mercoledì 9 febbraio 2011

Il mio compagno di scuola

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Avevamo sempre studiato insieme e insieme avevamo tanto giocato, parlato, girato per la città. Avevamo scherzato e riso come lo sanno fare gli amici complici.
Un giorno, durante un’interrogazione di letteratura francese lo vidi pensieroso. Non ricordava nessun nome e nessuna data. Non gli veniva in mente neanche quello che sempre aveva saputo. Mancò alle lezioni uno, due, più giorni. Al telefono non riuscii a raggiungerlo. Andai a casa sua. La madre mi accolse con la cordialità con la quale mi aveva sempre trattato e mi disse che Marco era nella sua camera.
Entrai salutandolo con il nostro saluto militare. Lui mi rispose con un sorriso molto affettuoso. Ma non disse nulla. Mentre gli raccontavo tutto quello che stava succedendo a scuola e delle ultime urla del professore di matematica lui mi guardò come se parlassi di cose del tutto nuove. Poi mi chiese:
“Al duomo di Milano hanno già finito la partita di calcio?”.
“C’era una partita?”, gli chiesi pensando che volesse indicare la piazza  antistante.
“Ho saputo che lo stadio di San Siro è stato trasferito in una cappella laterale del duomo e che domani ci sarà la corsa delle tortore azzurre”.
“Il volo delle tortore, volevi dire?”.
“Sì, il volo dei delfini bianchi!”.
“Sei sempre il solito burlone!”, gli dissi ridendo.
Ma lui non capì il mio divertimento e aggiunse:
“Sabato, al sole di mezzanotte, scenderemo sulla Tour Eiffel e potremo così tuffarci nell’Atlantico”.
“Marco, dici sul serio?”.
“Se non arrivi in tempo, la terrazza sarà piena di pellicani e non ci sarà posto per noi”.
Non sapevo più cosa dire.
Marco, finì di buttare nel cestino dei rifiuti i libri di scuola che prendeva uno ad uno dalla libreria, poi si sedette davanti a me che ero ancora in piedi e mi invitò ad accomodarmi  sulla porta.
Non sapevo cosa fare. Mi sedetti a terra come eravamo soliti fare e Marco continuò:
“Un secolo fa, quando vedremo Rosanna le sveleremo che sulla sua casa è piovuto il terremoto e tutte le talpe si stanno trasferendo in Australia”.
“Sì, certo l’avvertiremo. Ne sarà grata!”.
“Sta aspettando la notizia. Il gabbiano mi ha già telefonato per dirmi che sua nonna si è nascosta dentro la caffettiera del caffè. Dobbiamo dirglielo!”
“Faremo anche questo!”.
Marco si tranquillizzò. Poi chiamò la madre per dirle di portarmi un mattone rosso perché sicuramente avevo sete”.
Avevo sete, eccome!, di sapere cosa stava succedendo nella testa di Marco che intanto si era diretto verso l’armadio per aprirlo.
“Che aria pura su questa collina! Quanti bambini stanno volando! I loro aquiloni hanno invaso il supermercato e il direttore per la rabbia si sta tuffando nel gelato al peperone”.
“Chi ti dice queste cose?”, gli chiesi.
Marco, sorpreso, mi guardò negli occhi. Era il Marco di sempre. Non era cambiato. Era proprio lui. Solo che ora scambiava posto alle parole e siccome era mio amico volevo parlare la sua stessa lingua. Volevo continuare a comunicare con Marco.
Allora gli chiesi se l’astronauta avesse già telefonato ai pellicani per la festa nella reggia di re Luigi XIV.
Marco mi rispose che non ne sapeva nulla ma che bastava chiedere al cane del vicino. Quello abbaia tutto.
Continuammo a comunicare tutta la sera. Vedevo che Marco si sentiva libero e felice ed io stavo imparando la lingua che aiuta a comunicare. Mai mi ero sentito così in sintonia con lui.


Foto mia: San Leone

5 commenti:

elletici@gmail.com ha detto...

Grazie. Significativo e profondo questo episodio.

La tua giovane età,la prontezza di riflessi e la fantasia hanno trovato la via immediata per raggiungere l'amico là dove ti si presentava inaspettatamente diverso.
Il significato profondo umano ed affettivo è che quando si ama veramente, le parole non sono il veicolo principe del rapporto: basta un sorriso, un piccolo gesto, uno sguardo penetrante di significato in presenza di terzi,non solo per instaurare un dialogo, ma per trasmettersi il calore di un sentimento vero che non trova ostacolo neanche nella malattia o nell'impossibilità di dare voce al proprio affetto. E questo, secondo i recenti studi in merito, accade anche quando l'altro è in coma o sembra lontano in prossimità della morte terrena!

Luisa

Anonimo ha detto...

Ciò che dici è paradosso puro. Essere stupidi con gli stupidi! Capisco l'amicizia! ma fino questo punto? Comunque se la tua è solo un'invenzione letteraria per dire cos'è l'amicizia, ci sei riuscito!
Grazie del tuo blog che non lascia tranquilli. considerami amico. Teo

Tanino Minuta ha detto...

Non racconto questo fatto perché io sia della stessa città di Luigi Pirandello, Agrigento, o perché abbia in grande considerazione la sua opera “Così è se vi pare”. L’opera infatti vorrebbe dire che la realtà, la verità è inconoscibile a causa delle mille esteriorità e convenzioni sociali. Il personaggio della donna misteriosa che si presenta come "io sono colei che mi si crede", è forse un messaggio d’amore.
Ritengo sia molto importante arrivare a essere quello che l’altro ha bisogno che io sia.
E penso che non ci sia pericolo di annullare l’obiettività e la verità stessa, anzi in questo modo si affermerebbe che la verità è l’amore. Ma per dire questo bisogna prima farne esperienza. L’amore è indicibile.
Quindi, caro Teo, il vero paradosso è l'amore. Auguri! Ti auguro di fare "esperienza" della verità. Ciao, buona giornata! Tanino

vvvvvvv ha detto...

nnnnnnnnn

Anna (da Nicodemo) ha detto...

Pare che:
* la ragione del tuo amico se ne sia andata all'improvviso
* l'intelligenza abbia lasciato spazio alla follia

Ma è certo che:
* la tua intelligenza si è raddoppiata se sei riuscito a comunicare
* non sono tanto le parole assurde che vi siete detti, ma è importante la cura che - pur da folle - il tuo amico aveva mantenuto. Il suo interessarsi, preoccuparsi di far sapere, di tranquillizare chi viveva un problema ed un'angoscia
* la mamma del tuo amico. Incredibile: anche lei ha adottato lo stesso tuo stile. Nessun commento, nessuna disperazione, nessun nervosismo: soo sorrisi e cordialità, affetto e senso di unità.

Tutte queste "certezze" che in questa favola si respira e che testimonia, purtroppo non esistono (neppure 1 do quelle elencate) in persone che sono:
*ragionevoli
*intelligenti
*equilibrati
*che parlano una lingua conosciuta
*che espongono concetti reali e veri...

Forse il tuo amico all'improvviso ti ha insegnato un linguaggio che esce dalle parole e dai concetti per diventare solo vita.
Credo ti abbia fatto un regalo enorme, Tanino, questo tuo sfortunato amici perchè da allora capisci ogni linguaggio, anche quello deglio occhi, ma soprattutto del cuore.

Non è buonismo o pietismo il mio, ma è solo un prendere coscienza di un fatto reale.