domenica 15 marzo 2020

In ospizio

Durante un viaggio a Budapest (la foto è una veduta dalla Cittadella), sono stato ad un ospizio per trovare una conoscente. 
Mi ha raccontato: 


Da qualche anno vivo in questa casa di riposo. I figli occupati con le loro famiglie, non avrebbero potuto assistermi. Anche le loro visite si sono fatte rare. Ma non posso e non voglio lamentarmi. Anche dal mio letto vorrei continuare a insegnare l’amore gratuito. 
Ma ho una grande consolazione. Viene a trovarmi due volte a settimana il figlio di una mia sfortunata collega. Era stata abbandonata dal marito e aveva cominciato a bere fino ad arrivare al suicidio. Avevamo accolto M. come un figlio che cresceva solo per vendicarsi del padre che non lo sosteneva neanche per gli studi.
Con mio marito abbiamo cercato di trasformare in amore la sua rabbia. Non fu facile… ma nel calore della nostra famiglia, M. si è sciolto e anche la sua rabbia è svanita. 
Un giorno mi ha detto che il padre si era rifatto vivo e che lui lo aveva accolto con amore. 
Mi sembra di vedere conclusa la mia vita: l’amore non lascia le cose come stanno.

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