giovedì 5 marzo 2015

La preghiera dei figli di Dio

Per essere feconda, la preghiera deve venire dal cuore e poter toccare il cuore di Dio. Vedi come Gesù ha insegnato a pregare ai suoi discepoli. Ogni volta che diciamo “Padre nostro”, Dio, ne sono sicura, rivolge lo sguardo sulle sue mani, proprio dove ci ha disegnati: “Ti ho disegnato sulle palme delle mie mani” (Is 49,16). Egli contempla le sue mani, e ci vede lì, accovacciati in loro. Che meraviglia, la tenerezza di Dio!


Preghiamo, diciamo il “Padre nostro”. Viviamolo e allora saremo santi. Lì c’è tutto: Dio, io, il prossimo. Se perdono, allora posso essere santo, posso pregare. Tutto viene da un cuore umile; se avremo tale cuore, sapremo come amare Dio, amare noi stessi e amare il nostro prossimo (Mt 22,37ss). Non c’è nulla di complicato in ciò, eppure noi complichiamo tanto la vita, gravandola di tanti sovrappesi; una sola cosa conta: essere umili e pregare. Quanto più pregherete, tanto meglio pregherete.


Un bambino non incontra nessuna difficoltà ad esprimere la sua intelligenza candida in termini semplici che dicono molto. Gesù non ha forse fatto capire a Nicodemo che occorre diventare come un bambino (Gv 3,3)? Se pregheremo secondo il Vangelo, permetteremo a Cristo di crescere in noi. Prega dunque con amore, come un bambino, con l’ardente desiderio di amare molto e di rendere amato colui che non lo è.


Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità


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