lunedì 20 agosto 2012

Se la vita contemplativa...


"Se la vita contemplativa fosse solo possibile dietro le mura di un convento o nel silenzio del deserto, dovremmo, per essere giusti, dare un piccolo convento ad ogni madre di famiglia e il lusso di un po' di deserto ad un povero manovale che è obbligato a vivere nel chiasso di una città per guadagnarsi duramente il pane".

Charles de Foucauld, (1858-1916) religioso francese, 
conosciuto come fratel Carlo di Gesù

martedì 14 agosto 2012

Vergine Madre, figlia del tuo Figlio


Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso, d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura,
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo nell’eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia, e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Dante Alighieri, Paradiso, Canto XXXIII, 1-21

venerdì 10 agosto 2012

Una lettera d'amore



Sono una piccola matita nelle mani 
di un Dio scrittore
che sta mandando 
una lettera d'amore 
al mondo.

  Madre Teresa di Calcutta

martedì 7 agosto 2012

Quanto costa "vedere" Dio






Pubblico con gratitudine verso G.F. ciò che ha scritto a commento del precedente post.
Aggiungo una foto scattata a Porto Cesareo.








Tanino, ha ragione D.M. Turoldo! Ma per scoprire questa novità... 
La mia vita è cambiata drasticamente. Mio marito ci ha lasciati dopo 20 anni. I tre figli non si rassegnano. Lui non è più tornato da un viaggio d’affari. Con una lettera ci spiegò che a 50 anni voleva ricominciare da zero. Chiedeva perfino la nostra comprensione.
Nell’incredulità e nella più totale assenza di pensieri ho cominciato a cercare in me comprensione per mio marito e di insegnarlo ai figli. Ho scoperto così un’altra felicità, quella delle piccole cose. Ho messo più attenzione nei gesti da fare verso l’uno o l’altro, mi sono messa a curare i rapporti con i parenti, a ricordare compleanni e onomastici dei colleghi di lavoro…
Mi sono educata a non alimentare rancori e vendette. Ho cominciato ad amare senza attendere nulla. Forse mai avevo amato, chiusa com’ero nella torre d’avorio della mia assicurata felicità.
L’amore verso gli altri è uno solo: richiede la totale donazione. Ho visto che non conta il partito politico, la fede, le abitudini della persona da amare. Ho sperimentato una nuova felicità.
Quando i ricordi mi assalgono e come un’onda vorrebbero travolgermi, ricomincio con più forza.
I figli stanno imparando ciò che prima non avevo saputo insegnare.
Non è facile, eppure, ti confesso che proprio nella forza che cerco per amare chi ci ha fatto “male” vedo crescere il senso religioso della vita: creare amore.
G.F.

lunedì 6 agosto 2012

Ogni uomo è una novità assoluta sulla terra


Ogni uomo è una novità assoluta sulla terra,
nel mentre che è immerso nel fiume della vita.
Non c'è mai la stessa luce
che si posi sullo stesso fiore;
non c'è mai una primavera
uguale a un'altra primavera;
non c'è mai un atto d'amore
che non sia un nuovo atto d'amore,
e una comunione
che non sia una nuova comunione.
E ogni giorno è un giorno
mai vissuto da nessuno sulla terra.
E nessuno sa dire, neppure di sé stesso
che cosa penserà alla fine della giornata,
avanti che cali la sera.
E anche Dio, soprattutto Dio
è sempre nuovo.
                                                                                   
                                                            David Maria Turoldo
                                                       Religioso e poeta 1916-1992

mercoledì 1 agosto 2012

Parola di Vita agosto 2012


«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32-33).

