martedì 15 marzo 2011

Il fiore più bello

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L’unica ricchezza di due genitori poveri era il figlioletto Riro e pregavano Dio che lo proteggesse e gli desse saggezza e felicità. Un giorno Lucia, una signora ricca, vedendo il bambino chiese alla madre se poteva portarlo qualche giorno con lei, nella sua grande casa, per fargli vedere tutte quelle cose che il bambino non aveva mai visto. La madre e il padre acconsentirono e il bambino seguì la signora.

Lucia cominciò a mostrare a Riro i fiori con le loro caratteristiche e quale malattia ogni fiore poteva curare. Alla fine gli disse:
-          Esiste un fiore che soltanto nel buio si apre. 
Il bambino cercava di fissare bene nella sua memoria tutto quello che vedeva per poterlo poi raccontare ai genitori.
La sera Riro decise di andare nel giardino in cerca del fiore raro. Il buio era fitto e il giardino era grande. Scomparvero anche le luci della casa.
Riro si trovò solo.
Ebbe una tale paura che dimenticò presto tutto quello che aveva visto. Perfino i fiori più belli avevano perso la loro bellezza. Tutto era diventato uguale e buio.
-          Nulla resiste al buio. Che bellezza è se il buio se la mangia?
Si sedette ai piedi di un grande albero. All’improvviso vide luccicare qualcosa. Erano delle lucciole che gli chiesero:
-          Perché piangi?
-          Sono venuto per vedere la bellezza e i colori dei fiori. Tutto è scomparso. 
Le lucciole dissero:
-          Noi non conosciamo i colori di cui parli. Viviamo al buio e per sprizzare la luce dobbiamo chiudere gli occhi.
-          Allora non conoscete la gioia dei colori? Chiese il bambino.
-          No, ma sappiamo che la nostra luce può aiutare gli altri a vedere e questo ci dà gioia.
La notte cominciò a spandere i suoi profumi.
Le lucciole lentamente accesero un fiore meraviglioso. Riro si stupì di tanta bellezza e maestosità.
In quel momento Riro sentì i passi di qualcuno. Era Lucia che si piegò verso di lui e gli chiese:
-          Sei felice?
-          Ho visto un fiore magnifico, un fiore che vince il buio e comunica felicità.
Intanto con l’arrivo dell’alba le lucciole, stanche e felici, ad una ad una si spensero e volarono via.
Riro ringraziò Lucia e corse verso casa.
Mentre papà e mamma lo abbracciavano felici, Riro continuava a ripetere.
-          Se io sono luce, l’altro può vedere.


Foto mia

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"SE IO SONO LUCE L'ALTRO PUO' VEDERE"
Hai messo in una frase tutto l'amore altruista che si possa concepire: essere per gli altri.
Tanino, potresti chiudere qui il tuo blog. Hai annunciato una strada di carità vera.
Ma forse è meglio che continui a darci queste gocce di saggezza facile e difficile. Sei tu quella luce che ci fa vedere. Grazie a nome di molti. Vorrei scriverti tutti i giorni. Sappi che nell'anonimato qualcuno ti segue come un'ombra.

Anonimo ha detto...

Oggi festa. Se il tuo slogan fosse gridato come programma per l'Italia... risolveremmo un bel po' di problemini che abbiamo.
Aiutare gli altri essendo noi la luce. Bella responsabilità.
Mantieniti in salute, caro Tanino. Certamente per dare quello che dai radici ne devi avere, oppure alleati in cielo. Vera