunica quel modo di amare, che noi vediamo in tutta la sua vita terrena: un amore che faceva di Gesù una cosa sola con il Padre e, nello stesso tempo, lo spingeva ad immedesimarsi e ad essere una cosa sola con tutti i suoi fratelli, specialmente i più piccoli, i più deboli, i più emarginati.
Quello di Gesù era un amore che risanava ogni ferita dell’anima e del corpo, donava la pace e la gioia ad ogni cuore, superava ogni divisione ricostruendo la fraternità e l’unità tra tutti.
Se metteremo in pratica la sua parola, Gesù vivrà in noi e renderà anche noi strumenti del suo amore.

“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore”

Come vivremo allora la Parola di questo mese? Tenendo presente e puntando decisamente verso l’obiettivo che essa ci propone: una vita cristiana che non si accontenti di una osservanza minimista, fredda ed esteriore dei comandamenti, ma che sia fatta di generosità. I santi hanno agito così. E sono la Parola di Dio vivente.
In questo mese prendiamo una sua Parola, un suo comandamento e cerchiamo di tradurlo in vita.
Giacché poi il Comandamento Nuovo di Gesù (“Amatevi a vicenda come io ho amato voi” – cf Gv 15,12) è un po’ il cuore, la sintesi di tutte le parole di Gesù, viviamolo con tutta la radicalità.
Chiara Lubich

lunedì 3 marzo 2014

Alle e agli amici incontrati a Pesaro





Carissimi, 
non ho potuto salutarvi e ringraziarvi come avrei voluto.
Troppo veloce il treno che mi attendeva...
Ma una cosa devo dirvi: 
mi avete incoraggiato nel lavoro che faccio, facendo brillare il binario sul quale proseguire. 
Una serata indimenticabile 
perché "voi" siete indimenticabili.
Grazie e auguri per il vostro lavoro, 
Tanino

Rinascere dall'alto



Papa Francesco dice:

Oggi vorrei soffermarmi brevemente su un altro dei termini con cui il Concilio Vaticano II ha definito la Chiesa, quello di “Popolo di Dio” . … E lo faccio con alcune domande, sulle quali ognuno potrà riflettere. Che cosa vuol dire essere “Popolo di Dio”? Anzitutto vuol dire che Dio non appartiene in modo proprio ad alcun popolo; perché è Lui che ci chiama, ci convoca, ci invita a fare parte del suo popolo, e questo invito è rivolto a tutti, senza distinzione, perché la misericordia di Dio «vuole la salvezza per tutti» (1Tm 2,4).

Gesù non dice agli Apostoli e a noi di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di élite. Gesù dice: andate e fate discepoli tutti i popoli (cfr Mt 28,19). San Paolo afferma che nel popolo di Dio, nella Chiesa, «non c’è più giudeo né greco… poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Vorrei dire anche a chi si sente lontano da Dio e dalla Chiesa, a chi è timoroso o indifferente, a chi pensa di non poter più cambiare: il Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore! Lui ci invita a far parte di questo popolo, popolo di Dio.

Come si diventa membri di questo popolo? Non è attraverso la nascita fisica, ma attraverso una nuova nascita. Nel Vangelo, Gesù dice a Nicodemo che bisogna nascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito per entrare nel Regno di Dio (cfr Gv 3,3-5). È attraverso il Battesimo che noi siamo introdotti in questo popolo, attraverso la fede in Cristo, dono di Dio che deve essere alimentato e fatto crescere in tutta la nostra vita. Chiediamoci: come faccio crescere la fede che ho ricevuto nel mio Battesimo? Come faccio crescere questa fede che io ho ricevuto e che il popolo di Dio possiede?


Papa Francesco all’udienza generale del 12/06/2013