È questa una Parola di grande conforto e di sprone per noi tutti cristiani.
Con essa Gesù ci esorta a vivere con coerenza la nostra fede in lui, poiché dall’atteggiamento che avremo assunto nei suoi confronti durante la nostra esistenza terrena, dipende il nostro eterno destino. Se lo avremo riconosciuto – Egli dice – davanti agli uomini, gli daremo motivo di riconoscerci davanti al Padre suo; se, al contrario, lo avremo rinnegato davanti agli uomini, ci rinnegherà anche lui davanti al Padre.
«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Gesù richiama il premio o il castigo, che ci attendono dopo questa vita, perché ci ama. Egli sa, come dice un Padre della Chiesa, che a volte il timore di una punizione è più efficace di una bella promessa. Per questo alimenta in noi la speranza della felicità senza fine e nello stesso tempo, pur di salvarci, suscita in noi il timore della condanna.
Quel che gli interessa è che arriviamo a vivere per sempre con Dio. E’, del resto, l’unica cosa che conta; è il fine per cui siamo stati chiamati all’esistenza: solo con lui, infatti, raggiungeremo la completa realizzazione di noi stessi, l’appagamento pieno di tutte le nostre aspirazioni. Per questo Gesù ci esorta a “riconoscerlo” fin da quaggiù. Se invece in questa vita non vogliamo aver a che fare con lui, se ora lo rinneghiamo, quando dovremo passare all’altra vita, ci troveremo per sempre tagliati da lui.
Gesù, al termine del nostro cammino terreno, non farà altro dunque che confermare, davanti al Padre, la scelta operata da ciascuno sulla terra, con tutte le sue conseguenze. E, con il riferimento all’ultimo giudizio, Egli ci mostra tutta l’importanza e la serietà della decisione che noi prendiamo quaggiù: è in gioco, infatti, la nostra eternità.
«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Come trarre profitto da questo avvertimento di Gesù? Come vivere questa sua Parola?
Lo dice lui stesso: «Chi mi riconoscerà…». Decidiamoci allora a riconoscerlo davanti agli uomini con semplicità e franchezza.
Vinciamo il rispetto umano. Usciamo dalla mediocrità e dal compromesso, che svuotano di autenticità la nostra vita anche come cristiani.
Ricordiamo che siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo: Egli vuole arrivare a tutti gli uomini col suo messaggio di pace, di giustizia, d’amore, proprio tramite noi.
Testimoniamolo dovunque ci troviamo per motivi di famiglia, di lavoro, di amicizia, di studio o per le varie circostanze della vita.
Diamo questa testimonianza anzitutto col nostro comportamento: con l’onestà della vita, con la purezza dei costumi, col distacco dal denaro, con la partecipazione alle gioie e sofferenze altrui.
Diamola in modo particolare con il nostro reciproco amore, la nostra unità, in modo che la pace e la gioia pura, promesse da Gesù a chi gli è unito, ci inondino l’animo fin da quaggiù e trabocchino sugli altri.
E a chiunque ci chiederà perché ci si comporta così, perché si è così sereni, pur in un mondo tanto travagliato, rispondiamo pure, con umiltà e sincerità, quelle parole che lo Spirito Santo ci suggerirà, dando così testimonianza a Cristo anche con la parola, anche sul piano delle idee.
Allora, forse, tanti di coloro che lo cercano, potranno trovarlo.
Altre volte potremo essere fraintesi, contraddetti, potremo diventare oggetto di derisione, magari di avversione e di persecuzione. Gesù ci ha avvertititi anche di questo: «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»(Gv 15,20.).
Siamo ancora sulla strada giusta. Proseguiamo perciò a testimoniarlo con coraggio anche in mezzo alle prove, anche a prezzo della vita. La mèta che ci attende lo merita: è il Cielo, dove Gesù, che amiamo, ci riconoscerà davanti al Padre suo per tutta l’eternità.
  Chiara Lubich


Pubblicata in Città Nuova, 1984/12, pp. 10-11.

venerdì 27 luglio 2012

Il coraggio del primo passo


Alla cassa del supermercato dico a una signora, dietro di me nella fila, che può passare avanti perché il mio carrello contiene più roba di quello che ha comprato lei.
Quando sta per andare via, ringraziandomi chiede se faccio la raccolta dei punti perché lei ne avrebbe e non le servono. Accetto con gioia, soprattutto quando vengo a sapere che ormai la distribuzione dei punti è finita da una settimana e io so che me ne mancano per riuscire a prendere un oggetto che ho progettato di regalare a qualcuno.
Quando arrivo a casa lo stupore diventa commozione. I punti che mi sono stati regalati sono esattamente quelli che mancavano.

Sempre la stessa lezione! Il punto che manca è l’attenzione all’altro…

mercoledì 25 luglio 2012

GRAZIE, Pierluigi!

In queste settimane di "riposo" ho avuto tempo per riflettere. 
Il commento lasciato da Pierluigi riassume un desiderio che mi auguro e auguro a ciascuno: "...rinascere a vita nuova e gridare al mondo che è ormai tempo di svegliarsi dal sonno della mediocrità e del compromesso".

sabato 21 luglio 2012

L'unica parola adatta

L'unica parola, sempre adatta, per ogni persona che incontro è: grazie!
Ognuno è dono, anche se non vuole esserlo. 
Importante che io lo sappia: lo saprà così anche lui.

lunedì 16 luglio 2012




Passato e futuro velano Dio alla nostra vista: bruciateli entrami col fuoco.
Rumi






Porto Cesareo